artSKATERS ‘In Lak’ech’

“Come porre termine, come chiudere: è su questo e non certo su come iniziare o aprire qualcosa, che chi vive la vita liquido moderna ha urgente bisogno di istruzioni.”

Zygmunt Bauman

“Io penso che alla fine tutta la vita non sia altro che un atto di separazione, ma la cosa che crea più dolore è non prendersi un momento per un giusto addio.”

La vita di Pi

Una PERFORMANCE ISTANTANEA è IMPROVVISAZIONE, RICERCA, ESPRESSIVITÀ, CONSAPEVOLEZZA, ASCOLTO, EMOZIONE e RELAZIONE

Grazie Crazy…

IO sono TE e TU sei ME. Sono un altro te stesso. Siamo UNO e siamo INSEPARABILI. Ogni azione è un ATTO di RISPETTO per ogni forma di VITA. PERCEPISCO la connessione, COMPRENDO che TUTTO è sostenuto ed alimentato da uno stesso EQUILIBRIO: RISVEGLIARE la propria spiritualità TRASFORMA completamente il SENSO della propria VITA. Abbiamo lasciato  i nostri CONFINI ed abbiamo compreso che nulla e NESSUNO È SEPARATO, TUTTO e TUTTI siamo CONNESSI. Siamo UNO e siamo INSEPARABILI.

Dunque è questo un addio? Si… ma solo se nel tempo che abbiamo avuto, noi ancora non ci fossimo mai davvero incontrati.

artSKATERS LA SFIGA, LA GIURIA e gli ALIBI in pista e fuori

“Se io non sono per me, chi è per me? E, se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando?”  Hillel

 

Esiste un atteggiamento che a nostro avviso allontana da alcuni valori di fondo propri dello sport in generale e di questa nostra disciplina in particolare. Un atteggiamento diffuso che nella pratica si dimostra per niente funzionale a chi partecipa alle gare. Questo atteggiamento è figlio di questo pensiero pericoloso e corrosivo: per quale motivo dovrei impegnarmi e faticare tutti i giorni a fare quello che faccio se la mia vittoria dipende dal giudizio di altri che, purtroppo spesso non fanno bene il loro lavoro o non ne sono all’altezza?

Questa ipotetica aleatorietà del risultato in alcuni casi potrebbe anche fare aumentare lo stato di attivazione in un individuo, al punto da generare di conseguenza ansia negli atleti, poiché potrebbero percepire di non potere avere il controllo dell’andamento della propria performance e gara. Si tratta di un’atteggiamento fuorviante in modo ancor più grave se si considera che un esempio di questo genere potrebbe venire portato da atleti e genitori nei confronti dei piccoli pattinatori, sviandoli in questo modo completamente dai valori, in primo luogo di RISPETTO di sé e dell’altro, a cui invece lo sport potrebbe e vorrebbe avvicinare.

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Il nostro punto di vista considera che la competizione non è mai con qualcun altro ma sempre in assoluto con se stessi ed è esattamente per questo motivo che attraverso il nostro percorso “alleniamo” anche a stare, ciascuno nel proprio centro, in quiete piuttosto che a rincorrere qualcuno o a farsi rincorrere in tondo sulla circonferenza dell’approvazione altrui… una questione quindi di prospettiva, di ascolto e consapevolezza, non di ego.

In questo senso siamo tutti (o quasi) d’accordo quando, a rotelle ferme, sosteniamo che la gara in pista dovrebbe essere un momento di VERIFICA e di APPRENDIMENTO e non un momento in cui si DEVE VINCERE a tutti i costi. Tuttavia se e quando ciò non accade le reazioni a caldo descrivono spesso un quadro tutt’altro che virtuoso. Inesorabilmente inizia la caccia al colpevole e purtroppo, ammettiamolo, è COLPA SEMPRE degli altri.

Ma chi sono gli ALTRI? sono i cosiddetti avversari, sui quali i confronti, le critiche aspre e vendicative ed i giudizi gratuiti si sprecano, sono i giudici e la giuria incapace di comprendere e quindi incompetente se non addirittura faziosa ed ostile, per concludere poi con il pubblico, arguto e attento, preparato quando ci è amico, ci supporta, ci capisce e applaude, lo stesso pubblico che quando non ci comprende invece, diciamocelo pure, non capisce poi molto di pattinaggio ed in generale non coltiva un pensiero autonomo e critico, è il pubblico ammaestrato che applaude di norma e per inerzia, il pubblico che loda apprezzando i soliti noti che tra l’altro lo sono perché vincono oppure perché ancora una volta NON vincono, già… gli altri.

Sono veramente pensieri tristi questi ultimi non tanto nei confronti degli altri, ma per chi li fa, ed in questo senso vi rimandiamo, se ancora non l’avete letta, alla nostra precedente riflessione (CHI É il PUBBLICO? la SPIRITUALITÀ e pattini). Crediamo che se un atleta è veramente bravo e fa le cose che “deve” fare fatte bene, se un atleta interpreta e racconta e riesce a farlo senza creare dubbi alla giuria, allora accade che la vittoria sarà solamente una conseguenza della prestazione adeguata e congruente del proprio costante e profondo “lavoro”. D’altro canto se l’atleta magari non esegue la coreografia in modo chiaro, non esprime convinzione ed autenticità mentre racconta e interpreta oppure è la stessa coreografia che non si sviluppa secondo una struttura ed una narrazione efficace, allora si corre il rischio di trovarsi dei giudizi inferiori alle ASPETTATIVE. In questo caso sarebbe SANO RICONOSCERE e APPRENDERE da questa ESPERIENZA la propria RESPONSABILITÀ, la possibilità che forse è necessario lavorare di più in allenamento, sulla coreografia e sulla capacità di comunicare per migliorare insomma tutti quegli aspetti della nostra preparazione piuttosto che prendersela con le altre persone.

Partiamo dal presupposto che siamo tutti degli esseri umani e quindi un errore ogni tanto può capitare e capita a chiunque: atleti, allenatori, coreografi e giudici, il pattinaggio è uno di quegli sport dove il metro di giudizio è costituito da persone, esseri umani e non da misure oggettive e precise, come succede ad esempio nell’atletica. Crediamo che le persone che presiedono la giuria siamo persone preparate, sappiamo infatti che hanno seguito un corso ed hanno sostenuto un esame per poter svolgere il ruolo di giudice, quindi necessariamente hanno sia la competenza tecnica specifica per la disciplina del pattinaggio sia la competenza artistica e la conoscenza delle forme d’arte performativa ed i relativi aspetti di forma codificata, di movimento e coreutica oltre a quelli artistico-espressivi propri della recitazione. Infine confidiamo anche nel fatto che in caso di dubbio o difficoltà un giudice andrà sempre a favorire l’atleta, a testimonianza dell’integrità e della buona fede del suo operare e soprattutto a favore della fiducia che qualsiasi atleta ed artista dovrebbe godere e ricambiare a priori in sede di valutazione e verifica soprattutto al di fuori e lontano da qualsivoglia pregiudizio personale. Sappiamo anche che a ognuno di noi capitano più o meno frequentemente errori di valutazione e che quotidianamente nella nostra esperienza formuliamo giudizi errati di continuo. A volte perché si presta troppa poca attenzione ad alcuni aspetti o semplicemente perché si bada e si guardano quelli sbagliati che fuorviano. Un altro errore consiste nell’essere unilaterale, manifestando uno sguardo piatto, frettoloso e superficiale, per esempio anche una posizione ideologica forte può confondere i sensi e la capacità di valutare. Il pattinaggio artistico in generale porta con sé una caratteristica unica, ovvero l’incommensurabile soggettività dell’essere, da entrambe le parti, chi giudica e chi viene giudicato. Tuttavia è bene ricordare e rammentare che in una performance la valutazione della componente artistica dovrebbe essere quasi totalmente INTUITIVA perché LA QUALITÀ ARTISTICA DEVE VENIRE SEMPRE PERCEPITA E NON ESSERE DEDOTTA.

Allora ad esempio proviamo, in modo costruttivo ad imparare a riconoscere quando usiamo degli alibi e ad abbandonarli con CORAGGIO e RESPONSABILITÀ a favore di un atteggiamento più efficace ed utile alla VITA ed allo SPORT, un atteggiamento funzionale e strategico finalizzato alla nostra personale espansione e al nostro personale miglioramento e arricchimento con nuove competenze e attitudini. Evitiamo di fomentare inutili e fastidiose polemiche, con un atteggiamento involutivo che ci inchioda alla frustrazione, al lamento e al paradossale mantenimento dello status quo, fatto d’insoddisfazione cronica e perdurante. Con UMILTÀ potremmo invece ringraziare, provare a riconoscere in noi i punti su cui lavorare e iniziare a lavorarci ora da subito, con forza, coraggio e determinazione per espanderci e renderci MIGLIORI, allora accadrà qualcosa di nuovo… ed anche quei giudizi forse potrebbero poi migliorare.

artSKATERS CHI É il PUBBLICO? SPIRITUALITÀ e pattini

Certo ti potrebbe sembrare una domanda banale e dalla risposta scontata, ma ti sei mai davvero chiesto chi è il pubblico?

Una cosa è certa, se con il tuo pubblico non senti che ci sia uno scambio, non percepisci chiaramente chi o cosa porti in dono, potresti domandarti qual’è la tua direzione e quali sono le tue intenzioni durante un’esibizione così facendo per esempio potresti scoprire quali sono le autentiche ragioni per cui ti infili i pattini ed ogni giorno ti alleni e fatichi.

Quanto segue potrai comprenderlo fino in fondo solo se ti concederai di uscire dalla tua personale e sicura zona di comfort. Se vuoi davvero conoscerti devi osare, per questo non ci sono scorciatoie, non ti basterà mettere solo un piede di fuori, è bene che tu lo sappia: fuori, dovrai metterceli entrambi i tuoi piedi. Ora però rilassati, non è obbligatorio, e anche per questo qualcuno potrebbe pensare che potrebbe non essere nemmeno adatto a tutti, infatti dipende fortemente quasi solo dal tuo attuale mindset e di cosa ne vuoi fare. Puoi tranquillamente decidere che non fa per te e continuare a fare quello che hai sempre fatto.

Se invece stai ancora leggendo allora sei sulla strada giusta per scoprire forse qualcosa di nuovo su di te. Dicevamo… chi è il pubblico? Hai provato o vorresti provare a porti questa domanda cambiando la tua solita prospettiva? Esci dalla tua comfort-zone e sperimenta un nuovo punto di osservazione e direzione del tuo sguardo. Possibilmente ricerca la visione più ampia e dunque chiediti CHI? o che COSA? rappresenta o potrebbe rappresentare, per te il pubblico.

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Potresti allora chiederti che cosa ti aspetti o cosa pretendi da questo pubblico, prova anche a portare la tua attenzione su cosa dai in cambio. Analogamente potresti affermare di conoscere qual’è il tuo dono? comprendi, per esempio, anche cosa condividi o cosa invece vorresti offrire e condividere ma per qualche strana ragione ancora non lo riesci a fare. Chi è, dunque non solo in generale il pubblico e cosa rappresenta ma, in questo caso e in modo più sottile, ti piacerebbe scoprire chi è il TUO personale pubblico?

Se mi stai seguendo avrai capito che il tema è molto più complesso di quello che sembrerebbe ad una prima superficiale lettura. Prova a considerare la possibilità che il pubblico e le sue re-azioni siano la manifestazione specchiante di alcune parti consce ed inconsce di te stesso. Quindi la domanda diventerebbe: quale parte di te il pubblico ti specchia? quale atteggiamento ti rimanda? Ovviamente non esiste una risposta univoca giusta o sbagliata ma esiste la TUA RISPOSTA, cioè la risposta GIUSTA per TE in questo momento. E ora ti suggerisco, proseguendo nella stessa direzione, sei pronto a chiederti chi è la giuria? Come vivi gli istanti di attesa che seguono immediatamente la performance durante una competizione e come accogli il risultato, qualsiasi esso sia? Quali sono le tue emozioni? e di nuovo… quale parte di te ti specchia? quale atteggiamento ti rimanda? Chi sono i giudici ed analogamente quale parte di te specchiano? Sempre restando nell’ipotesi che tutto quanto c’è fuori non è altro che la proiezione del tuo mondo interiore quale o quali parti di te stesso dunque stai proiettando o hai proiettato nella giuria?

E ora infine ti propongo questa semplice riflessione personale, e se siete un gruppo o in coppia provate in un secondo momento a parlarne anche insieme in un cerchio, apritevi e confrontatevi, sperimentate quanto può essere utile, stimolante ed efficace incontrare se stessi e gli altri… e, se via va, scriveteci e raccontateci la vostra esperienza. Dunque la riflessione è la seguente, quello che desidero che mi arrivi da fuori (pubblico, giuria, compagne/i etc.), quello che a volte pretendo… come se mi fosse dovuto, ecco individua ora bene di che cosa stai parlando a te stesso e chiamalo col suo preciso nome (il supporto e il sostegno, la comprensione, l’attenzione, sentirmi stimato, valorizzato, apprezzato, stimato, esaltato, visto e amato…) e prova a dire a te stesso e in tutta sincerità se già TU, sei il primo a concedere a te stesso tutto questo oppure lo pretendi solo da altri. In quest’ultimo caso come puoi pretendere che un’altra persona provi per te quello che nemmeno tu ti concedi di provare per te stesso? Così hai scoperto questa “legge” ovvero che nessuno farà mai per te qualcosa, qualsiasi cosa se non sarai stato tu il primo a farlo per te stesso. Ora forse sei anche consapevole di quanta energia ogni giorno ad esempio investi per ricercare approvazione fuori da te privando il tuo vero progetto, dentro di te, di quanto necessario perché tu possa realizzarlo. Ecco che hai compreso perché non raggiungi gli obiettivi che vorresti raggiungere o lo fai dissipando una grandissima quantità di energia, ben oltre quanto necessario, e questo per esempio ti rallenta nel tuo percorso e non ti permette a volte di passare di slancio e rapidamente al tuo obiettivo successivo. Nessuno crederà mai in te se non sei tu il primo a crederci veramente, e non stiamo parlando di chiacchiere mentali, ma di azioni e fatti concreti, di decisioni prese, con direzione e determinazione…

e purtroppo no, nessuno ti potrà amare davvero finché non sarai tu per primo ad avere uno sguardo non giudicante e accogliente, fatto di accettazione e ricco di amore incondizionato verso te stesso, indipendentemente e chiunque tu sia in questo momento della tua vita, e dall’attuale versione di te stesso…

artSKATERS intervista PAOLA FRASCHINI

“Sacrificare non significa rinunciare, bensì rendere sacro qualcosa. Rendi sacro ciò che ami e manifesterai così la parte più divina di te.”

Paola Fraschini, Come il leone e la farfalla

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Siamo felici ed emozionati di poter condividere con tutti voi questo incontro di artSKATERS con Paola Fraschini. La sua carriera sportiva ed artistica è ben nota nel mondo del pattinaggio, ha conquistato sei titoli mondiali consecutivi nella specialità di Solo Dance, vinto un campionato europeo in coppia danza, ottenuto un altro oro mondiale in quartetto, e infine è attualmente artista e performer  per Cirque du Soleil con un ruolo di protagonista nello spettacolo Volta. Come molti di voi “conosciamo” Paola anche attraverso il suo libro recentemente pubblicato “Come il Leone e la Farfalla”. Si tratta di un testo che non solo abbiamo letto con interesse ma di cui suggeriamo la lettura non solo a chiunque abbia a che fare con il pattinaggio artistico ma a tutte le persone che ricercano e desiderano comprendere più profondamente il senso del proprio “fare” e, perché no? della propria vita. Abbiamo chiesto a Paola la disponibilità ad un incontro e l’abbiamo invitata a confrontarsi con noi su temi che ci sono cari e che ci appassionano, per questo motivo ci è sembrato naturale e sensato partire proprio da questo suo testo così ricco di spunti per stimolare riflessioni che consideriamo davvero necessarie per chiunque pratichi questo sport ed ambisca a farne anche un possibile percorso di maturazione e conoscenza di sé e del mondo, un percorso di ricerca e di auto realizzazione insomma un percorso di vita oltre che di traguardi sportivi raggiunti e riconoscimenti ottenuti. Partendo da alcune citazioni che ci hanno risuonato in modo vivo e ricco, abbiamo deciso di strutturare questa intervista partendo proprio con dei rimandi precisi al testo, come riferimento e nella consapevolezza che, sebbene il nostro obiettivo fosse quello di raccontare Paola, il risultato è inevitabilmente parziale e per niente esaustivo e tuttavia non ha la pretesa di esserlo quindi, se vi piace, chiameremo questo incontro e scambio “un’intervista imperfetta” vivente soggettiva e sentita quindi autentica. Per questo motivo rimandiamo dunque chi fosse interessato ad un quadro completo dei contenuti del testo alla lettura integrale del libro.

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• Innanzitutto vorremmo sapere come ti senti riguardo a questa esperienza che stai facendo con Cirque du Soleil, esibendoti su un palco internazionale, per una compagnia di fama mondiale i cui spettacoli non smettono di incantare e suggestionare con coreografie, scenografie e artisti di grandissimo impatto espressivo e che sanno arrivare al cuore dello spettatore. Quali sono le sfide e quali le soddisfazioni, quali le emozioni di salire su quel palcoscenico?

P.F. — Salire sul palco del Cirque du soleil è stato un po’ il compimento di una missione che da anni scalpitava dentro di me. Sentivo che dovevo in qualche modo portare il pattinaggio fuori dalle competizioni e dalle piste anche se anni fa non sapevo come. Quindi una volta che sono riuscita ad ottenere il ruolo di Ela, il mio personaggio all’interno dello show, ho messo tutta me stessa nella realizzazione di questo sogno. Ammetto che non è stato facile adattarmi a questa esperienza di vita. Ho lasciato tutto in Italia: famiglia, amici, abitudini, per rispondere a questa chiamata oltreoceano. Ho dovuto adattare il mio modo di pattinare a un palco minuscolo per un pattinatore e ho lavorato molto sulla recitazione e sulla creazione del personaggio. Nonostante le difficoltà sono contenta di essere in questa esperienza perché ho imparato e sto imparando ogni giorno, sia da un punto di vista artistico sia come mia crescita personale. Sono grata di aver la possibilità di esibirmi su un palco dove ogni sera si crea una magia intrisa di emozioni che lo spettatore riceve con un’energia accecante.

• Quale aria si respira in questo ambiente, quali sono gli insegnamenti più significativi in questa attività che vuoi condividere con chi vorrebbe proseguire la propria carriera in questo ambito? Quali sono stati  gli  incontri che ti hanno cambiata o che hanno stimolato e catalizzato il tuo processo trasformativo e di espansione sia come performer che come persona?

P.F. — Al contrario dell’ambiente del pattinaggio in cui ho sempre sentito molta tensione a causa della competizione, al circo ci si supporta e ci si aiuta perché siamo come una famiglia. Le persone che ho incontrato in quest’avventura sono sempre state disponibili e mi hanno dato tantissimo fin dal momento della creazione dello show a Montreal e questo è stato importantissimo per me che soprattutto al principio mi sentivo totalmente persa. Ci sono state tantissime persone che mi hanno sostenuta, dagli insegnanti, ai direttori artistici, ai mentori che ho incontrato nel mio percorso. Ognuno di essi mi ha indicato la via per muovermi sempre più agilmente in questo mondo circense per me del tutto nuovo.

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• Vorresti raccontare quali sono o sono stati i passaggi e le sfide, le competenze che hai attivato e le esperienze più significative alle quali hai attinto per realizzare questo percorso trasformativo da atleta-artista a performer?

P.F. — Come dicevo è stato duro il passaggio da atleta ad artista. Uno psicologo sportivo di fama mondiale mi ha aiutato facendomi capire che la mia attitudine doveva assolutamente cambiare. Non dovevo più competere con nessuno, non dovevo vincere ma dovevo esibirmi e dovevo farlo soprattutto 9-10 volte alla settimana, per più di 350 spettacoli all’anno e non potevo pretendere di essere al top in ogni show. Questo passaggio per me fu una rivelazione. Col tempo e con la pratica quotidiana ho lasciato andare piano piano la parte più competitiva di me stessa per entrare in uno stato più calmo e consapevole che la mia performance aveva un altro fine.

• Sei d’accordo con l’idea che la formazione permanente e continua costituisca “conditio sine qua non” sia per mantenere da una parte il proprio profilo appetibile sia dall’altra, tenendo fede all’idea di un “fare” finalizzato all’essere, per trasformare la propria ricerca personale in un percorso artistico e poetico, sacro e capace di manifestare la parte divina in ognuno di noi?

P.F. — Credo che ognuno di noi abbia ricevuto dei talenti e che sia nostro dovere coltivarli, migliorare e creare con la ricerca e la dedizione continua. È importante inoltre condividere col mondo ciò che abbiamo imparato, ciò che siamo è ciò che creiamo perché potrebbe essere d’ispirazione per qualcun altro. É proprio per questa ragione che ho scritto il libro “Come il leone e la farfalla”. 

• Oggi Paola vuoi raccontare quali sono le attitudini su cui lavori o vorresti lavorare?

P.F. — In generale il viaggio della vita continua e credo che ogni giorno ci sia sempre qualcosa da imparare, da vivere, da guarire. Professionalmente sto investendo le mie energie sulla coreografia, sulla recitazione e sull’imparare nuove cose in ambito dello spettacolo. Inoltre sono appassionata di crescita personale e di psicologia quindi leggo libri, faccio corsi on line ecc.

• Com’è per te oggi guardare indietro e rivedere il viaggio che ti ha portata fino a dove sei ora? Hai voglia di raccontarci  secondo il tuo sentire uno o a tua scelta alcuni degli episodi che hai vissuto e che ritieni momenti chiave di trasformazione e passaggio lungo il tuo percorso di ricerca personale? Ci piacerebbe che ci raccontassi più eventi o anche lo stesso ma portando l’attenzione e il tuo sguardo al tuo vissuto distintamente sul piano fisico corporeo, su quello energetico, emotivo ed infine su quello psichico e cognitivo.

P.F. — Se mi volgo indietro e dò uno sguardo alla mia vita, vedo un viaggio, vedo che tutto ha un senso e che le prove che ho affrontato, le persone che ho incontrato e anche i genitori che ho… tutto è servito per portarmi qui dove sono ora e probabilmente ciò che sto vivendo oggi mi servirà per il mio futuro. Credo che tutto si intrecci nel migliore dei modi per far sì che possiamo evolvere come anime attraverso la scuola della vita. Personalmente ho avuto una grossa crisi nel 2008 che mi ha portata a guardarmi nel profondo per capire che dovevo ripartire da me stessa per ripercorrere di nuovo la giusta carreggiata nel mio cammino. Dopo una profonda ricerca, con l’aiuto di una dottoressa che mi ha presa per mano, sono entrata a conoscenza di diverse tecniche mentali che mi hanno permesso fare dei passi da gigante. Proprio nel 2009 ho vinto il campionato Italiano e mi sono qualificata per il mondiale. Due mesi prima del mondiale mi sono fratturata il gomito destro e pensavo non mi fosse possibile gareggiare. La visualizzazione mi ha aiutata e mi ha permesso non solo di partecipare ma di vincere. Per me è stato un insegnamento che mi ha cambiata per sempre. Ho capito che se cominciamo ad amarci, ad ascoltarci e a prenderci del tempo per la nostra crescita personale, i miracoli realmente accadono. Nella mia storia ho avuto tantissime difficoltà, ma ho imparato a guardarle come “sfide” e non come “sfighe” e a non arrendermi ma a capire che insegnamento ci fosse dietro. Ho imparato ad avere piano piano fiducia in me stessa e in una forza più grande che ci guida dall’alto. Nel libro “Come il leone e la farfalla” racconto tutti i particolari della mia storia svelando molte tecniche che mi hanno aiutato a superare le prove e i limiti.

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“Ho sempre vissuto le gare come la mia battaglia personale: dovevo fare un tuffo dentro me stessa e tirare fuori risorse che non immaginavo nemmeno di possedere. Proprio le gare mi hanno portata a guardare in faccia la mia vera essenza, non potevo nascondermi, dovevo affrontare i miei limiti, le mie paure e le mie resistenze. Dovevo imparare a sfondare i muri interiori che non mi permettevano di prendere il volo. In quegli anni ho eliminato una dopo l’altra le membrane che imprigionavano la mia anima e piano piano ho cercato di aprire di più le mie ali. È un processo che continuerà per sempre nella mia vita ma le gare mi hanno portata a fare pulizia e ad avvicinarmi al mio Sé.”

Siamo perfettamente in sintonia con la visione che proponi e per cui il mondo esterno non è che uno specchio del nostro mondo interiore. Ci piacerebbe che tu ci raccontassi quali sono state, secondo il tuo sentire, le sfide che hai affrontato e che oggi ritieni siano state più difficili e significative. Quali difficoltà o passaggi interiori sono stati proiettati sia nelle competizioni che negli “avversari” che di volta in volta hai affrontato e trasformato in tuoi personali punti di forza?

P.F. — Come dicevo ci sono state diverse sfide nella mia vita, tra cui la mancanza di una pista adeguata dove potermi allenare. La mia pista è piccola, all’aperto con crepe per terra. Quindi quando piove non si può pattinare e le dimensioni e il fondo sono sempre diverse da quelle di gara. (Parlo al presente perché purtroppo la situazione non è cambiata). Questo mi ha insegnato ad adattarmi velocemente, a pattinare al gelo d’inverno e al caldo d’estate. Mi ha insegnato a sfruttare il tempo al massimo perché oggi si pattina ma domani chissà. Mi ha insegnato a pattinare tra i buchi e le crepe, cosa che oggi sul palco del Cirque du Soleil mi torna utile perché ci sono buchi a causa di un palco con pezzi movibili…

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“Le paure vengono a galla quando dobbiamo affrontare una sfida. Le gare mi hanno sempre messa davanti allo specchio facendomi vedere talvolta alcuni lati d’ombra. Mi hanno spogliata di tutte le false sicurezze e mi hanno fatto compiere un viaggio dentro me stessa per individuare ogni volta una nuova risorsa da utilizzare.” Lungo il tuo percorso hai scelto di far emergere, di “vedere” e quindi riportare a consapevolezza parti sofferenti di te, le tue debolezze, la solitudine. Accogliendo queste parti hai potuto trasformarti e autorizzarti ad evolvere come essere umano e di conseguenza come atleta e artista. Il tuo percorso è un esempio di come si possa divenire alleati di sé stessi e autorizzarsi a sognare e a realizzarsi pienamente. Ad esempio nel tuo libro condividi delle tecniche se vogliamo molto semplici eppure potentissime, tu lo hai sperimentato. Ma che cosa trattiene dal cambiamento? Qual’è il ruolo che la paura gioca? Perché secondo te ancora oggi solo pochi atleti sono a conoscenza di queste possibilità o le utilizzano? Artisti più o meno inconsapevolmente bloccati in un mindset per cui sembra che non si concedano di esprimere se stessi completamente e integralmente. Cosa ne pensi?

P.F. — Ci sono due potenti forze che ci guidano nella vita: la paura e l’amore. In ogni scelta dobbiamo decidere da che parte stare e la sfida è proprio accogliere la zona d’ombra (la paura) e comprenderla con amore. La paura ci frena e ci protegge, se vogliamo è anche un’alleata ma non lo è più quando non ci permette di muoverci fluidamente nel nostro percorso personale. Il cambiamento è per l’inconscio un rischio perché non si conosce e uscire dalla nostra zona di confort richiede sempre una grande dose di coraggio perché si mettono in moto molte emozioni che a volte possono boicottarci. Il lavoro sta proprio nel tranquillizzare il nostro inconscio e con amore fare un passo in più per espandere la nostra energia. Credo che ci sia ancora poca divulgazione e che queste tecniche siano per pochi eletti (atleti di alto livello) e l’intenzione del mio libro è proprio quella di raggiungere più persone possibili in modo che ognuno possa utilizzare i miei suggerimenti e consigli nel modo più consono per la propria vita. 

“Quando un cambiamento entra nella nostra vita, per quanto positivo possa essere, ci fa paura, e il nostro inconscio prova a proteggerci, a metterci al sicuro in tutti i modi, e così ci boicotta. Gli infortuni sono un esempio di ciò. Imparare a tranquillizzare l’inconscio parlandoci e ascoltandoci nel modo giusto, è un passaggio fondamentale per non rallentare la nostra evoluzione naturale.”

Il cambiamento fa sempre paura e il nostro inconscio lavora incessantemente per mantenerci nella nostra zona di comfort. Tuttavia, con determinazione e Amore per sé, è possibile orientare la mente perché cooperi al raggiungimento dei sogni e delle motivazioni del Cuore. Noi artSKATERS crediamo che ogni atleta artista abbia un immenso potenziale e la possibilità di fiorire nella sua unicità e bellezza, è certo però che il passo debba avvenire dentro di sé, la scelta di crederci, di desiderare il massimo per se stessi. Ma anche di affidarsi… Come è stato per te?

P.F. — Ognuno dovrebbe essere libero di esprimere sé stesso perché c’è posto per tutti e se ognuno dà il suo contributo possiamo costruire un futuro migliore! É quello che voi di Artskaters state promuovendo e sono assolutamente d’accordo e di supporto al vostro meraviglioso lavoro. Vi ringrazio infinitamente per questo e spero che in un futuro ci possa essere una proficua collaborazione.

“La vita ci mette di fronte a prove, crisi, ostacoli da superare, altrimenti saremmo sempre allo stesso punto e la nostra evoluzione si sarebbe fermata all’età infantile. Pensi forse che i bambini non facciano fatica quando imparano a camminare, a parlare, a mangiare da soli? Eppure, ci provano, cadono, sbagliano, non si arrendono e ci riprovano, e, guarda caso, tentativo dopo tentativo, chi prima chi dopo, tutti ci riescono. Se ci riuscivamo da bambini ora chi siamo? Siamo diversi? Gli adulti devono avere tutto e subito? Rifletti su questo, è di fondamentale importanza. Se non trovi immediatamente la soluzione fai tentativi, prova un’altra via, cerca nuove idee per arrivarci”. Condividiamo pienamente questo atteggiamento, se vuoi raggiungere un livello più alto, devi cambiare qualcosa dentro di te, e perché la tua espansione sia continua devi essere disposto a metterti in gioco continuamente, obiettivo dopo obiettivo. Qual è la motivazione profonda che ti ha permesso ad ogni obiettivo raggiunto di volerti spingere ancora oltre? Secondo il nostro sentire la voglia di accogliere e la capacità di esprimere gratitudine, la capacità di stare al centro del proprio cuore e sentire, ed un profondo e spontaneo amore per sé sono alcuni degli ingredienti indispensabili, in base alla tua personale esperienza cosa ne pensi?

P.F. — Sì sono assolutamente d’accordo. Per me è sempre stata una spinta interiore che mi ha invogliato a scoprire il nuovo e ad essere un po’ il pioniere in diverse situazioni. Avere il coraggio di scoprire il nuovo. Sono stata la prima donna campionessa del mondo in solo dance, la prima pattinatrice al Cirque du Soleil e la prima Ela. Credo che la mia missione sia aprire porte, in fondo sono un ariete. Ma ognuno ha il suo compito.

Il tuo percorso è stato lungo e ricchissimo, e la tua indagine interiore profonda. Amiamo interrogare gli atleti artisti con cui lavoriamo sul senso che ha per loro pattinare, perché lo fanno? Rispetto a questo nel tuo libro racconti: “Il pattinaggio è sempre stato qui, a ricordarmi chi sono e cosa posso essere. Mi ha dato l’opportunità di entrare in contatto con la mia anima, con la parte più vera e divina di me. Mi ha fatto fare un tuffo nelle profondità della mia coscienza per mostrarmi limiti e paure ma anche la mia autenticità. Il pattinaggio è sempre stato molto più che un semplice sport: è la scuola che guida la mia vita.” Fare lavoro su di te ha rappresentato la svolta nella tua carriera, ti ha condotto verso la piena realizzazione dei tuoi obiettivi, possiamo dire che sia stata la tua carta vincente, quella marcia in più che ti ha portata a distinguerti da tutte le tue concorrenti e ad esprimere al massimo il tuo potenziale e la tua unicità? E oltre che la tua carriera sportiva, come questo percorso ha influito su tutti gli aspetti di te e della tua vita?

P.F. — Il pattinaggio è stato lo strumento per farmi fare un lavoro su me stessa che ovviamente è stato utile per le gare ma soprattutto per la mia vita in tutti i suoi aspetti. In fondo non si può scindere la vita sportiva da tutto il resto. In pista porti la tua vita e nella tua vita porti la tua professione.

“Divenire consapevoli di cosa si vuole comunicare è davvero la chiave perché accada realmente. Credo che il pubblico abbia sempre bisogno di percepire ciò che l’artista prova per poter essere sulla stessa lunghezza d’onda.” Ecco un altro tema a noi molto caro, parlando di espressività artistica noi proponiamo un approccio nuovo, un viaggio dentro di sé alla ricerca della propria autenticità, espressiva, creativa, essenziale. Quanto cambia la performance e il contatto con il pubblico, che definisci anche “magico”, quando sei nel tuo centro esprimendo con consapevolezza la tua Essenza?

P.F. — Per me la connessione col pubblico è sempre stata alla base di una performance. Il pubblico deve entrare nella tua emozione e tu devi essere bravo a guidarlo e a farlo risuonare con la tua energia. Dico sempre che un’artista è un atleta  che deve essere generoso, nel senso che in scena deve aprire il suo mondo emozionale e permettere che lo spettatore si tuffi dentro.

 

Il tuo libro “Come il leone e la farfalla” è un racconto coinvolgente di un viaggio attraverso obiettivi e sfide sempre nuove e soprattutto di un percorso dentro di te, lo abbiamo apprezzato moltissimo proprio perché, oltre a suggerire a ogni atleta artista tante possibilità di investire e credere su di sé, esprime il valore dell’autenticità nell’arte. Parafrasando Dominique Dupuy ”si danza per essere guardati” e tuttavia la pratica stessa di un’arte “potrebbe divenire anche un percorso iniziatico, un cammino verso la conoscenza di sé e del mondo”. Tutto ciò sentiamo possa essere il valore profondo di questo sport marcatamente artistico, una opportunità di evoluzione individuale e anche sociale, nel raccontare e nella condivisione in quella cassa di risonanza rappresentata dall’esibizione nel momento della gara, un’opportunità preziosa di aggregazione e connessione su più livelli, non solo fisico ma anche energetico, emotivo, spirituale. Cosa senti al riguardo? 

P.F. — Ho sempre considerato la pista e il palco un luogo dove la magia accade, dove c’è una connessione molta profonda con la tua parte più divina che in quell’occasione può realmente esprimersi e diffondere un’energia unica che appunto va a coinvolgere chi in quel momento guarda. È un momento sacro, potente in cui l’arte prende forma.

L’entusiasmo e la determinazione che hanno caratterizzato la tua carriera sportiva rimangono qualità che porti ancora oggi nella vita artistica e professionale: mentre lavori a tempo pieno come artista del Cirque du Soleil sei riuscita a scrivere e pubblicare il tuo primo libro… quali sono i tuoi prossimi sogni e obiettivi?

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P.F. — Per ora sono concentrata col mio lavoro al Cirque du Soleil che è piuttosto impegnativo. Senz’altro il 2019 mi vede impegnata qui poi vedremo. Sto studiando recitazione, sto sempre studiando crescita personale da diverse fonti anche americane, sto imparando molto in ambito dello spettacolo e della coreografia. Quindi seguo il flusso della vita e vedrò dove mi porterà.

E infine… Cosa vorresti suggerire o forse augurare a tutti e ad ogni atleta di pattinaggio artistico?

P.F. — Di esprimersi, di rischiare, di aver il coraggio di spingersi oltre perché la vita è un’avventura che se si affronta con entusiasmo ha tutto un altro sapore. Ci saranno sempre sfide ma siamo qui per crescere e per imparare. Auguro ad ognuno di voi di portare bellezza nel mondo e di aprire il vostro cuore verso traguardi sempre più alti.

Ringraziando Paola Fraschini per questa condivisione vi segnaliamo la sua pagina web http://www.paolafraschini.com dove potrete incontrarla e seguirla anche leggendo il suo blog personale Paol@ttitude.

artSKATERS CONNECT

L’obiettivo non è combattere la mente ma esserne testimoni.

Swami Muktananda


Tutto è Uno, l’onda e la perla, il mare e la pietra. Nulla di ciò che esiste in questo mondo è al di fuori di te. Cerca bene in te stesso ciò che vuoi essere poiché sei Tutto. La storia del mondo intero sonnecchia in ognuno di noi.

Djalal-ud-Din-Rumi

“Faccio quello che sento farmi bene” ma siamo sicuri che le cose stiano davvero così?

Spesso viene completamente travisato il significato autentico di “PRENDERSI CURA DI SE STESSI” interpretandolo come “FARE QUALSIASI COSA CHE LA MENTE DECIDA DIA APPAGAMENTO”Prendersi cura di sé stessi, parte dall’ASCOLTO e il CONTATTO di sé e per fare questo, prima di tutto, è necessario “FERMARE LA MENTE”…

artskaters connect the one

Quanto profondamente sei in ASCOLTO ed in CONTATTO con il tuo vero sé? Quanto invece il tuo “io adattato” spadroneggia nella tua vita? e come ti blocca? come ti impedisce di realizzarti completamente e di fiorire nella tua unicità?

Non mi fraintendere, la mente, quella manifestazione che noi durante i laboratori chiamiamo “il CORPO PSICHICO E COGNITIVO”, nel nostro modello di lavoro è uno strumento importantissimo su cui e con cui lavoriamo in modo efficace ed unico, esattamente come lo sono il CORPO FISICO BIOLOGICO e MATERIALE, il CORPO ENERGETICO, il CORPO EMOTIVO.

Quello che voglio dirti è che si tratta di uno strumento e come tale richiede attenzione e cura oltre ad una certa maestria nell’utilizzarlo per ottenere e raggiungere i nostri obiettivi.

Soprattutto devi considerare che spesso è necessario avviare un lavoro di DISIDENTIFICAZIONE per ritornare a percepire la propria complessità e bellezza, per  iniziare a lavorare con le interazioni e le sinergie tra tutte le nostre parti. In questo modo possiamo essere davvero certi di essere LIBERI di SCEGLIERE, in ogni contesto, lo strumento più UTILE ed APPROPRIATO per affrontare in modo EFFICACE quella situazione vivendo nella PRESENZA  e CONSAPEVOLEZZA  del QUI ed ORA.

Inoltre come avrai già compreso alla DISIDENTIFICAZIONE egoica corrisponde anche l’inizio di un prezioso, autentico e ricco incontro con l’altro da sé, i tuoi compagni di gruppo per iniziare, e durante un’esibizione il pubblico…

Tu non sei la tua sola mente, YOU ARE MORE, tu sei di più. Se desideri conoscerti  più profondamente e vuoi PORTARE LA TUA VITA E LA TUA PERFORMANCE AL LIVELLO SUCCESSIVO, indipendentemente da dove ti trovi, sai che dovrai cambiare almeno una cosa, o forse probabilmente più cose, per ARRIVARE proprio là DOVE SPERI di ANDARE sia dal punto di vista PERSONALE che ARTISTICO e SPORTIVO. Una cosa è certa: ogni fase della tua vita richiede un altro “te”, perché di sicuro quello che ha funzionato per raggiungere il livello dove ora sei, non potrà condurti a quello successivo.

 

UP!

Il nostro obiettivo è quello di innescare, affiancare e sostenere in un percorso e in un processo di EMPOWERMENT l’atleta-artista e i gruppi nell’ambito del pattinaggio spettacolo. Per questo motivo PROGETTIAMO  PERCORSI UNICI E SU MISURA,  PER I TEAM O PER SINGOLI ATLETI. Proponiamo i LABORATORI nella FORMA LIBERA del WORKSHOP A RICHIESTA, nella FORMA STRUTTURATA del PROGETTO di PERCORSO.

 

Contattaci per un incontro conoscitivo e di approfondimento, per individuare il percorso adatto alle tue esigenze, agli obiettivi del tuo gruppo o per progettarlo insieme a noi.

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artSKATERS TECNICA ESPRESSIVA

“No artist can develop without increasing his self-knowledge; but self-knowledge supposes a certain preoccupation with the meaning of human life and the destiny of man.”

Colin Wilson

Il contenuto TECNICO e quello ARTISTICO in gara si spartiscono a metà il punteggio, la preparazione artistica dovrebbe meritare la stessa attenzione e lo stesso investimento dedicati alla preparazione tecnica.

Quanto tempo ed energie investite nello sviluppo dell’ABILITÀ TECNICA e quale preparazione dedicate invece all’INTERPRETAZIONE ARTISTICA ESPRESSIVA?

La tecnica dovrebbe sempre essere al servizio dell’espressione, poiché senza supporto adeguato di una qualsiasi tecnica l’atleta-artista non può esprimere seriamente nessun genere d’arte, così come non basta l’originalità espressiva per creare dell’arte. CON “TECNICA ESPRESSIVA” INTENDIAMO SIA UN INSIEME DI STRUMENTI FINALIZZATI ALL’ESPRESSIVITÀ ARTISTICA E CORPOREA PER GLI ATLETI, SIA LA NECESSITÀ DI PRENDERE DISTANZA DA UNA VISIONE E CONCEZIONE DELLA TECNICA CHE NON ESPRIMA UN ORIENTAMENTO ALLA PERFORMANCE ARTISTICA ED ESPRESSIVA.

In sintesi si potrebbe dire che la TECNICA è il MEZZO per arrivare allo SCOPO ESPRESSIVO ed i loro ruoli non sono interscambiabili.

artskaters tecnicaespressiva

In questo senso affermiamo che il linguaggio artistico è per sua natura suggestivo e al contempo suggestionante e consideriamo questa fra le DINAMICHE essenziali nella PREPARAZIONE EFFICACE di un ATLETA-ARTISTA.

Proponiamo un LABORATORIO di EMPOWERMENT PERMANENTE fatto di PERCORSI e WORKSHOP per Gruppi Spettacolo, singolisti e coppie, con l’obiettivo di ESPANDERE LE ATTITUDINI INDIVIDUALI integrando CAPACITÀ ESPRESSIVA e INTERPRETAZIONE, EFFICACIA SCENICA e TEATRALITÀ.

Non utilizziamo un modello di lavoro precostituito e non procediamo per schemi, crediamo nell’unicità degli individui per questo motivo progettiamo in modo efficace percorsi di empowerment personalizzati partendo dalle tue caratteristiche ed esigenze specifiche e finalizzati ai tuoi obiettivi.

Per la stessa ragione durante il percorso utilizziamo gli strumenti che riteniamo idonei al lavoro ed alla persona o gruppo in quel momento. Attingiamo ad un bagaglio di formazione e ricerca esperienziale personale pluriennale e multidisciplinare tra cui Bioenergetica, Gestalt, Enneagramma, meditazione guidata e dinamica, teatro fisico e teatro-danza, psicodramma, contact improvisation, lavoro sul corpo fisico ed energetico, vocale ed emotivo, sul corpo immaginario del personaggio, sulla ricerca del gesto psicologico e costruzione dell’atmosfera. Attraverso collaborazioni e seminari di approfondimento ampliamo ulteriormente il campo con pratiche di danza sensibile e pratiche yoga di consapevolezza e conoscenza diretta di sé attraverso esperienze di percezione, osservazione e maturazione dei propri talenti.

 

COME PUOI PORTARE LA TUA VITA E LA TUA PERFORMANCE AL LIVELLO SUCCESSIVO?

Contattaci per un incontro conoscitivo e di approfondimento, per individuare il percorso adatto alle tue esigenze, agli obiettivi del tuo gruppo o per progettarlo insieme a noi.

Vuoi approfondire il concetto di TECNICA ESPRESSIVA? Scopri quanto potrebbe esserti utile lavorare su PRESENZA  e CONSAPEVOLEZZA, costruire la tua IDENTITÀ e se fai parte di un gruppo come CONOSCERVI ed ESPANDERVI reciprocamente attraverso un percorso personalizzato di EMPOWERMENT e TEAM BUILDING.
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