artSKATERS ‘In Lak’ech’

“Come porre termine, come chiudere: è su questo e non certo su come iniziare o aprire qualcosa, che chi vive la vita liquido moderna ha urgente bisogno di istruzioni.”

Zygmunt Bauman

“Io penso che alla fine tutta la vita non sia altro che un atto di separazione, ma la cosa che crea più dolore è non prendersi un momento per un giusto addio.”

La vita di Pi

Una PERFORMANCE ISTANTANEA è IMPROVVISAZIONE, RICERCA, ESPRESSIVITÀ, CONSAPEVOLEZZA, ASCOLTO, EMOZIONE e RELAZIONE

Grazie Crazy…

IO sono TE e TU sei ME. Sono un altro te stesso. Siamo UNO e siamo INSEPARABILI. Ogni azione è un ATTO di RISPETTO per ogni forma di VITA. PERCEPISCO la connessione, COMPRENDO che TUTTO è sostenuto ed alimentato da uno stesso EQUILIBRIO: RISVEGLIARE la propria spiritualità TRASFORMA completamente il SENSO della propria VITA. Abbiamo lasciato  i nostri CONFINI ed abbiamo compreso che nulla e NESSUNO È SEPARATO, TUTTO e TUTTI siamo CONNESSI. Siamo UNO e siamo INSEPARABILI.

Dunque è questo un addio? Si… ma solo se nel tempo che abbiamo avuto, noi ancora non ci fossimo mai davvero incontrati.

artSKATERS PAURA e AMORE

“Forse che mi contraddico? Benissimo, allora vuol dire che mi contraddico, sono vasto, contengo moltitudini.”

W. Whitman

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Ogni volta in pista, durante un’esibizione, indipendentemente da quanto tu ne sia consapevole, avviene un incontro tra PAURA e AMORE.
Questo è quello che accade per ognuno di noi su molteplici e differenti piani di coscienza, tanti quanti sono i probabili “io” e le possibili versioni di noi stessi che abitiamo.
Paura e Amore, a volte tra i due nasce una danza sensuale e sottile oppure assistiamo ad un violento scontro, in qualche occasione invece capita di sperimentare proprio quello che accade quando ad una forza inarrestabile si oppone un oggetto inamovibile.
A volte la differenza di potenziale energetico è tale che l’incontro si riduce in un monologo ininterrotto dell’una o dell’altra, dal sapore tronfio, tragico stucchevole o trionfale a seconda di chi parla e di chi tace o di chi e come ascolta.
Paura e amore si incontrano e se lottano in pista è solo perché già prima hanno lottato e forse ancora adesso lottano dentro di te.

artSKATERS LA SFIGA, LA GIURIA e gli ALIBI in pista e fuori

“Se io non sono per me, chi è per me? E, se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando?”  Hillel

 

Esiste un atteggiamento che a nostro avviso allontana da alcuni valori di fondo propri dello sport in generale e di questa nostra disciplina in particolare. Un atteggiamento diffuso che nella pratica si dimostra per niente funzionale a chi partecipa alle gare. Questo atteggiamento è figlio di questo pensiero pericoloso e corrosivo: per quale motivo dovrei impegnarmi e faticare tutti i giorni a fare quello che faccio se la mia vittoria dipende dal giudizio di altri che, purtroppo spesso non fanno bene il loro lavoro o non ne sono all’altezza?

Questa ipotetica aleatorietà del risultato in alcuni casi potrebbe anche fare aumentare lo stato di attivazione in un individuo, al punto da generare di conseguenza ansia negli atleti, poiché potrebbero percepire di non potere avere il controllo dell’andamento della propria performance e gara. Si tratta di un’atteggiamento fuorviante in modo ancor più grave se si considera che un esempio di questo genere potrebbe venire portato da atleti e genitori nei confronti dei piccoli pattinatori, sviandoli in questo modo completamente dai valori, in primo luogo di RISPETTO di sé e dell’altro, a cui invece lo sport potrebbe e vorrebbe avvicinare.

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Il nostro punto di vista considera che la competizione non è mai con qualcun altro ma sempre in assoluto con se stessi ed è esattamente per questo motivo che attraverso il nostro percorso “alleniamo” anche a stare, ciascuno nel proprio centro, in quiete piuttosto che a rincorrere qualcuno o a farsi rincorrere in tondo sulla circonferenza dell’approvazione altrui… una questione quindi di prospettiva, di ascolto e consapevolezza, non di ego.

In questo senso siamo tutti (o quasi) d’accordo quando, a rotelle ferme, sosteniamo che la gara in pista dovrebbe essere un momento di VERIFICA e di APPRENDIMENTO e non un momento in cui si DEVE VINCERE a tutti i costi. Tuttavia se e quando ciò non accade le reazioni a caldo descrivono spesso un quadro tutt’altro che virtuoso. Inesorabilmente inizia la caccia al colpevole e purtroppo, ammettiamolo, è COLPA SEMPRE degli altri.

Ma chi sono gli ALTRI? sono i cosiddetti avversari, sui quali i confronti, le critiche aspre e vendicative ed i giudizi gratuiti si sprecano, sono i giudici e la giuria incapace di comprendere e quindi incompetente se non addirittura faziosa ed ostile, per concludere poi con il pubblico, arguto e attento, preparato quando ci è amico, ci supporta, ci capisce e applaude, lo stesso pubblico che quando non ci comprende invece, diciamocelo pure, non capisce poi molto di pattinaggio ed in generale non coltiva un pensiero autonomo e critico, è il pubblico ammaestrato che applaude di norma e per inerzia, il pubblico che loda apprezzando i soliti noti che tra l’altro lo sono perché vincono oppure perché ancora una volta NON vincono, già… gli altri.

Sono veramente pensieri tristi questi ultimi non tanto nei confronti degli altri, ma per chi li fa, ed in questo senso vi rimandiamo, se ancora non l’avete letta, alla nostra precedente riflessione (CHI É il PUBBLICO? la SPIRITUALITÀ e pattini). Crediamo che se un atleta è veramente bravo e fa le cose che “deve” fare fatte bene, se un atleta interpreta e racconta e riesce a farlo senza creare dubbi alla giuria, allora accade che la vittoria sarà solamente una conseguenza della prestazione adeguata e congruente del proprio costante e profondo “lavoro”. D’altro canto se l’atleta magari non esegue la coreografia in modo chiaro, non esprime convinzione ed autenticità mentre racconta e interpreta oppure è la stessa coreografia che non si sviluppa secondo una struttura ed una narrazione efficace, allora si corre il rischio di trovarsi dei giudizi inferiori alle ASPETTATIVE. In questo caso sarebbe SANO RICONOSCERE e APPRENDERE da questa ESPERIENZA la propria RESPONSABILITÀ, la possibilità che forse è necessario lavorare di più in allenamento, sulla coreografia e sulla capacità di comunicare per migliorare insomma tutti quegli aspetti della nostra preparazione piuttosto che prendersela con le altre persone.

Partiamo dal presupposto che siamo tutti degli esseri umani e quindi un errore ogni tanto può capitare e capita a chiunque: atleti, allenatori, coreografi e giudici, il pattinaggio è uno di quegli sport dove il metro di giudizio è costituito da persone, esseri umani e non da misure oggettive e precise, come succede ad esempio nell’atletica. Crediamo che le persone che presiedono la giuria siamo persone preparate, sappiamo infatti che hanno seguito un corso ed hanno sostenuto un esame per poter svolgere il ruolo di giudice, quindi necessariamente hanno sia la competenza tecnica specifica per la disciplina del pattinaggio sia la competenza artistica e la conoscenza delle forme d’arte performativa ed i relativi aspetti di forma codificata, di movimento e coreutica oltre a quelli artistico-espressivi propri della recitazione. Infine confidiamo anche nel fatto che in caso di dubbio o difficoltà un giudice andrà sempre a favorire l’atleta, a testimonianza dell’integrità e della buona fede del suo operare e soprattutto a favore della fiducia che qualsiasi atleta ed artista dovrebbe godere e ricambiare a priori in sede di valutazione e verifica soprattutto al di fuori e lontano da qualsivoglia pregiudizio personale. Sappiamo anche che a ognuno di noi capitano più o meno frequentemente errori di valutazione e che quotidianamente nella nostra esperienza formuliamo giudizi errati di continuo. A volte perché si presta troppa poca attenzione ad alcuni aspetti o semplicemente perché si bada e si guardano quelli sbagliati che fuorviano. Un altro errore consiste nell’essere unilaterale, manifestando uno sguardo piatto, frettoloso e superficiale, per esempio anche una posizione ideologica forte può confondere i sensi e la capacità di valutare. Il pattinaggio artistico in generale porta con sé una caratteristica unica, ovvero l’incommensurabile soggettività dell’essere, da entrambe le parti, chi giudica e chi viene giudicato. Tuttavia è bene ricordare e rammentare che in una performance la valutazione della componente artistica dovrebbe essere quasi totalmente INTUITIVA perché LA QUALITÀ ARTISTICA DEVE VENIRE SEMPRE PERCEPITA E NON ESSERE DEDOTTA.

Allora ad esempio proviamo, in modo costruttivo ad imparare a riconoscere quando usiamo degli alibi e ad abbandonarli con CORAGGIO e RESPONSABILITÀ a favore di un atteggiamento più efficace ed utile alla VITA ed allo SPORT, un atteggiamento funzionale e strategico finalizzato alla nostra personale espansione e al nostro personale miglioramento e arricchimento con nuove competenze e attitudini. Evitiamo di fomentare inutili e fastidiose polemiche, con un atteggiamento involutivo che ci inchioda alla frustrazione, al lamento e al paradossale mantenimento dello status quo, fatto d’insoddisfazione cronica e perdurante. Con UMILTÀ potremmo invece ringraziare, provare a riconoscere in noi i punti su cui lavorare e iniziare a lavorarci ora da subito, con forza, coraggio e determinazione per espanderci e renderci MIGLIORI, allora accadrà qualcosa di nuovo… ed anche quei giudizi forse potrebbero poi migliorare.

artSKATERS CHI É il PUBBLICO? SPIRITUALITÀ e pattini

Certo ti potrebbe sembrare una domanda banale e dalla risposta scontata, ma ti sei mai davvero chiesto chi è il pubblico?

Una cosa è certa, se con il tuo pubblico non senti che ci sia uno scambio, non percepisci chiaramente chi o cosa porti in dono, potresti domandarti qual’è la tua direzione e quali sono le tue intenzioni durante un’esibizione così facendo per esempio potresti scoprire quali sono le autentiche ragioni per cui ti infili i pattini ed ogni giorno ti alleni e fatichi.

Quanto segue potrai comprenderlo fino in fondo solo se ti concederai di uscire dalla tua personale e sicura zona di comfort. Se vuoi davvero conoscerti devi osare, per questo non ci sono scorciatoie, non ti basterà mettere solo un piede di fuori, è bene che tu lo sappia: fuori, dovrai metterceli entrambi i tuoi piedi. Ora però rilassati, non è obbligatorio, e anche per questo qualcuno potrebbe pensare che potrebbe non essere nemmeno adatto a tutti, infatti dipende fortemente quasi solo dal tuo attuale mindset e di cosa ne vuoi fare. Puoi tranquillamente decidere che non fa per te e continuare a fare quello che hai sempre fatto.

Se invece stai ancora leggendo allora sei sulla strada giusta per scoprire forse qualcosa di nuovo su di te. Dicevamo… chi è il pubblico? Hai provato o vorresti provare a porti questa domanda cambiando la tua solita prospettiva? Esci dalla tua comfort-zone e sperimenta un nuovo punto di osservazione e direzione del tuo sguardo. Possibilmente ricerca la visione più ampia e dunque chiediti CHI? o che COSA? rappresenta o potrebbe rappresentare, per te il pubblico.

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Potresti allora chiederti che cosa ti aspetti o cosa pretendi da questo pubblico, prova anche a portare la tua attenzione su cosa dai in cambio. Analogamente potresti affermare di conoscere qual’è il tuo dono? comprendi, per esempio, anche cosa condividi o cosa invece vorresti offrire e condividere ma per qualche strana ragione ancora non lo riesci a fare. Chi è, dunque non solo in generale il pubblico e cosa rappresenta ma, in questo caso e in modo più sottile, ti piacerebbe scoprire chi è il TUO personale pubblico?

Se mi stai seguendo avrai capito che il tema è molto più complesso di quello che sembrerebbe ad una prima superficiale lettura. Prova a considerare la possibilità che il pubblico e le sue re-azioni siano la manifestazione specchiante di alcune parti consce ed inconsce di te stesso. Quindi la domanda diventerebbe: quale parte di te il pubblico ti specchia? quale atteggiamento ti rimanda? Ovviamente non esiste una risposta univoca giusta o sbagliata ma esiste la TUA RISPOSTA, cioè la risposta GIUSTA per TE in questo momento. E ora ti suggerisco, proseguendo nella stessa direzione, sei pronto a chiederti chi è la giuria? Come vivi gli istanti di attesa che seguono immediatamente la performance durante una competizione e come accogli il risultato, qualsiasi esso sia? Quali sono le tue emozioni? e di nuovo… quale parte di te ti specchia? quale atteggiamento ti rimanda? Chi sono i giudici ed analogamente quale parte di te specchiano? Sempre restando nell’ipotesi che tutto quanto c’è fuori non è altro che la proiezione del tuo mondo interiore quale o quali parti di te stesso dunque stai proiettando o hai proiettato nella giuria?

E ora infine ti propongo questa semplice riflessione personale, e se siete un gruppo o in coppia provate in un secondo momento a parlarne anche insieme in un cerchio, apritevi e confrontatevi, sperimentate quanto può essere utile, stimolante ed efficace incontrare se stessi e gli altri… e, se via va, scriveteci e raccontateci la vostra esperienza. Dunque la riflessione è la seguente, quello che desidero che mi arrivi da fuori (pubblico, giuria, compagne/i etc.), quello che a volte pretendo… come se mi fosse dovuto, ecco individua ora bene di che cosa stai parlando a te stesso e chiamalo col suo preciso nome (il supporto e il sostegno, la comprensione, l’attenzione, sentirmi stimato, valorizzato, apprezzato, stimato, esaltato, visto e amato…) e prova a dire a te stesso e in tutta sincerità se già TU, sei il primo a concedere a te stesso tutto questo oppure lo pretendi solo da altri. In quest’ultimo caso come puoi pretendere che un’altra persona provi per te quello che nemmeno tu ti concedi di provare per te stesso? Così hai scoperto questa “legge” ovvero che nessuno farà mai per te qualcosa, qualsiasi cosa se non sarai stato tu il primo a farlo per te stesso. Ora forse sei anche consapevole di quanta energia ogni giorno ad esempio investi per ricercare approvazione fuori da te privando il tuo vero progetto, dentro di te, di quanto necessario perché tu possa realizzarlo. Ecco che hai compreso perché non raggiungi gli obiettivi che vorresti raggiungere o lo fai dissipando una grandissima quantità di energia, ben oltre quanto necessario, e questo per esempio ti rallenta nel tuo percorso e non ti permette a volte di passare di slancio e rapidamente al tuo obiettivo successivo. Nessuno crederà mai in te se non sei tu il primo a crederci veramente, e non stiamo parlando di chiacchiere mentali, ma di azioni e fatti concreti, di decisioni prese, con direzione e determinazione…

e purtroppo no, nessuno ti potrà amare davvero finché non sarai tu per primo ad avere uno sguardo non giudicante e accogliente, fatto di accettazione e ricco di amore incondizionato verso te stesso, indipendentemente e chiunque tu sia in questo momento della tua vita, e dall’attuale versione di te stesso…

artSKATERS CONNECT

L’obiettivo non è combattere la mente ma esserne testimoni.

Swami Muktananda


Tutto è Uno, l’onda e la perla, il mare e la pietra. Nulla di ciò che esiste in questo mondo è al di fuori di te. Cerca bene in te stesso ciò che vuoi essere poiché sei Tutto. La storia del mondo intero sonnecchia in ognuno di noi.

Djalal-ud-Din-Rumi

“Faccio quello che sento farmi bene” ma siamo sicuri che le cose stiano davvero così?

Spesso viene completamente travisato il significato autentico di “PRENDERSI CURA DI SE STESSI” interpretandolo come “FARE QUALSIASI COSA CHE LA MENTE DECIDA DIA APPAGAMENTO”Prendersi cura di sé stessi, parte dall’ASCOLTO e il CONTATTO di sé e per fare questo, prima di tutto, è necessario “FERMARE LA MENTE”…

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Quanto profondamente sei in ASCOLTO ed in CONTATTO con il tuo vero sé? Quanto invece il tuo “io adattato” spadroneggia nella tua vita? e come ti blocca? come ti impedisce di realizzarti completamente e di fiorire nella tua unicità?

Non mi fraintendere, la mente, quella manifestazione che noi durante i laboratori chiamiamo “il CORPO PSICHICO E COGNITIVO”, nel nostro modello di lavoro è uno strumento importantissimo su cui e con cui lavoriamo in modo efficace ed unico, esattamente come lo sono il CORPO FISICO BIOLOGICO e MATERIALE, il CORPO ENERGETICO, il CORPO EMOTIVO.

Quello che voglio dirti è che si tratta di uno strumento e come tale richiede attenzione e cura oltre ad una certa maestria nell’utilizzarlo per ottenere e raggiungere i nostri obiettivi.

Soprattutto devi considerare che spesso è necessario avviare un lavoro di DISIDENTIFICAZIONE per ritornare a percepire la propria complessità e bellezza, per  iniziare a lavorare con le interazioni e le sinergie tra tutte le nostre parti. In questo modo possiamo essere davvero certi di essere LIBERI di SCEGLIERE, in ogni contesto, lo strumento più UTILE ed APPROPRIATO per affrontare in modo EFFICACE quella situazione vivendo nella PRESENZA  e CONSAPEVOLEZZA  del QUI ed ORA.

Inoltre come avrai già compreso alla DISIDENTIFICAZIONE egoica corrisponde anche l’inizio di un prezioso, autentico e ricco incontro con l’altro da sé, i tuoi compagni di gruppo per iniziare, e durante un’esibizione il pubblico…

Tu non sei la tua sola mente, YOU ARE MORE, tu sei di più. Se desideri conoscerti  più profondamente e vuoi PORTARE LA TUA VITA E LA TUA PERFORMANCE AL LIVELLO SUCCESSIVO, indipendentemente da dove ti trovi, sai che dovrai cambiare almeno una cosa, o forse probabilmente più cose, per ARRIVARE proprio là DOVE SPERI di ANDARE sia dal punto di vista PERSONALE che ARTISTICO e SPORTIVO. Una cosa è certa: ogni fase della tua vita richiede un altro “te”, perché di sicuro quello che ha funzionato per raggiungere il livello dove ora sei, non potrà condurti a quello successivo.

 

UP!

Il nostro obiettivo è quello di innescare, affiancare e sostenere in un percorso e in un processo di EMPOWERMENT l’atleta-artista e i gruppi nell’ambito del pattinaggio spettacolo. Per questo motivo PROGETTIAMO  PERCORSI UNICI E SU MISURA,  PER I TEAM O PER SINGOLI ATLETI. Proponiamo i LABORATORI nella FORMA LIBERA del WORKSHOP A RICHIESTA, nella FORMA STRUTTURATA del PROGETTO di PERCORSO.

 

Contattaci per un incontro conoscitivo e di approfondimento, per individuare il percorso adatto alle tue esigenze, agli obiettivi del tuo gruppo o per progettarlo insieme a noi.

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artSKATERS TECNICA ESPRESSIVA

“No artist can develop without increasing his self-knowledge; but self-knowledge supposes a certain preoccupation with the meaning of human life and the destiny of man.”

Colin Wilson

Il contenuto TECNICO e quello ARTISTICO in gara si spartiscono a metà il punteggio, la preparazione artistica dovrebbe meritare la stessa attenzione e lo stesso investimento dedicati alla preparazione tecnica.

Quanto tempo ed energie investite nello sviluppo dell’ABILITÀ TECNICA e quale preparazione dedicate invece all’INTERPRETAZIONE ARTISTICA ESPRESSIVA?

La tecnica dovrebbe sempre essere al servizio dell’espressione, poiché senza supporto adeguato di una qualsiasi tecnica l’atleta-artista non può esprimere seriamente nessun genere d’arte, così come non basta l’originalità espressiva per creare dell’arte. CON “TECNICA ESPRESSIVA” INTENDIAMO SIA UN INSIEME DI STRUMENTI FINALIZZATI ALL’ESPRESSIVITÀ ARTISTICA E CORPOREA PER GLI ATLETI, SIA LA NECESSITÀ DI PRENDERE DISTANZA DA UNA VISIONE E CONCEZIONE DELLA TECNICA CHE NON ESPRIMA UN ORIENTAMENTO ALLA PERFORMANCE ARTISTICA ED ESPRESSIVA.

In sintesi si potrebbe dire che la TECNICA è il MEZZO per arrivare allo SCOPO ESPRESSIVO ed i loro ruoli non sono interscambiabili.

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In questo senso affermiamo che il linguaggio artistico è per sua natura suggestivo e al contempo suggestionante e consideriamo questa fra le DINAMICHE essenziali nella PREPARAZIONE EFFICACE di un ATLETA-ARTISTA.

Proponiamo un LABORATORIO di EMPOWERMENT PERMANENTE fatto di PERCORSI e WORKSHOP per Gruppi Spettacolo, singolisti e coppie, con l’obiettivo di ESPANDERE LE ATTITUDINI INDIVIDUALI integrando CAPACITÀ ESPRESSIVA e INTERPRETAZIONE, EFFICACIA SCENICA e TEATRALITÀ.

Non utilizziamo un modello di lavoro precostituito e non procediamo per schemi, crediamo nell’unicità degli individui per questo motivo progettiamo in modo efficace percorsi di empowerment personalizzati partendo dalle tue caratteristiche ed esigenze specifiche e finalizzati ai tuoi obiettivi.

Per la stessa ragione durante il percorso utilizziamo gli strumenti che riteniamo idonei al lavoro ed alla persona o gruppo in quel momento. Attingiamo ad un bagaglio di formazione e ricerca esperienziale personale pluriennale e multidisciplinare tra cui Bioenergetica, Gestalt, Enneagramma, meditazione guidata e dinamica, teatro fisico e teatro-danza, psicodramma, contact improvisation, lavoro sul corpo fisico ed energetico, vocale ed emotivo, sul corpo immaginario del personaggio, sulla ricerca del gesto psicologico e costruzione dell’atmosfera. Attraverso collaborazioni e seminari di approfondimento ampliamo ulteriormente il campo con pratiche di danza sensibile e pratiche yoga di consapevolezza e conoscenza diretta di sé attraverso esperienze di percezione, osservazione e maturazione dei propri talenti.

 

COME PUOI PORTARE LA TUA VITA E LA TUA PERFORMANCE AL LIVELLO SUCCESSIVO?

Contattaci per un incontro conoscitivo e di approfondimento, per individuare il percorso adatto alle tue esigenze, agli obiettivi del tuo gruppo o per progettarlo insieme a noi.

Vuoi approfondire il concetto di TECNICA ESPRESSIVA? Scopri quanto potrebbe esserti utile lavorare su PRESENZA  e CONSAPEVOLEZZA, costruire la tua IDENTITÀ e se fai parte di un gruppo come CONOSCERVI ed ESPANDERVI reciprocamente attraverso un percorso personalizzato di EMPOWERMENT e TEAM BUILDING.
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