artSKATERS (IN)QUIETE MOLTITUDINI

“L’unico tipo di lotte che vale la pena di combattere sono quelle che perderai perché qualcuno deve combatterle e perdere e perdere e perdere finché un giorno qualcuno che crede in quello che credi tu vince. Perché qualcuno vinca una lotta grande e importante fra 100 anni un sacco di altra gente deve essere disposta – per il puro piacere e la gioia di farlo – ad andare avanti e combattere, sapendo che perderà. Non ti devi sentire un martire. Ti deve piacere.”

I.F. Stone

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Ma è possibile fuggire da chi siamo? ed io quando smetterò di fuggire chi sono?

Ogni volta mentre pattini racconti lasciandoti dietro minuscole visibili tracce, suoni e colori che parlano di te.

Mentre racconti scrivi sulla pista la tua piccola e grande storia che è unica, un segno invisibile ed insostituibile che è parte di un racconto antico molto più grande di te e di ognuno di noi.

Mentre ti mostri ti nascondi…

Come una luna che nel mostrare una faccia di sé stessa contemporaneamente un’altra di sé ne cela.

Mentre ti nascondi ti mostri.

Come l’uomo scompare, ed affiora e traspare dietro il personaggio che l’attore interpreta.
Come la maschera mentre nasconde il viso per questo stesso motivo tuttavia mostra qualcosa di più intimo e indecifrabile nascosto dentro l’uomo.

Così accade che celando parti mentre pattini esponi quanto di più ineffabile del tuo essere attuale, qualcosa di te che nel mondo ordinario nascondi quasi a tutti, e a volte perfino a te stessa/o.

Così accade che pattinando in pista racconti qualcosa che appartiene alla parte più intima, spesso insondabile e a volte indicibile del tuo essere attuale, qualcosa di te che è vero in modo così profondamente autentico  prezioso e fragile che nel mondo ordinario non sopravvivrebbe più di un battito di ciglia.

Ogni volta mentre pattini racconti lasciandoti dietro minuscole visibili tracce, suoni e colori che parlano di te; tracce mute che sussurrano ad orecchi che sanno e vogliono ascoltare, più che colori sono frammenti di luce viva, memorie di viaggio, dimenticanza presente, più che suoni sono minuscoli fori dentro cui soffia la vita rompendone i silenzi.

Mentre pattini ascolta,
se riesci a sentire la voce del tuo cuore allora hai raggiunto il TUO CENTRO, e qui ed ora senti se davvero hai il coraggio di incontrarti e conoscerti fino in fondo, oppure continua a dipingere ed abbellire la tua maschera, invece che mostrare i colori autentici della tua anima.

artSKATERS ‘In Lak’ech’

“Come porre termine, come chiudere: è su questo e non certo su come iniziare o aprire qualcosa, che chi vive la vita liquido moderna ha urgente bisogno di istruzioni.”

Zygmunt Bauman

“Io penso che alla fine tutta la vita non sia altro che un atto di separazione, ma la cosa che crea più dolore è non prendersi un momento per un giusto addio.”

La vita di Pi

Una PERFORMANCE ISTANTANEA è IMPROVVISAZIONE, RICERCA, ESPRESSIVITÀ, CONSAPEVOLEZZA, ASCOLTO, EMOZIONE e RELAZIONE

Grazie Crazy…

IO sono TE e TU sei ME. Sono un altro te stesso. Siamo UNO e siamo INSEPARABILI. Ogni azione è un ATTO di RISPETTO per ogni forma di VITA. PERCEPISCO la connessione, COMPRENDO che TUTTO è sostenuto ed alimentato da uno stesso EQUILIBRIO: RISVEGLIARE la propria spiritualità TRASFORMA completamente il SENSO della propria VITA. Abbiamo lasciato  i nostri CONFINI ed abbiamo compreso che nulla e NESSUNO È SEPARATO, TUTTO e TUTTI siamo CONNESSI. Siamo UNO e siamo INSEPARABILI.

Dunque è questo un addio? Si… ma solo se nel tempo che abbiamo avuto, noi ancora non ci fossimo mai davvero incontrati.

artSKATERS PAURA e AMORE

“Forse che mi contraddico? Benissimo, allora vuol dire che mi contraddico, sono vasto, contengo moltitudini.”

W. Whitman

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Ogni volta in pista, durante un’esibizione, indipendentemente da quanto tu ne sia consapevole, avviene un incontro tra PAURA e AMORE.
Questo è quello che accade per ognuno di noi su molteplici e differenti piani di coscienza, tanti quanti sono i probabili “io” e le possibili versioni di noi stessi che abitiamo.
Paura e Amore, a volte tra i due nasce una danza sensuale e sottile oppure assistiamo ad un violento scontro, in qualche occasione invece capita di sperimentare proprio quello che accade quando ad una forza inarrestabile si oppone un oggetto inamovibile.
A volte la differenza di potenziale energetico è tale che l’incontro si riduce in un monologo ininterrotto dell’una o dell’altra, dal sapore tronfio, tragico stucchevole o trionfale a seconda di chi parla e di chi tace o di chi e come ascolta.
Paura e amore si incontrano e se lottano in pista è solo perché già prima hanno lottato e forse ancora adesso lottano dentro di te.

artSKATERS LA SFIGA, LA GIURIA e gli ALIBI in pista e fuori

“Se io non sono per me, chi è per me? E, se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando?”  Hillel

 

Esiste un atteggiamento che a nostro avviso allontana da alcuni valori di fondo propri dello sport in generale e di questa nostra disciplina in particolare. Un atteggiamento diffuso che nella pratica si dimostra per niente funzionale a chi partecipa alle gare. Questo atteggiamento è figlio di questo pensiero pericoloso e corrosivo: per quale motivo dovrei impegnarmi e faticare tutti i giorni a fare quello che faccio se la mia vittoria dipende dal giudizio di altri che, purtroppo spesso non fanno bene il loro lavoro o non ne sono all’altezza?

Questa ipotetica aleatorietà del risultato in alcuni casi potrebbe anche fare aumentare lo stato di attivazione in un individuo, al punto da generare di conseguenza ansia negli atleti, poiché potrebbero percepire di non potere avere il controllo dell’andamento della propria performance e gara. Si tratta di un’atteggiamento fuorviante in modo ancor più grave se si considera che un esempio di questo genere potrebbe venire portato da atleti e genitori nei confronti dei piccoli pattinatori, sviandoli in questo modo completamente dai valori, in primo luogo di RISPETTO di sé e dell’altro, a cui invece lo sport potrebbe e vorrebbe avvicinare.

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Il nostro punto di vista considera che la competizione non è mai con qualcun altro ma sempre in assoluto con se stessi ed è esattamente per questo motivo che attraverso il nostro percorso “alleniamo” anche a stare, ciascuno nel proprio centro, in quiete piuttosto che a rincorrere qualcuno o a farsi rincorrere in tondo sulla circonferenza dell’approvazione altrui… una questione quindi di prospettiva, di ascolto e consapevolezza, non di ego.

In questo senso siamo tutti (o quasi) d’accordo quando, a rotelle ferme, sosteniamo che la gara in pista dovrebbe essere un momento di VERIFICA e di APPRENDIMENTO e non un momento in cui si DEVE VINCERE a tutti i costi. Tuttavia se e quando ciò non accade le reazioni a caldo descrivono spesso un quadro tutt’altro che virtuoso. Inesorabilmente inizia la caccia al colpevole e purtroppo, ammettiamolo, è COLPA SEMPRE degli altri.

Ma chi sono gli ALTRI? sono i cosiddetti avversari, sui quali i confronti, le critiche aspre e vendicative ed i giudizi gratuiti si sprecano, sono i giudici e la giuria incapace di comprendere e quindi incompetente se non addirittura faziosa ed ostile, per concludere poi con il pubblico, arguto e attento, preparato quando ci è amico, ci supporta, ci capisce e applaude, lo stesso pubblico che quando non ci comprende invece, diciamocelo pure, non capisce poi molto di pattinaggio ed in generale non coltiva un pensiero autonomo e critico, è il pubblico ammaestrato che applaude di norma e per inerzia, il pubblico che loda apprezzando i soliti noti che tra l’altro lo sono perché vincono oppure perché ancora una volta NON vincono, già… gli altri.

Sono veramente pensieri tristi questi ultimi non tanto nei confronti degli altri, ma per chi li fa, ed in questo senso vi rimandiamo, se ancora non l’avete letta, alla nostra precedente riflessione (CHI É il PUBBLICO? la SPIRITUALITÀ e pattini). Crediamo che se un atleta è veramente bravo e fa le cose che “deve” fare fatte bene, se un atleta interpreta e racconta e riesce a farlo senza creare dubbi alla giuria, allora accade che la vittoria sarà solamente una conseguenza della prestazione adeguata e congruente del proprio costante e profondo “lavoro”. D’altro canto se l’atleta magari non esegue la coreografia in modo chiaro, non esprime convinzione ed autenticità mentre racconta e interpreta oppure è la stessa coreografia che non si sviluppa secondo una struttura ed una narrazione efficace, allora si corre il rischio di trovarsi dei giudizi inferiori alle ASPETTATIVE. In questo caso sarebbe SANO RICONOSCERE e APPRENDERE da questa ESPERIENZA la propria RESPONSABILITÀ, la possibilità che forse è necessario lavorare di più in allenamento, sulla coreografia e sulla capacità di comunicare per migliorare insomma tutti quegli aspetti della nostra preparazione piuttosto che prendersela con le altre persone.

Partiamo dal presupposto che siamo tutti degli esseri umani e quindi un errore ogni tanto può capitare e capita a chiunque: atleti, allenatori, coreografi e giudici, il pattinaggio è uno di quegli sport dove il metro di giudizio è costituito da persone, esseri umani e non da misure oggettive e precise, come succede ad esempio nell’atletica. Crediamo che le persone che presiedono la giuria siamo persone preparate, sappiamo infatti che hanno seguito un corso ed hanno sostenuto un esame per poter svolgere il ruolo di giudice, quindi necessariamente hanno sia la competenza tecnica specifica per la disciplina del pattinaggio sia la competenza artistica e la conoscenza delle forme d’arte performativa ed i relativi aspetti di forma codificata, di movimento e coreutica oltre a quelli artistico-espressivi propri della recitazione. Infine confidiamo anche nel fatto che in caso di dubbio o difficoltà un giudice andrà sempre a favorire l’atleta, a testimonianza dell’integrità e della buona fede del suo operare e soprattutto a favore della fiducia che qualsiasi atleta ed artista dovrebbe godere e ricambiare a priori in sede di valutazione e verifica soprattutto al di fuori e lontano da qualsivoglia pregiudizio personale. Sappiamo anche che a ognuno di noi capitano più o meno frequentemente errori di valutazione e che quotidianamente nella nostra esperienza formuliamo giudizi errati di continuo. A volte perché si presta troppa poca attenzione ad alcuni aspetti o semplicemente perché si bada e si guardano quelli sbagliati che fuorviano. Un altro errore consiste nell’essere unilaterale, manifestando uno sguardo piatto, frettoloso e superficiale, per esempio anche una posizione ideologica forte può confondere i sensi e la capacità di valutare. Il pattinaggio artistico in generale porta con sé una caratteristica unica, ovvero l’incommensurabile soggettività dell’essere, da entrambe le parti, chi giudica e chi viene giudicato. Tuttavia è bene ricordare e rammentare che in una performance la valutazione della componente artistica dovrebbe essere quasi totalmente INTUITIVA perché LA QUALITÀ ARTISTICA DEVE VENIRE SEMPRE PERCEPITA E NON ESSERE DEDOTTA.

Allora ad esempio proviamo, in modo costruttivo ad imparare a riconoscere quando usiamo degli alibi e ad abbandonarli con CORAGGIO e RESPONSABILITÀ a favore di un atteggiamento più efficace ed utile alla VITA ed allo SPORT, un atteggiamento funzionale e strategico finalizzato alla nostra personale espansione e al nostro personale miglioramento e arricchimento con nuove competenze e attitudini. Evitiamo di fomentare inutili e fastidiose polemiche, con un atteggiamento involutivo che ci inchioda alla frustrazione, al lamento e al paradossale mantenimento dello status quo, fatto d’insoddisfazione cronica e perdurante. Con UMILTÀ potremmo invece ringraziare, provare a riconoscere in noi i punti su cui lavorare e iniziare a lavorarci ora da subito, con forza, coraggio e determinazione per espanderci e renderci MIGLIORI, allora accadrà qualcosa di nuovo… ed anche quei giudizi forse potrebbero poi migliorare.

artSKATERS CHI É il PUBBLICO? SPIRITUALITÀ e pattini

Certo ti potrebbe sembrare una domanda banale e dalla risposta scontata, ma ti sei mai davvero chiesto chi è il pubblico?

Una cosa è certa, se con il tuo pubblico non senti che ci sia uno scambio, non percepisci chiaramente chi o cosa porti in dono, potresti domandarti qual’è la tua direzione e quali sono le tue intenzioni durante un’esibizione così facendo per esempio potresti scoprire quali sono le autentiche ragioni per cui ti infili i pattini ed ogni giorno ti alleni e fatichi.

Quanto segue potrai comprenderlo fino in fondo solo se ti concederai di uscire dalla tua personale e sicura zona di comfort. Se vuoi davvero conoscerti devi osare, per questo non ci sono scorciatoie, non ti basterà mettere solo un piede di fuori, è bene che tu lo sappia: fuori, dovrai metterceli entrambi i tuoi piedi. Ora però rilassati, non è obbligatorio, e anche per questo qualcuno potrebbe pensare che potrebbe non essere nemmeno adatto a tutti, infatti dipende fortemente quasi solo dal tuo attuale mindset e di cosa ne vuoi fare. Puoi tranquillamente decidere che non fa per te e continuare a fare quello che hai sempre fatto.

Se invece stai ancora leggendo allora sei sulla strada giusta per scoprire forse qualcosa di nuovo su di te. Dicevamo… chi è il pubblico? Hai provato o vorresti provare a porti questa domanda cambiando la tua solita prospettiva? Esci dalla tua comfort-zone e sperimenta un nuovo punto di osservazione e direzione del tuo sguardo. Possibilmente ricerca la visione più ampia e dunque chiediti CHI? o che COSA? rappresenta o potrebbe rappresentare, per te il pubblico.

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Potresti allora chiederti che cosa ti aspetti o cosa pretendi da questo pubblico, prova anche a portare la tua attenzione su cosa dai in cambio. Analogamente potresti affermare di conoscere qual’è il tuo dono? comprendi, per esempio, anche cosa condividi o cosa invece vorresti offrire e condividere ma per qualche strana ragione ancora non lo riesci a fare. Chi è, dunque non solo in generale il pubblico e cosa rappresenta ma, in questo caso e in modo più sottile, ti piacerebbe scoprire chi è il TUO personale pubblico?

Se mi stai seguendo avrai capito che il tema è molto più complesso di quello che sembrerebbe ad una prima superficiale lettura. Prova a considerare la possibilità che il pubblico e le sue re-azioni siano la manifestazione specchiante di alcune parti consce ed inconsce di te stesso. Quindi la domanda diventerebbe: quale parte di te il pubblico ti specchia? quale atteggiamento ti rimanda? Ovviamente non esiste una risposta univoca giusta o sbagliata ma esiste la TUA RISPOSTA, cioè la risposta GIUSTA per TE in questo momento. E ora ti suggerisco, proseguendo nella stessa direzione, sei pronto a chiederti chi è la giuria? Come vivi gli istanti di attesa che seguono immediatamente la performance durante una competizione e come accogli il risultato, qualsiasi esso sia? Quali sono le tue emozioni? e di nuovo… quale parte di te ti specchia? quale atteggiamento ti rimanda? Chi sono i giudici ed analogamente quale parte di te specchiano? Sempre restando nell’ipotesi che tutto quanto c’è fuori non è altro che la proiezione del tuo mondo interiore quale o quali parti di te stesso dunque stai proiettando o hai proiettato nella giuria?

E ora infine ti propongo questa semplice riflessione personale, e se siete un gruppo o in coppia provate in un secondo momento a parlarne anche insieme in un cerchio, apritevi e confrontatevi, sperimentate quanto può essere utile, stimolante ed efficace incontrare se stessi e gli altri… e, se via va, scriveteci e raccontateci la vostra esperienza. Dunque la riflessione è la seguente, quello che desidero che mi arrivi da fuori (pubblico, giuria, compagne/i etc.), quello che a volte pretendo… come se mi fosse dovuto, ecco individua ora bene di che cosa stai parlando a te stesso e chiamalo col suo preciso nome (il supporto e il sostegno, la comprensione, l’attenzione, sentirmi stimato, valorizzato, apprezzato, stimato, esaltato, visto e amato…) e prova a dire a te stesso e in tutta sincerità se già TU, sei il primo a concedere a te stesso tutto questo oppure lo pretendi solo da altri. In quest’ultimo caso come puoi pretendere che un’altra persona provi per te quello che nemmeno tu ti concedi di provare per te stesso? Così hai scoperto questa “legge” ovvero che nessuno farà mai per te qualcosa, qualsiasi cosa se non sarai stato tu il primo a farlo per te stesso. Ora forse sei anche consapevole di quanta energia ogni giorno ad esempio investi per ricercare approvazione fuori da te privando il tuo vero progetto, dentro di te, di quanto necessario perché tu possa realizzarlo. Ecco che hai compreso perché non raggiungi gli obiettivi che vorresti raggiungere o lo fai dissipando una grandissima quantità di energia, ben oltre quanto necessario, e questo per esempio ti rallenta nel tuo percorso e non ti permette a volte di passare di slancio e rapidamente al tuo obiettivo successivo. Nessuno crederà mai in te se non sei tu il primo a crederci veramente, e non stiamo parlando di chiacchiere mentali, ma di azioni e fatti concreti, di decisioni prese, con direzione e determinazione…

e purtroppo no, nessuno ti potrà amare davvero finché non sarai tu per primo ad avere uno sguardo non giudicante e accogliente, fatto di accettazione e ricco di amore incondizionato verso te stesso, indipendentemente e chiunque tu sia in questo momento della tua vita, e dall’attuale versione di te stesso…

artSKATERS intervista PAOLA FRASCHINI

“Sacrificare non significa rinunciare, bensì rendere sacro qualcosa. Rendi sacro ciò che ami e manifesterai così la parte più divina di te.”

Paola Fraschini, Come il leone e la farfalla

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Siamo felici ed emozionati di poter condividere con tutti voi questo incontro di artSKATERS con Paola Fraschini. La sua carriera sportiva ed artistica è ben nota nel mondo del pattinaggio, ha conquistato sei titoli mondiali consecutivi nella specialità di Solo Dance, vinto un campionato europeo in coppia danza, ottenuto un altro oro mondiale in quartetto, e infine è attualmente artista e performer  per Cirque du Soleil con un ruolo di protagonista nello spettacolo Volta. Come molti di voi “conosciamo” Paola anche attraverso il suo libro recentemente pubblicato “Come il Leone e la Farfalla”. Si tratta di un testo che non solo abbiamo letto con interesse ma di cui suggeriamo la lettura non solo a chiunque abbia a che fare con il pattinaggio artistico ma a tutte le persone che ricercano e desiderano comprendere più profondamente il senso del proprio “fare” e, perché no? della propria vita. Abbiamo chiesto a Paola la disponibilità ad un incontro e l’abbiamo invitata a confrontarsi con noi su temi che ci sono cari e che ci appassionano, per questo motivo ci è sembrato naturale e sensato partire proprio da questo suo testo così ricco di spunti per stimolare riflessioni che consideriamo davvero necessarie per chiunque pratichi questo sport ed ambisca a farne anche un possibile percorso di maturazione e conoscenza di sé e del mondo, un percorso di ricerca e di auto realizzazione insomma un percorso di vita oltre che di traguardi sportivi raggiunti e riconoscimenti ottenuti. Partendo da alcune citazioni che ci hanno risuonato in modo vivo e ricco, abbiamo deciso di strutturare questa intervista partendo proprio con dei rimandi precisi al testo, come riferimento e nella consapevolezza che, sebbene il nostro obiettivo fosse quello di raccontare Paola, il risultato è inevitabilmente parziale e per niente esaustivo e tuttavia non ha la pretesa di esserlo quindi, se vi piace, chiameremo questo incontro e scambio “un’intervista imperfetta” vivente soggettiva e sentita quindi autentica. Per questo motivo rimandiamo dunque chi fosse interessato ad un quadro completo dei contenuti del testo alla lettura integrale del libro.

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• Innanzitutto vorremmo sapere come ti senti riguardo a questa esperienza che stai facendo con Cirque du Soleil, esibendoti su un palco internazionale, per una compagnia di fama mondiale i cui spettacoli non smettono di incantare e suggestionare con coreografie, scenografie e artisti di grandissimo impatto espressivo e che sanno arrivare al cuore dello spettatore. Quali sono le sfide e quali le soddisfazioni, quali le emozioni di salire su quel palcoscenico?

P.F. — Salire sul palco del Cirque du soleil è stato un po’ il compimento di una missione che da anni scalpitava dentro di me. Sentivo che dovevo in qualche modo portare il pattinaggio fuori dalle competizioni e dalle piste anche se anni fa non sapevo come. Quindi una volta che sono riuscita ad ottenere il ruolo di Ela, il mio personaggio all’interno dello show, ho messo tutta me stessa nella realizzazione di questo sogno. Ammetto che non è stato facile adattarmi a questa esperienza di vita. Ho lasciato tutto in Italia: famiglia, amici, abitudini, per rispondere a questa chiamata oltreoceano. Ho dovuto adattare il mio modo di pattinare a un palco minuscolo per un pattinatore e ho lavorato molto sulla recitazione e sulla creazione del personaggio. Nonostante le difficoltà sono contenta di essere in questa esperienza perché ho imparato e sto imparando ogni giorno, sia da un punto di vista artistico sia come mia crescita personale. Sono grata di aver la possibilità di esibirmi su un palco dove ogni sera si crea una magia intrisa di emozioni che lo spettatore riceve con un’energia accecante.

• Quale aria si respira in questo ambiente, quali sono gli insegnamenti più significativi in questa attività che vuoi condividere con chi vorrebbe proseguire la propria carriera in questo ambito? Quali sono stati  gli  incontri che ti hanno cambiata o che hanno stimolato e catalizzato il tuo processo trasformativo e di espansione sia come performer che come persona?

P.F. — Al contrario dell’ambiente del pattinaggio in cui ho sempre sentito molta tensione a causa della competizione, al circo ci si supporta e ci si aiuta perché siamo come una famiglia. Le persone che ho incontrato in quest’avventura sono sempre state disponibili e mi hanno dato tantissimo fin dal momento della creazione dello show a Montreal e questo è stato importantissimo per me che soprattutto al principio mi sentivo totalmente persa. Ci sono state tantissime persone che mi hanno sostenuta, dagli insegnanti, ai direttori artistici, ai mentori che ho incontrato nel mio percorso. Ognuno di essi mi ha indicato la via per muovermi sempre più agilmente in questo mondo circense per me del tutto nuovo.

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• Vorresti raccontare quali sono o sono stati i passaggi e le sfide, le competenze che hai attivato e le esperienze più significative alle quali hai attinto per realizzare questo percorso trasformativo da atleta-artista a performer?

P.F. — Come dicevo è stato duro il passaggio da atleta ad artista. Uno psicologo sportivo di fama mondiale mi ha aiutato facendomi capire che la mia attitudine doveva assolutamente cambiare. Non dovevo più competere con nessuno, non dovevo vincere ma dovevo esibirmi e dovevo farlo soprattutto 9-10 volte alla settimana, per più di 350 spettacoli all’anno e non potevo pretendere di essere al top in ogni show. Questo passaggio per me fu una rivelazione. Col tempo e con la pratica quotidiana ho lasciato andare piano piano la parte più competitiva di me stessa per entrare in uno stato più calmo e consapevole che la mia performance aveva un altro fine.

• Sei d’accordo con l’idea che la formazione permanente e continua costituisca “conditio sine qua non” sia per mantenere da una parte il proprio profilo appetibile sia dall’altra, tenendo fede all’idea di un “fare” finalizzato all’essere, per trasformare la propria ricerca personale in un percorso artistico e poetico, sacro e capace di manifestare la parte divina in ognuno di noi?

P.F. — Credo che ognuno di noi abbia ricevuto dei talenti e che sia nostro dovere coltivarli, migliorare e creare con la ricerca e la dedizione continua. È importante inoltre condividere col mondo ciò che abbiamo imparato, ciò che siamo è ciò che creiamo perché potrebbe essere d’ispirazione per qualcun altro. É proprio per questa ragione che ho scritto il libro “Come il leone e la farfalla”. 

• Oggi Paola vuoi raccontare quali sono le attitudini su cui lavori o vorresti lavorare?

P.F. — In generale il viaggio della vita continua e credo che ogni giorno ci sia sempre qualcosa da imparare, da vivere, da guarire. Professionalmente sto investendo le mie energie sulla coreografia, sulla recitazione e sull’imparare nuove cose in ambito dello spettacolo. Inoltre sono appassionata di crescita personale e di psicologia quindi leggo libri, faccio corsi on line ecc.

• Com’è per te oggi guardare indietro e rivedere il viaggio che ti ha portata fino a dove sei ora? Hai voglia di raccontarci  secondo il tuo sentire uno o a tua scelta alcuni degli episodi che hai vissuto e che ritieni momenti chiave di trasformazione e passaggio lungo il tuo percorso di ricerca personale? Ci piacerebbe che ci raccontassi più eventi o anche lo stesso ma portando l’attenzione e il tuo sguardo al tuo vissuto distintamente sul piano fisico corporeo, su quello energetico, emotivo ed infine su quello psichico e cognitivo.

P.F. — Se mi volgo indietro e dò uno sguardo alla mia vita, vedo un viaggio, vedo che tutto ha un senso e che le prove che ho affrontato, le persone che ho incontrato e anche i genitori che ho… tutto è servito per portarmi qui dove sono ora e probabilmente ciò che sto vivendo oggi mi servirà per il mio futuro. Credo che tutto si intrecci nel migliore dei modi per far sì che possiamo evolvere come anime attraverso la scuola della vita. Personalmente ho avuto una grossa crisi nel 2008 che mi ha portata a guardarmi nel profondo per capire che dovevo ripartire da me stessa per ripercorrere di nuovo la giusta carreggiata nel mio cammino. Dopo una profonda ricerca, con l’aiuto di una dottoressa che mi ha presa per mano, sono entrata a conoscenza di diverse tecniche mentali che mi hanno permesso fare dei passi da gigante. Proprio nel 2009 ho vinto il campionato Italiano e mi sono qualificata per il mondiale. Due mesi prima del mondiale mi sono fratturata il gomito destro e pensavo non mi fosse possibile gareggiare. La visualizzazione mi ha aiutata e mi ha permesso non solo di partecipare ma di vincere. Per me è stato un insegnamento che mi ha cambiata per sempre. Ho capito che se cominciamo ad amarci, ad ascoltarci e a prenderci del tempo per la nostra crescita personale, i miracoli realmente accadono. Nella mia storia ho avuto tantissime difficoltà, ma ho imparato a guardarle come “sfide” e non come “sfighe” e a non arrendermi ma a capire che insegnamento ci fosse dietro. Ho imparato ad avere piano piano fiducia in me stessa e in una forza più grande che ci guida dall’alto. Nel libro “Come il leone e la farfalla” racconto tutti i particolari della mia storia svelando molte tecniche che mi hanno aiutato a superare le prove e i limiti.

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“Ho sempre vissuto le gare come la mia battaglia personale: dovevo fare un tuffo dentro me stessa e tirare fuori risorse che non immaginavo nemmeno di possedere. Proprio le gare mi hanno portata a guardare in faccia la mia vera essenza, non potevo nascondermi, dovevo affrontare i miei limiti, le mie paure e le mie resistenze. Dovevo imparare a sfondare i muri interiori che non mi permettevano di prendere il volo. In quegli anni ho eliminato una dopo l’altra le membrane che imprigionavano la mia anima e piano piano ho cercato di aprire di più le mie ali. È un processo che continuerà per sempre nella mia vita ma le gare mi hanno portata a fare pulizia e ad avvicinarmi al mio Sé.”

Siamo perfettamente in sintonia con la visione che proponi e per cui il mondo esterno non è che uno specchio del nostro mondo interiore. Ci piacerebbe che tu ci raccontassi quali sono state, secondo il tuo sentire, le sfide che hai affrontato e che oggi ritieni siano state più difficili e significative. Quali difficoltà o passaggi interiori sono stati proiettati sia nelle competizioni che negli “avversari” che di volta in volta hai affrontato e trasformato in tuoi personali punti di forza?

P.F. — Come dicevo ci sono state diverse sfide nella mia vita, tra cui la mancanza di una pista adeguata dove potermi allenare. La mia pista è piccola, all’aperto con crepe per terra. Quindi quando piove non si può pattinare e le dimensioni e il fondo sono sempre diverse da quelle di gara. (Parlo al presente perché purtroppo la situazione non è cambiata). Questo mi ha insegnato ad adattarmi velocemente, a pattinare al gelo d’inverno e al caldo d’estate. Mi ha insegnato a sfruttare il tempo al massimo perché oggi si pattina ma domani chissà. Mi ha insegnato a pattinare tra i buchi e le crepe, cosa che oggi sul palco del Cirque du Soleil mi torna utile perché ci sono buchi a causa di un palco con pezzi movibili…

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“Le paure vengono a galla quando dobbiamo affrontare una sfida. Le gare mi hanno sempre messa davanti allo specchio facendomi vedere talvolta alcuni lati d’ombra. Mi hanno spogliata di tutte le false sicurezze e mi hanno fatto compiere un viaggio dentro me stessa per individuare ogni volta una nuova risorsa da utilizzare.” Lungo il tuo percorso hai scelto di far emergere, di “vedere” e quindi riportare a consapevolezza parti sofferenti di te, le tue debolezze, la solitudine. Accogliendo queste parti hai potuto trasformarti e autorizzarti ad evolvere come essere umano e di conseguenza come atleta e artista. Il tuo percorso è un esempio di come si possa divenire alleati di sé stessi e autorizzarsi a sognare e a realizzarsi pienamente. Ad esempio nel tuo libro condividi delle tecniche se vogliamo molto semplici eppure potentissime, tu lo hai sperimentato. Ma che cosa trattiene dal cambiamento? Qual’è il ruolo che la paura gioca? Perché secondo te ancora oggi solo pochi atleti sono a conoscenza di queste possibilità o le utilizzano? Artisti più o meno inconsapevolmente bloccati in un mindset per cui sembra che non si concedano di esprimere se stessi completamente e integralmente. Cosa ne pensi?

P.F. — Ci sono due potenti forze che ci guidano nella vita: la paura e l’amore. In ogni scelta dobbiamo decidere da che parte stare e la sfida è proprio accogliere la zona d’ombra (la paura) e comprenderla con amore. La paura ci frena e ci protegge, se vogliamo è anche un’alleata ma non lo è più quando non ci permette di muoverci fluidamente nel nostro percorso personale. Il cambiamento è per l’inconscio un rischio perché non si conosce e uscire dalla nostra zona di confort richiede sempre una grande dose di coraggio perché si mettono in moto molte emozioni che a volte possono boicottarci. Il lavoro sta proprio nel tranquillizzare il nostro inconscio e con amore fare un passo in più per espandere la nostra energia. Credo che ci sia ancora poca divulgazione e che queste tecniche siano per pochi eletti (atleti di alto livello) e l’intenzione del mio libro è proprio quella di raggiungere più persone possibili in modo che ognuno possa utilizzare i miei suggerimenti e consigli nel modo più consono per la propria vita. 

“Quando un cambiamento entra nella nostra vita, per quanto positivo possa essere, ci fa paura, e il nostro inconscio prova a proteggerci, a metterci al sicuro in tutti i modi, e così ci boicotta. Gli infortuni sono un esempio di ciò. Imparare a tranquillizzare l’inconscio parlandoci e ascoltandoci nel modo giusto, è un passaggio fondamentale per non rallentare la nostra evoluzione naturale.”

Il cambiamento fa sempre paura e il nostro inconscio lavora incessantemente per mantenerci nella nostra zona di comfort. Tuttavia, con determinazione e Amore per sé, è possibile orientare la mente perché cooperi al raggiungimento dei sogni e delle motivazioni del Cuore. Noi artSKATERS crediamo che ogni atleta artista abbia un immenso potenziale e la possibilità di fiorire nella sua unicità e bellezza, è certo però che il passo debba avvenire dentro di sé, la scelta di crederci, di desiderare il massimo per se stessi. Ma anche di affidarsi… Come è stato per te?

P.F. — Ognuno dovrebbe essere libero di esprimere sé stesso perché c’è posto per tutti e se ognuno dà il suo contributo possiamo costruire un futuro migliore! É quello che voi di Artskaters state promuovendo e sono assolutamente d’accordo e di supporto al vostro meraviglioso lavoro. Vi ringrazio infinitamente per questo e spero che in un futuro ci possa essere una proficua collaborazione.

“La vita ci mette di fronte a prove, crisi, ostacoli da superare, altrimenti saremmo sempre allo stesso punto e la nostra evoluzione si sarebbe fermata all’età infantile. Pensi forse che i bambini non facciano fatica quando imparano a camminare, a parlare, a mangiare da soli? Eppure, ci provano, cadono, sbagliano, non si arrendono e ci riprovano, e, guarda caso, tentativo dopo tentativo, chi prima chi dopo, tutti ci riescono. Se ci riuscivamo da bambini ora chi siamo? Siamo diversi? Gli adulti devono avere tutto e subito? Rifletti su questo, è di fondamentale importanza. Se non trovi immediatamente la soluzione fai tentativi, prova un’altra via, cerca nuove idee per arrivarci”. Condividiamo pienamente questo atteggiamento, se vuoi raggiungere un livello più alto, devi cambiare qualcosa dentro di te, e perché la tua espansione sia continua devi essere disposto a metterti in gioco continuamente, obiettivo dopo obiettivo. Qual è la motivazione profonda che ti ha permesso ad ogni obiettivo raggiunto di volerti spingere ancora oltre? Secondo il nostro sentire la voglia di accogliere e la capacità di esprimere gratitudine, la capacità di stare al centro del proprio cuore e sentire, ed un profondo e spontaneo amore per sé sono alcuni degli ingredienti indispensabili, in base alla tua personale esperienza cosa ne pensi?

P.F. — Sì sono assolutamente d’accordo. Per me è sempre stata una spinta interiore che mi ha invogliato a scoprire il nuovo e ad essere un po’ il pioniere in diverse situazioni. Avere il coraggio di scoprire il nuovo. Sono stata la prima donna campionessa del mondo in solo dance, la prima pattinatrice al Cirque du Soleil e la prima Ela. Credo che la mia missione sia aprire porte, in fondo sono un ariete. Ma ognuno ha il suo compito.

Il tuo percorso è stato lungo e ricchissimo, e la tua indagine interiore profonda. Amiamo interrogare gli atleti artisti con cui lavoriamo sul senso che ha per loro pattinare, perché lo fanno? Rispetto a questo nel tuo libro racconti: “Il pattinaggio è sempre stato qui, a ricordarmi chi sono e cosa posso essere. Mi ha dato l’opportunità di entrare in contatto con la mia anima, con la parte più vera e divina di me. Mi ha fatto fare un tuffo nelle profondità della mia coscienza per mostrarmi limiti e paure ma anche la mia autenticità. Il pattinaggio è sempre stato molto più che un semplice sport: è la scuola che guida la mia vita.” Fare lavoro su di te ha rappresentato la svolta nella tua carriera, ti ha condotto verso la piena realizzazione dei tuoi obiettivi, possiamo dire che sia stata la tua carta vincente, quella marcia in più che ti ha portata a distinguerti da tutte le tue concorrenti e ad esprimere al massimo il tuo potenziale e la tua unicità? E oltre che la tua carriera sportiva, come questo percorso ha influito su tutti gli aspetti di te e della tua vita?

P.F. — Il pattinaggio è stato lo strumento per farmi fare un lavoro su me stessa che ovviamente è stato utile per le gare ma soprattutto per la mia vita in tutti i suoi aspetti. In fondo non si può scindere la vita sportiva da tutto il resto. In pista porti la tua vita e nella tua vita porti la tua professione.

“Divenire consapevoli di cosa si vuole comunicare è davvero la chiave perché accada realmente. Credo che il pubblico abbia sempre bisogno di percepire ciò che l’artista prova per poter essere sulla stessa lunghezza d’onda.” Ecco un altro tema a noi molto caro, parlando di espressività artistica noi proponiamo un approccio nuovo, un viaggio dentro di sé alla ricerca della propria autenticità, espressiva, creativa, essenziale. Quanto cambia la performance e il contatto con il pubblico, che definisci anche “magico”, quando sei nel tuo centro esprimendo con consapevolezza la tua Essenza?

P.F. — Per me la connessione col pubblico è sempre stata alla base di una performance. Il pubblico deve entrare nella tua emozione e tu devi essere bravo a guidarlo e a farlo risuonare con la tua energia. Dico sempre che un’artista è un atleta  che deve essere generoso, nel senso che in scena deve aprire il suo mondo emozionale e permettere che lo spettatore si tuffi dentro.

 

Il tuo libro “Come il leone e la farfalla” è un racconto coinvolgente di un viaggio attraverso obiettivi e sfide sempre nuove e soprattutto di un percorso dentro di te, lo abbiamo apprezzato moltissimo proprio perché, oltre a suggerire a ogni atleta artista tante possibilità di investire e credere su di sé, esprime il valore dell’autenticità nell’arte. Parafrasando Dominique Dupuy ”si danza per essere guardati” e tuttavia la pratica stessa di un’arte “potrebbe divenire anche un percorso iniziatico, un cammino verso la conoscenza di sé e del mondo”. Tutto ciò sentiamo possa essere il valore profondo di questo sport marcatamente artistico, una opportunità di evoluzione individuale e anche sociale, nel raccontare e nella condivisione in quella cassa di risonanza rappresentata dall’esibizione nel momento della gara, un’opportunità preziosa di aggregazione e connessione su più livelli, non solo fisico ma anche energetico, emotivo, spirituale. Cosa senti al riguardo? 

P.F. — Ho sempre considerato la pista e il palco un luogo dove la magia accade, dove c’è una connessione molta profonda con la tua parte più divina che in quell’occasione può realmente esprimersi e diffondere un’energia unica che appunto va a coinvolgere chi in quel momento guarda. È un momento sacro, potente in cui l’arte prende forma.

L’entusiasmo e la determinazione che hanno caratterizzato la tua carriera sportiva rimangono qualità che porti ancora oggi nella vita artistica e professionale: mentre lavori a tempo pieno come artista del Cirque du Soleil sei riuscita a scrivere e pubblicare il tuo primo libro… quali sono i tuoi prossimi sogni e obiettivi?

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P.F. — Per ora sono concentrata col mio lavoro al Cirque du Soleil che è piuttosto impegnativo. Senz’altro il 2019 mi vede impegnata qui poi vedremo. Sto studiando recitazione, sto sempre studiando crescita personale da diverse fonti anche americane, sto imparando molto in ambito dello spettacolo e della coreografia. Quindi seguo il flusso della vita e vedrò dove mi porterà.

E infine… Cosa vorresti suggerire o forse augurare a tutti e ad ogni atleta di pattinaggio artistico?

P.F. — Di esprimersi, di rischiare, di aver il coraggio di spingersi oltre perché la vita è un’avventura che se si affronta con entusiasmo ha tutto un altro sapore. Ci saranno sempre sfide ma siamo qui per crescere e per imparare. Auguro ad ognuno di voi di portare bellezza nel mondo e di aprire il vostro cuore verso traguardi sempre più alti.

Ringraziando Paola Fraschini per questa condivisione vi segnaliamo la sua pagina web http://www.paolafraschini.com dove potrete incontrarla e seguirla anche leggendo il suo blog personale Paol@ttitude.

artSKATERS CONNECT

L’obiettivo non è combattere la mente ma esserne testimoni.

Swami Muktananda


Tutto è Uno, l’onda e la perla, il mare e la pietra. Nulla di ciò che esiste in questo mondo è al di fuori di te. Cerca bene in te stesso ciò che vuoi essere poiché sei Tutto. La storia del mondo intero sonnecchia in ognuno di noi.

Djalal-ud-Din-Rumi

“Faccio quello che sento farmi bene” ma siamo sicuri che le cose stiano davvero così?

Spesso viene completamente travisato il significato autentico di “PRENDERSI CURA DI SE STESSI” interpretandolo come “FARE QUALSIASI COSA CHE LA MENTE DECIDA DIA APPAGAMENTO”Prendersi cura di sé stessi, parte dall’ASCOLTO e il CONTATTO di sé e per fare questo, prima di tutto, è necessario “FERMARE LA MENTE”…

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Quanto profondamente sei in ASCOLTO ed in CONTATTO con il tuo vero sé? Quanto invece il tuo “io adattato” spadroneggia nella tua vita? e come ti blocca? come ti impedisce di realizzarti completamente e di fiorire nella tua unicità?

Non mi fraintendere, la mente, quella manifestazione che noi durante i laboratori chiamiamo “il CORPO PSICHICO E COGNITIVO”, nel nostro modello di lavoro è uno strumento importantissimo su cui e con cui lavoriamo in modo efficace ed unico, esattamente come lo sono il CORPO FISICO BIOLOGICO e MATERIALE, il CORPO ENERGETICO, il CORPO EMOTIVO.

Quello che voglio dirti è che si tratta di uno strumento e come tale richiede attenzione e cura oltre ad una certa maestria nell’utilizzarlo per ottenere e raggiungere i nostri obiettivi.

Soprattutto devi considerare che spesso è necessario avviare un lavoro di DISIDENTIFICAZIONE per ritornare a percepire la propria complessità e bellezza, per  iniziare a lavorare con le interazioni e le sinergie tra tutte le nostre parti. In questo modo possiamo essere davvero certi di essere LIBERI di SCEGLIERE, in ogni contesto, lo strumento più UTILE ed APPROPRIATO per affrontare in modo EFFICACE quella situazione vivendo nella PRESENZA  e CONSAPEVOLEZZA  del QUI ed ORA.

Inoltre come avrai già compreso alla DISIDENTIFICAZIONE egoica corrisponde anche l’inizio di un prezioso, autentico e ricco incontro con l’altro da sé, i tuoi compagni di gruppo per iniziare, e durante un’esibizione il pubblico…

Tu non sei la tua sola mente, YOU ARE MORE, tu sei di più. Se desideri conoscerti  più profondamente e vuoi PORTARE LA TUA VITA E LA TUA PERFORMANCE AL LIVELLO SUCCESSIVO, indipendentemente da dove ti trovi, sai che dovrai cambiare almeno una cosa, o forse probabilmente più cose, per ARRIVARE proprio là DOVE SPERI di ANDARE sia dal punto di vista PERSONALE che ARTISTICO e SPORTIVO. Una cosa è certa: ogni fase della tua vita richiede un altro “te”, perché di sicuro quello che ha funzionato per raggiungere il livello dove ora sei, non potrà condurti a quello successivo.

 

UP!

Il nostro obiettivo è quello di innescare, affiancare e sostenere in un percorso e in un processo di EMPOWERMENT l’atleta-artista e i gruppi nell’ambito del pattinaggio spettacolo. Per questo motivo PROGETTIAMO  PERCORSI UNICI E SU MISURA,  PER I TEAM O PER SINGOLI ATLETI. Proponiamo i LABORATORI nella FORMA LIBERA del WORKSHOP A RICHIESTA, nella FORMA STRUTTURATA del PROGETTO di PERCORSO.

 

Contattaci per un incontro conoscitivo e di approfondimento, per individuare il percorso adatto alle tue esigenze, agli obiettivi del tuo gruppo o per progettarlo insieme a noi.

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artSKATERS TECNICA ESPRESSIVA

“No artist can develop without increasing his self-knowledge; but self-knowledge supposes a certain preoccupation with the meaning of human life and the destiny of man.”

Colin Wilson

Il contenuto TECNICO e quello ARTISTICO in gara si spartiscono a metà il punteggio, la preparazione artistica dovrebbe meritare la stessa attenzione e lo stesso investimento dedicati alla preparazione tecnica.

Quanto tempo ed energie investite nello sviluppo dell’ABILITÀ TECNICA e quale preparazione dedicate invece all’INTERPRETAZIONE ARTISTICA ESPRESSIVA?

La tecnica dovrebbe sempre essere al servizio dell’espressione, poiché senza supporto adeguato di una qualsiasi tecnica l’atleta-artista non può esprimere seriamente nessun genere d’arte, così come non basta l’originalità espressiva per creare dell’arte. CON “TECNICA ESPRESSIVA” INTENDIAMO SIA UN INSIEME DI STRUMENTI FINALIZZATI ALL’ESPRESSIVITÀ ARTISTICA E CORPOREA PER GLI ATLETI, SIA LA NECESSITÀ DI PRENDERE DISTANZA DA UNA VISIONE E CONCEZIONE DELLA TECNICA CHE NON ESPRIMA UN ORIENTAMENTO ALLA PERFORMANCE ARTISTICA ED ESPRESSIVA.

In sintesi si potrebbe dire che la TECNICA è il MEZZO per arrivare allo SCOPO ESPRESSIVO ed i loro ruoli non sono interscambiabili.

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In questo senso affermiamo che il linguaggio artistico è per sua natura suggestivo e al contempo suggestionante e consideriamo questa fra le DINAMICHE essenziali nella PREPARAZIONE EFFICACE di un ATLETA-ARTISTA.

Proponiamo un LABORATORIO di EMPOWERMENT PERMANENTE fatto di PERCORSI e WORKSHOP per Gruppi Spettacolo, singolisti e coppie, con l’obiettivo di ESPANDERE LE ATTITUDINI INDIVIDUALI integrando CAPACITÀ ESPRESSIVA e INTERPRETAZIONE, EFFICACIA SCENICA e TEATRALITÀ.

Non utilizziamo un modello di lavoro precostituito e non procediamo per schemi, crediamo nell’unicità degli individui per questo motivo progettiamo in modo efficace percorsi di empowerment personalizzati partendo dalle tue caratteristiche ed esigenze specifiche e finalizzati ai tuoi obiettivi.

Per la stessa ragione durante il percorso utilizziamo gli strumenti che riteniamo idonei al lavoro ed alla persona o gruppo in quel momento. Attingiamo ad un bagaglio di formazione e ricerca esperienziale personale pluriennale e multidisciplinare tra cui Bioenergetica, Gestalt, Enneagramma, meditazione guidata e dinamica, teatro fisico e teatro-danza, psicodramma, contact improvisation, lavoro sul corpo fisico ed energetico, vocale ed emotivo, sul corpo immaginario del personaggio, sulla ricerca del gesto psicologico e costruzione dell’atmosfera. Attraverso collaborazioni e seminari di approfondimento ampliamo ulteriormente il campo con pratiche di danza sensibile e pratiche yoga di consapevolezza e conoscenza diretta di sé attraverso esperienze di percezione, osservazione e maturazione dei propri talenti.

 

COME PUOI PORTARE LA TUA VITA E LA TUA PERFORMANCE AL LIVELLO SUCCESSIVO?

Contattaci per un incontro conoscitivo e di approfondimento, per individuare il percorso adatto alle tue esigenze, agli obiettivi del tuo gruppo o per progettarlo insieme a noi.

Vuoi approfondire il concetto di TECNICA ESPRESSIVA? Scopri quanto potrebbe esserti utile lavorare su PRESENZA  e CONSAPEVOLEZZA, costruire la tua IDENTITÀ e se fai parte di un gruppo come CONOSCERVI ed ESPANDERVI reciprocamente attraverso un percorso personalizzato di EMPOWERMENT e TEAM BUILDING.
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UP!

GET YOUR PERFORMANCE TO THE NEXT LEVEL AND REACH THE NEXT LEVEL IN YOUR LIFE

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COME PUOI PORTARE LA TUA VITA E LA TUA PERFORMANCE AL LIVELLO SUCCESSIVO?

Una cosa è certa: quello che ha funzionato per raggiungere un livello non ti porterà a quello successivo. Ogni fase della tua vita richiede un altro “te”, e indipendentemente da dove ti trovi, dovrai cambiare almeno una cosa, se non più cose, per arrivare là dove speri di andare sia dal punto di vista personale che artistico e sportivo. Vuoi scoprire, conoscere e superare i blocchi che non ti permettono di accedere ed esprimere completamente il tuo potenziale come individuo e come gruppo?

Contattaci per un incontro conoscitivo e di approfondimento, per individuare il percorso adatto alle tue esigenze, agli obiettivi del tuo gruppo o per progettarlo insieme a noi.

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artSKATERS intervista MARTA BRAVIN di PATTINAGGIO CREATIVO

ArtSKATERS incontra Marta Bravin Tecnico Fisr per la nazionale di pattinaggio artistico inline, e coreografa e performer contemporanea di Pattinaggio Creativo, una compagnia di artisti unica e innovativa in quanto è la prima realtà italiana a portare il pattinaggio artistico in ambito urbano.

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• Iniziamo con una panoramica di quello che è stato il tuo percorso, dal ghiaccio all’inline e dall’ambito più competitivo delle gare sportive al mondo della performance artistica. Raccontaci le tue esperienze più significative.

M.B. — Ho conosciuto il ghiaccio a quattro anni nello storico palazzo di via Piranesi a Milano. Sono cresciuta sotto la guida di Franca Bianconi e poi successivamente di Lilia Ronco, Andrea Savorniano e Mirco Botta con le coreografie di Andrea Gilardi e Luca Mantovani. Il pattinaggio è stato da sempre protagonista nella mia vita. Nonostante la pressione delle gare ai massimi livelli per la mia età, i ricordi più belli li ho sui pattini. Dopo tanti anni su ghiaccio ho avuto un periodo di distacco che mi ha portato a formarmi sia nel mondo della danza sia nel mondo del teatro fisico. Finché un giorno, grazie ad Elisa Angeli, ho avuto la grande possibilità di poter partire per gli Stati Uniti e iniziare un percorso di formazione presso l’Ice Theatre of New York. Questo periodo è stato un momento di scoperta del mondo della danza contemporanea, del teatrodanza e della loro applicazione al pattinaggio. Tanti coreografi, con i loro metodi di lavoro, hanno ispirato il mio cammino di crescita. Al mio rientro in Italia ho iniziato a portare il pattinaggio artistico inline in contesti sia sportivi sia “non-sportivi”. Ho partecipato al 6° Premio Arte Laguna di Venezia che mi ha premiato tra le prime dieci novità performative su ottomila partecipanti. Da qui è iniziato il progetto di Pattinaggio Creativo. Ho creato sin da subito dei laboratori che potessero essere una proposta formativa per lo sviluppo delle componenti artistiche che, il sistema di giudizio Isu (ghiaccio), proponeva di sviluppare. Allo stesso tempo, ho creato un contenitore performativo, cioè uno spazio, dove atleti di diverse provenienze, potessero fare un percorso di ricerca artistica e creare insieme delle performance. Dopo qualche anno di ricerca, i miei laboratori sono stati oggetto della mia tesi di laurea in scienze motorie e dello sport. Successivamente questo mio lavoro di studio è stato presentato, grazie alla prof.ssa Vago e al prof. La Torre, come una vera proposta di metodologia dell’allenamento, ufficializzata con la pubblicazione sulla rivista Scuola dello Sport del Comitato Olimpico Italiano.

Per cinque anni ho collaborato anche con il comitato olimpico svizzero in particolare per l’association romande du patinage. Ho avuto il piacere di sviluppare il mio laboratorio con i migliori talenti della svizzera francese. Da questa esperienza ho deciso di portare Pattinaggio Creativo anche sui pattini inline. Quest’ultimi si sono rivelati un potentissimo strumento di espressione, che ha portato me e i ragazzi della mia compagnia, a poter pattinare nei luoghi più inaspettati. Il ricordo più bello è sicuramente quello sulle proiezioni dei quadri di Van Gogh alla Fabbrica del Vapore di Milano. Voglio approfittare di questa intervista, per ringraziare pubblicamente tutti gli amici e colleghi che hanno creduto in questo progetto, si sono divertiti insieme a me e hanno contribuito a portare la compagnia a servizio anche di grandi artisti della musica come Alessandra Amoroso, Mika, Kylie Minogue e poche settimane fa Martina Attili ad XFactor sotto la guida di Simone Ferrari e Aaron Sillis. Pattinaggio Creativo è tutto questo: laboratori di formazione e allo stesso tempo un contenitore a servizio del pattinatore e di chiunque voglia intraprendere un viaggio alla scoperta di se stesso, o anche solo provare l’ebrezza “di lanciarsi con i pattini buttarsi giù da un ponte” e scoprire capire che anche lì ci si può esprimere.

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• ”La strada è il nostro ghiaccio e la città diventa palcoscenico!!!”, ci racconti il significato della proposta di pattinaggio urbano?

M.B. — Scrissi questa frase dopo la prima escursione urbana con i miei pattini d’artistico inline. Con questo tipo di carrello ho scoperto l’entusiasmo di poter portare le figure, che avevo imparato in tanti anni su ghiaccio, anche per strada. Dopo questo primo approccio la città è diventata presto il luogo dove potermi esprimere e scoprire nuove movenze.

• Troviamo interessante questa proposta di accostare il pattinaggio artistico al contesto urbano. L’Architettura, a differenza in generale della scultura, nasce per essere attraversata, esplorata ed essere percorsa… Oltre che un gesto creativo potrebbe essere considerata “conoscitiva” l’esperienza di percorrere questa dimensione, comunicarla e condividerla con il pubblico per esempio anche in forma indiretta e mediata?

M.B. — Una delle due opere che ho presentato nel 2011 a Venezia affrontava proprio questa tematica. Il titolo della video-performance era “Una tela senza cornice”. L’incontro, con la coreografa di danza contemporanea Marta Melucci e il lavoro di ricerca con lei, anche attraverso il metodo feldenkrais, mi hanno portato a scoprire la dimensione architettonica come qualcosa di molto emozionante ed avvolgente. Il primo video di questa performance è stato girato nel vecchio porto abbandonato di Trieste. Successivamente ho ripreso l’opera al palazzo della Regione di Milano. Entrambi i luoghi sono stati un percorso interiore che ha ritrovato la sua cassa di risonanza nell’architettura circostante. Mi sento di affermare che questo tipo di approccio è la vera novità performativa che ho portato nel mondo del pattinaggio. La città diventa una tela da dipingere con i colori che ognuno di noi può portare. Non ci sono balaustre, non ci sono confini e le linee architettoniche diventano parte integrante della performance o addirittura l’ispirazione da cui scaturisce la coreografia. Oltre la video-performance, con pattinaggio creativo abbiamo fatto diverse incursioni urbane con e senza pubblico. La risposta della gente è stata sempre di stupore, molto calorosa e di gratitudine.

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• Sentiamo che de-contestualizzare il pattinaggio e ricollocarlo in contesti innovativi possa esprimere a livello sia metaforico che esperienziale l’esigenza di un gesto artistico e creativo anche di rottura, sei d’accordo con la nostra lettura?

M.B. — Sono assolutamente d’accordo con la vostra lettura. Per me è stato e continua ad essere così. L’opera performativa che ho portato a Venezia è stato proprio un esigenza di protesta. L’elemento di rottura è stato impiccarmi ad una bandiera italiana elasticizzata e usare il pattino per esprimere tutta quella fragilità che il mondo della Ricerca italiana stava vivendo in quel periodo storico.

• Pensi che una coreografia possa definirsi rivoluzionaria? E quali caratteristiche dovrebbe avere secondo te per essere tale?

M.B. — Sì, assolutamente. Una manifesto della coreografia rivoluzionaria è sicuramente Pina Bausch con il suo TeatroDanza. “Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti, ma ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza” suggerisce Pina Bausch. Per me una coreografia rivoluzionaria è esattamente questo “esprimere una visione dove altri mezzi comunicativi non possono arrivare”.

Sicuramente ci appartiene la visione che un pattinatore sia o possa essere oltre che atleta anche artista, cosa significa per te fare arte?

M.B. — Il mio maestro di pittura mi ripeteva sempre questa frase di C.Potok “L’arte è una visione personale espressa con mezzi estetici”. Fare arte per me è dare una propria visione, scoprire nuovi punti di analisi e condividerli con mezzi comunicativi efficaci. Personalmente penso anche che sia semplicemente rispondere ad un bisogno interiore che necessita di ascolto. L’ascolto porta alla ricerca che, a sua volta, ti fa arrivare alla scoperta. Quest’ultima diventa consapevolezza attraverso la quale puoi costruire la tua performance. Nel momento in cui decidi di condividere con il pubblico questo percorso, stai iniziando a fare arte. 

• Noi crediamo che l’artista abbia una responsabilità “sociale” rispetto ai temi che affronta e propone, cosa ne pensi? Qual è il senso profondo di “fare arte” e della performance rispetto a se stessi, i compagni e il pubblico?

M.B. — La responsabilità “sociale” inizia, prima di tutto, dalla sincerità con se stessi. Importante è non aver paura di scoprire qualcosa che possa non corrispondere alla proiezione che ci siamo fatti di noi stessi e di quello che vorremmo esprimere. “Fare arte” è prima di tutto un dono che facciamo a noi stessi e al nostro essere. Dedicare tempo all’ascolto interiore è qualcosa di veramente prezioso. La capacità di arrivare all’essere, rielaborare un bisogno, riuscire ad esprimere un messaggio e decidere di condividerlo con altri penso sia il cuore pulsante di ciò che si potrebbe definire “fare arte”.

• Ci troviamo profondamente in sintonia con questo tuo sentire. Nel nostro approccio il “fare” è finalizzato all’Essere, e il canale espressivo come la performance diventano non il fine ma il mezzo, attraverso il quale stabilire un contatto ed intraprendere un lavoro di ricerca su di sé per comprendere sempre meglio “chi sono…” cosa ne pensi di questa suggestione? Per la tua esperienza potresti affermare e condividere che il percorso artistico e sportivo possono essere considerati come processi e percorsi per conoscersi e espandersi? 

M.B. — Penso che il fine più nobile e profondo dello sport sia proprio portare la persona anche ad una crescita interiore. La conoscenza si esprime, sin da piccoli, attraverso il movimento, ma solo attraverso lo sport, puoi incontrare quei limiti che ti mettono alla prova e ti portano a tirare fuori tutte le energie fisiche, cognitive ed emotive che costituiscono la tua persona. Ai miei atleti ripeto sempre che i pattini sono un mezzo per potersi esprimere e i movimenti possono diventare il loro linguaggio. L’espressione del sé non può essere autentica e terapeutica se non si arriva neanche a percepire l’Essere. La difficoltà è l’abbattimento della proiezione del sé e del suo apparire. Importante per me è sottolineare che, anche se l’ambito sportivo ci può portare a dover soddisfare alcune richieste del “fare”, se esse passano “dall’essere” acquistano quella consapevolezza per esprimere al meglio la loro potenza espressiva, intesa anche come qualità di esecuzione, tanto richiesta dal nuovo sistema di giudizio. Secondo me è fondamentale sottolineare con i ragazzi che, in ambito sportivo, non viene messo a giudizio “l’essere” ma semplicemente i mezzi attraverso i quali loro si esprimono. L’espressione artistica è un dono di sé a servizio del “se stesso” e non per forza di un giudizio esterno. La performance sportiva può diventare arte se viene finalizzata all’espressione del sé, donandosi all’altro in modo libero. Infine, per me, “l’essere” si  può identificare nella capacità di “stare” e cioè la capacità di convivere anche con il “non sentire“ e il saper cogliere anche piccoli segni di luce che emergono tra i meandri oscuri di quella che possiamo chiamare frustrazione. Quest’ultima può essere un passaggio attraverso il quale possiamo abbattere i giudizi e le aspettative, per poi rinascere amando anche solo il minimo dettaglio del nostro “essere”. 

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• Con quali aggettivi definiresti il cuore del tuo lavoro? Qual è la tua vision, il valore aggiunto che porti al mondo del pattinaggio?

M.B. — Definirei il cuore del mio lavoro personale come una ricerca “ossessiva” dell’armonico fluire. La mia visione è che il pattinaggio è uno strumento a servizio dell’anima. Non ti so dire se porto un valore aggiunto, però posso affermare che il mio metodo di lavoro e i miei laboratori di pattinaggio creativo hanno portato le persone a vedere con occhi nuovi, a scoprire meandri di se stessi ancora inesplorati, per poi iniziare a costruire una loro visione. Qualcuno dei miei atleti ha definito il mio lavoro una sorta di “psicoterapia sui pattini”.

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• Troviamo anche qui un punto di contatto molto forte con quello che noi portiamo: il progetto artSKATERS mette al centro la persona attraverso l’affiancamento in un percorso esperienziale e la promozione di un processo di empowerment che favorisca l’espansione delle attitudini individuali e la fioritura e l’espressione delle qualità uniche di ogni individuo, in questo caso pattinatore artista. In che modo il mondo del pattinaggio potrebbe arricchirsi attraverso un approccio di questo tipo?

M.B. — Il vostro contributo si avvicina molto a quello che è il mio percorso lavorativo e penso che sia una proposta che si sposa perfettamente con le nuove esigenze del pattino tradizionale. Dal 2019 verrà applicato ufficialmente il nuovo sistema di giudizio che richiede lo sviluppo di specifiche componenti artistiche che verranno valutate anche in base a parametri come la velocità, la fluidità, la varietà dei movimenti e la qualità di esecuzione. Quest’ultima in particolare rientrerà anche nel giudizio del punteggio tecnico e, di conseguenza, penso che il vostro laboratorio potrà aiutare i pattinatori ad incrementare entrambi i punteggi. Vedo artSKATERS come una grande opportunità per tutti quegli atleti che vogliono portare ad un livello superiore la loro preparazione in vista del nuovo sistema di giudizio e non solo. 

• Secondo artSKATERS oggi una possibile evoluzione del pattinaggio spettacolo risiede anche nella possibilità di espandere le qualità artistico espressive e di farlo in modo armonico e complementare rispetto alla tecnica. Cosa ne pensi? 

M.B. — Uno dei coreografi che stimo di più nel pattinaggio contemporaneo su ghiaccio, David Liu, mi folgorò, un giorno , con questa frase “Lascia che la tua tecnica guidi la tua espressività”. Dopo questa frase, capii che, tutto lo studio che stavo facendo, era finalizzato a fornirmi gli strumenti migliori per poter esprimere me stessa e la mia visione. Penso che artSkaters possa aiutare il pattinaggio spettacolo a raggiungere quella fluidità ed armonia di movimento che, al giorno d’oggi, sono fondamentali per esprimersi al massimo delle proprie potenzialità.

• Cosa ti piace e cosa non ti piace del pattinaggio artistico contemporaneo? Quali sono i limiti e quali le possibili direzioni per una evoluzione di questa disciplina secondo te?

M.B. — Il pattinaggio artistico contemporaneo ha un grande potenziale che, sono sicura, verrà in questi anni sviluppato. Io mi impegnerò, al massimo, per cercare di dare il mio contributo. Le strade da percorrere vedranno, secondo me, sempre più protagonista la relazione con la musica e tutte le sue sfumature, l’ampiezza delle linee spaziali, la variazione ritmica e una sempre più consapevole ricerca di un fluire armonico e completo.

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Stiamo proponendo di creare un clima di dialogo e di reciproca  condivisione come risorsa comune e terreno fertile dove mettere radici e crescere. Là dove la competizione tra gli atleti divide ed impoverisce, sentiamo invece che la collaborazione tra gli atleti possa unire e far crescere ed espandere con questi valori non solo le persone i gruppi e questa disciplina sportiva – artistica ma anche, come esempio, la comunità tutta. Qual è il tuo punto di vista a riguardo?

M.B. — Vi ringrazio molto per questa proposta, la trovo molto arricchente e una bellissima opportunità di crescita personale oltre che professionale. Trovo questo invito al dialogo davvero innovativo oltre ad essere un segno di grande apertura mentale. Vedo in un futuro stage per lo sviluppo delle componenti artistiche che possano mettere insieme più personalità che fanno ricerca in questo campo e non solo. Sarebbe bello creare degli appuntamenti fissi dove incontrarsi. Spero di avere presto una mia struttura da mettere a disposizione anche di queste belle iniziative.

• Quali sono i tuoi sogni e progetti nel prossimo futuro?

M.B. — I sogni nel cassetto sono tanti. Dal punto di vista artistico, sicuramente il più immediato è far sfociare il percorso di pattinaggio creativo in una sede stabile, dove i pattinatori e non solo, possano fare un percorso di formazione, all’interno del quale trovino gli strumenti per cercare, coltivare e divulgare tutto il loro potenziale artistico. 

Vedo questo luogo come un riferimento in Italia dove sport e cultura si fondono e, tante figure del mondo dell’arte, del teatro, della danza, del pattinaggio stesso etc., si possano incontrare e fare ricerca insieme. Dal punto di vista sportivo, il mio più grande sogno è legato al lavoro che sto svolgendo per la federazione italiana sport rotellistici grazie a Silvia Marangoni e Marika Kullman. Il nostro obiettivo è divulgare il pattinaggio artistico inline affinché possa arrivare a coinvolgere più persone possibili e sia oggetto di tanti bei progetti. Ringrazio anche il presidente Sabatino Aracu, Ivano Fagotto e Fabio Hollan per la fiducia che ci stanno dando.

• Un’ultima domanda, ti fa piacere dirci com’è stato rispondere a queste domande?

M.B. — Rispondere a queste domande è stato emozionante e gratificante allo stesso tempo. Grazie per questa opportunità di dialogo e confronto. Penso che artSkATERS sia un progetto innovativo per il pattinaggio tradizionale e che possa aiutare tanti atleti. In particolare vedo un grande potenziale nello sviluppo di quello che, nel sistema ghiaccio, viene definito “projection” cioè la capacità di proiezione di sé e di trasmettere la propria visione al pubblico.

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È stato un grande piacere scoprire il tuo percorso e le tue proposte che troviamo innovative e preziose per il mondo del pattinaggio artistico. Siamo felici di aver dato vita con questa intervista ad uno scambio con te che potrà prendere molte forme e rappresentare un arricchimento reciproco. In bocca al lupo per il tuo lavoro e tutti i tuoi progetti!

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artSKATERS intervista EVOLUTION

Siamo felici di poter incontrare in questa intervista il Grande Gruppo Evolution, che da alcuni anni è ai vertici della classifica nazionale con tre classificazioni consecutive, nelle ultime stagioni, ai campionati europei. 

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• Come è nato il vostro gruppo e qual è stato in questi anni il vostro percorso? Come avete vissuto i vostri primi successi e le vostre competizioni internazionali? Con che spirito entrate in pista quando gareggiate o vi esibite? Qual è il motore che vi spinge?

EVOLUTION — Dopo il successo ottenuto con la formazione del Piccolo Gruppo, abbiamo voluto riproporre il progetto Evolution, questa volta come Grande Gruppo, sempre guidati dalle nostre allenatrici Marisa Sar, Marina Micelli e dal coreografo pluricampione Sandro Guerra. Nato ufficialmente il 1° Giugno 2014, il primo anno per l’Evolution è stato decisamente una sfida. Il lavoro dietro era molto ma, forse la poca esperienza e la nuova formazione, ci hanno portato a classificarci quinti ai Campionati Nazionali nel 2015, perdendo così l’accesso alle gare internazionali. Non ci siamo persi d’animo, e con ancora più impegno e determinazione, siamo riusciti negli anni successivi ad accedere sempre alle competizioni in ambito europeo, per noi un risultato mai scontato e che ci rende orgogliosi. Il nostro primo europeo (Matosinhos, 2016) avrà sempre un posto speciale nel nostro cuore, ma possiamo dire che ogni gara porta con sé emozioni sempre nuove e forti, in particolare per i legami che si creano fuori dalla pista, anche con le squadre “avversarie”. Ogni anno di fatto entriamo in pista con un bagaglio sempre più grande e importante, che ci rende consapevoli di chi siamo e che cosa vogliamo ottenere dalla nostra esibizione. Il motore che ci spinge è sicuramente il gruppo: la forza e l’energia che ognuno di noi dà all’altro sono fondamentali per poter esibirci al massimo, contando sul supporto dei compagni di squadra.

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• Come nasce una vostra coreografia? Che percorso segue il vostro processo creativo con il coreografo, come si articola? In particolare, come è nata la coreografia di quest’anno e qual è il messaggio che volete portare al pubblico? Sentite che la scelta del tema e del messaggio abbia una valenza anche sociale?

EVOLUTION — Nella quasi totalità dei casi il nostro coreografo Sandro Guerra parte con un’idea, delle immagini o una musica. Da lì incomincia tutto un processo creativo dove ogni componente del gruppo è coinvolto: la nostra filosofia è che ogni opinione conta, e da una idea ne nasce un’altra, e così via. Una volta messo “su carta” quello che vuole essere il messaggio, la storia o l’immagine che vogliamo regalare allo spettatore, arriva il momento di trasportare il tutto su pista, con la costruzione della coreografia. Noi possiamo dire di avere la fortuna ed il privilegio di essere guidati in questo processo da Sandro, un maestro nel saper trasformare la musica in movimenti e/o schemi di gruppo. Ciò che abbiamo comunque imparato in questi anni è quanto il nostro contributo durante l’allenamento sia fondamentale nella riuscita e nella costruzione di una coreografia. La coreografia di quest’anno, dal titolo “Crystallized”, è nata con l’intenzione di mostrare un lato più tecnico e se vogliamo “aggressivo” del gruppo, dopo i toni dolci e scherzosi di “Little Italy”: abbandonate quindi maschere e burattini, ci siamo buttati in questo mondo all’apparenza freddo e buio, ma che nasconde un’infinità di colori e luce. L’obbiettivo a livello coreografico era quello di mostrare tutte le fasi di cristalizzazione, ovvero, citando le parole di presentazione del disco, “la caotica trasformazione degli elementi naturali in forme strutturalmente perfette”. Indipendentemente dalla natura se vogliamo “scientifica” del pezzo, ci piace pensare che chiunque possa interpretare la coreografia come meglio pensi, magari identificandosi nella pietra che dal nulla riesce alla fine a brillare di luce propria.

• Esiste e se si qual è la relazione tra forma e contenuto?

EVOLUTION — Da sempre riteniamo che il compito di ogni pattinatore, indipendentemente dalla specialità di appartenenza, sia quello di “rappresentare” la musica attraverso movimenti appropriati. Per la specialità gruppo spettacolo poi, questo è un concetto che deve stare alla base per poter portare in scena uno spettacolo non solo credibile, ma anche di intrattenimento. I movimenti di braccia e di corpo, l’espressività, ma anche gli schemi di gruppo, vanno montati non solo in base al livello tecnico del gruppo, ma anche tenendo bene in mente il messaggio e il contenuto che il gruppo e il coreografo vogliono comunicare al pubblico. Noi ad esempio facciamo sempre un’attenta ricerca tramite immagini e video, anche di altre discipline, per poter trovare modi sempre originali e particolari di comunicare col corpo.

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Che cosa significa per voi capacità e ricerca della qualità interpretativa di una coreografia? Come lavora il vostro gruppo per sviluppare le qualità comunicative ed espressive richieste in questa disciplina marcatamente artistica? Si tratta per voi di un lavoro individuale o di gruppo?

EVOLUTION — Quello che abbiamo imparato in questi anni è che molte volte più che cosa si rappresenta, è il come a fare la differenza: il movimento più semplice e comune può contenere mille sfumature al suo interno, regalando per ognuna di esse un’emozione diversa. Il nostro obbiettivo come (grande) gruppo è quello di raggiungere la sincronizzazione massima, dando l’idea di unisono, senza però perdere la personalità di ogni componente del gruppo, il quale deve aggiungere “il suo” in ogni singolo elemento della coreografia. In fin dei conti la forza del gruppo è proprio questa: tante energie, una più diversa dall’altra, che unite ne formano una sola.

Cosa pensate del progetto artSKATERS? Cosa potrebbe portare al gruppo e al pattinaggio spettacolo un training specificatamente dedicato allo sviluppo del potenziale di interpretazione espressiva artistica basato sull’espansione esperienziale del potenziale individuale e soprattutto sulla coordinazione dello stesso all’interno di un processo più ampio e di una dinamica di team building?

EVOLUTION — Personalmente troviamo che il progetto da voi proposto non solo sia molto stimolante, ma possa essere di enorme aiuto per tutti i gruppi spettacolo. Come dicevamo prima, la forza del gruppo risiede nella forza dei singoli componenti, per cui è davvero importante poter iniziare un percorso di crescita artistica atta a poter rendere al meglio la proposta coreografica di ogni team. Per fortuna il livello dei gruppi spettacolo migliora e cresce di qualità di anno in anno: il vostro progetto di training è quindi il giusto mezzo con cui qualsiasi gruppo può “stare al passo” con le nuove esigenze non solo tecniche, ma soprattutto artistiche.

• Il training di artSKATERS lavora e ricerca sulle attitudini di Presenza e Consapevolezza, sul Team building e sul concetto di identità, ottenendo come risultato un potenziamento delle qualità espressive e interpretative. Cosa significano per voi presenza e consapevolezza? Sentite che Presenza e Consapevolezza siano attitudini utili da sviluppare per gli atleti di un gruppo di pattinaggio spettacolo? Condividete la nostra visione in questo senso? Cosa vi frena o vi stimola dal fare o no una esperienza in questo senso?

EVOLUTION — Per quanto Presenza e Consapevolezza siano, a nostro parere, due elementi fondamentali ed alla base del pattinaggio spettacolo, riteniamo che essi vadano sviluppati ed allenati costantemente. È davvero difficile riuscire a spiegare a parole due concetti così importanti per la nostra disciplina: che cosa intendiamo effettivamente per “essere presenti e consapevoli”? Volendo, potremmo dividere il tutto in due sfere, basandoci sulla nostra esperienza: da una parte c’è la presenza più fisica, quella che sviluppi in allenamento ripetendo più volte i movimenti, le posture, diventando sempre più controllore del tuo corpo; dall’altra, invece, troviamo la consapevolezza di quello che si sta facendo, del perché lo si sta facendo in quel determinato modo, e di cosa voglio comunicare allo spettatore. Una volta combinati questi due aspetti, il singolo individuo all’interno del gruppo non è più solo atleta, ma diventa di fatto performer. Condividiamo dunque la vostra visione in merito.

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• Ci piace chiamare il gruppo Team, ovvero un sistema ed un insieme armonico, che è più della somma delle sue parti, e in cui ogni individuo possa portarsi in tutta la sua unicità e ricchezza partecipando e contribuendo ad andare in una direzione condivisa e con obiettivi comuni. Riteniamo che questo aspetto abbia una valenza oltre che etica anche educativa. Cosa ne pensate? Come descrivereste il vostro gruppo? Fate lavoro di team building, e come? Pensate che lavorare sul Team building sia utile?

EVOLUTION — Il lavoro di Team Building è per noi un elemento essenziale della nostra crescita come atleti e come gruppo, il quale può lavorare bene solo se unito e coeso, indirizzato sullo stesso obbiettivo. I modi per poter lavorare sullo “spirito di gruppo” sono molti: in pista ad esempio è molto utile la visualizzazione della coreografia ad occhi chiusi tenendosi per mano; il lavoro vero è però quello che si fa fuori, andando a farsi una bicchierata insieme, organizzando cene ed attività extra, le quali aiutano a rafforzare i legami personali all’interno del team. Alla base di un buon gruppo c’è sicuramente il dialogo e il confronto. Non nascondiamo che i momenti “no” e di difficoltà ci sono stati anche nel nostro percorso (e siamo sicuri anche in quello dei nostri colleghi) e il modo migliore per affrontarli nel nostro caso è stato sedersi in pista e parlarne, condividendo e rispettando le opinioni di ognuno, cercando poi di arrivare ad un punto di incontro. A volte è stato facile, altre un po’ meno, ma in tutti i casi sono state occasioni per crescere e rafforzarsi, anche perché abbiamo più volte constatato come un gruppo che vive bene insieme, rende al meglio la coreografia durante l’esibizione.

• Un altro aspetto essenziale su cui ci piace portare l’attenzione è quello di identità, strettamente connesso a quello di responsabilità dei contenuti che si portano. Pensiamo che il pattinaggio offra un prezioso contenitore che può costituire una cassa di risonanza per veicolare messaggi di senso, e valori. Sentite utile e significativo che ogni gruppo faccia una ricerca in questo senso per comprendere CHI si è, COSA si vuole comunicare e COME? Dove vi trovate rispetto a questo percorso?

EVOLUTION — Il processo di identità di un gruppo come il nostro non ha mai fine, per questo è davvero difficile saper dire a che punto siamo. Alla base del nostro percorso di crescita c’è sempre stato il non porsi mai dei limiti, fossero questi più tecnici o riguardo ciò che vogliamo rappresentare: nel corso di questi quattro anni abbiamo spaziato a livello di temi, con l’obbiettivo principale di intrattenere e fare spettacolo, punti che secondo noi stanno alla base della nostra disciplina dei gruppi show. Ad ogni coreografia però, abbiamo voluto donare un’interpretazione più profonda, che andasse oltre il mero spettacolo: siamo infatti coscienti della possibilità che abbiamo di poter esprimere in danza messaggi e valori importanti. Aldilà poi dell’esibizione, come gruppo ci teniamo a far passare un messaggio di amore per lo sport e la disciplina, partendo dal rispetto e supporto dei nostri colleghi, avversari solo dentro la pista. 

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• Un’ultima domanda…cosa significa per voi il pattinaggio spettacolo? Cosa vorreste suggerire e augurare a tutti i pattinatori e pattinatrici di questa disciplina?

EVOLUTION — Per noi pattinaggio spettacolo è espressione, divertimento, disciplina e continua evoluzione. E’ senz’altro sacrificio, tanto sacrificio, che viene però sempre ripagato in quei cinque minuti in pista di pura emozione e magia. Proprio quest’anno, al ritorno dal campionato europeo in Spagna, si parlava di come, nonostante le mille ore di allenamenti, le nottate passate ad attaccare strass e le 20 ore di viaggio in corriera, tutti noi ci considerassimo fortunati di poter vivere esperienze come questa: nessun rimpianto, solo tanti bei ricordi.

A tutti i pattinatori di questa disciplina auguriamo di non smettere mai di provare quelle emozioni che solo il pattinaggio sa regalare. Il consiglio che diamo è poi quello di non porsi mai dei limiti, ma anzi, di continuare a voler conoscere lati di sé stessi nuovi ed inesplorati, senza alcuna paura e vergogna. 

Ringraziamo il Grande Gruppo EVOLUTION per avere condiviso con noi il loro punto di vista e la loro esperienza sportiva artistica in particolare ci uniamo al loro augurio e suggerimento di alimentare il coraggio ed il desiderio di conoscere se stessi sempre più a fondo nella consapevolezza di essere in un percorso forse non così dissimile da un processo in Natura, dove l’apparente caotica trasformazione degli elementi origina  “forme strutturalmente perfette”.

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artSKATERS intervista SPIRITUAL

Questa settimana abbiamo il piacere di intervistare Enrica Crivellaro, che è stata per molti anni artista performer e co-coreografa della compagnia Colours Roller Team. Oltre ad essere pattinatrice Enrica coltiva le sue qualità artistiche, si esibisce come cantante e danzatrice ed è regista di eventi e spettacoli: da quindici anni mette il suo bagaglio personale nel lavoro di allenatrice e coreografa del piccolo gruppo Spiritual ormai storico nella scena italiana.

• Parlaci un po’ di te e del percorso che ti ha portato al Pattinaggio Spettacolo.

SPIRITUAL — Ho iniziato il mio percorso sportivo di pattinatrice da piccola, devo dire perché era l’unica attività nel mio paese che si avvicinava al mio desiderio di ballare… ho comunque seguito il mio istinto che mi ha portata a studiare negli anni anche la danza, la musica e il teatro. Poi, sempre un po’ per caso, ho avuto la fortuna e l’onore di entrare a far parte della storica Compagnia Colours Roller Team, dove per nove anni sono stata co-coreografa e performer negli spettacoli che abbiamo messo in scena sia in Italia che all’estero. Parallelamente all’attività di insegnamento, con Colours ho potuto sperimentare le mie passioni esibendomi in veste di cantante, danzatrice e pattinatrice. “Da grande” ho trasformato il mio istinto creativo in professione, lavorando oggi nella settore degli eventi e dell’Entertainment nell’ambito della programmazione artistica e della regia. Durante il mio percorso ho frequentato inoltre il corso triennale di Musicoterapia al “Centro Studi Musicoterapia Altovicentino”, per approfondire e vivere le forme artistiche come mezzo di comunicazione al di là della forma estetica. Cosi, visto che i pattini non ti mollano mai, tutto questo lavoro di ricerca confluisce nell’attività di allenatrice e coreografa: negli anni ho coreografato diversi gruppi, in particolare con continuità e da molti anni il piccolo gruppo Spiritual della ASD San Vito di Leguzzano (Vicenza).

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• Qual è il filo conduttore del tuo lavoro, come definiresti la tua poetica? Il gruppo Spiritual ha seguito negli anni uno sviluppo e un percorso che ha reso la sua identità riconoscibile attraverso narrazioni sempre attuali e spesso socialmente  impegnate, toccando anche temi forti e con le quali avete osato andare al di fuori degli schemi delle classiche “coreografie di gara”.

SPIRITUAL — Avendo una formazione di teatro danza molto presente, il filo conduttore del mio lavoro con il gruppo è sicuramente lo sviluppo del movimento ricercandolo nelle intenzioni e nelle emozioni, oltre che chiaramente anche nell’armonia estetica. Pur dovendo rimanere all’interno dei canoni competitivi, ho sempre cercato di seguire l’istinto e andare al di là dei limiti imposti dal regolamento o dal “gusto generale del momento”; ho scelto di dare priorità a come esprimere la coreografia e il suo messaggio attraverso la sensazione piuttosto che attraverso la ricerca della perfezione tecnica. Credo quindi di aver definito negli anni uno stile …forse narrativo? Sicuramente più vicino al teatro danza. Onestamente non saprei definire il mio stile, ma se è riconoscibile ne sono felice!

• Vuoi raccontarci qualcosa dell’ultima coreografia?

SPIRITUAL — Quest’anno ho finalmente deciso di coreografare un’idea che avevo nel cassetto da qualche anno, affrontando con le ragazze il tema dell’omofobia. Nello specifico della mia coreografia, ho cercato di raccontare l’amore omossessuale con la semplicità e la dolcezza del primo amore, del primo bacio, e la leggerezza della vita che si prova quando si è innamorati, senza magari accorgersi di quello che c’è intorno. “Non chiamarmi omosessuale. La tua insensata paura uccide la mia libertà e divora il tuo cuore. Chiamami con il mio nome. E lasciami amare”: con questa descrizione ho cercato di raccontare la chiusura mentale e la paura di chi non ha il coraggio di affrontare positivamente la “libertà non convenzionale” altrui. L’intenzione a cui ho lavorato con le ragazze non è stata né di buonismo né di ipocrisia, il finale non è stato né positivo né negativo: semplicemente le ho lasciate pensare con la loro testa, interpretando quello che personalmente sentivano in merito all’argomento.

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• In genere come nasce una coreografia e come lavori alla sua costruzione? Quanta importanza dai alla tecnica, alla “forma” e quanta al “contenuto” e in che relazione stanno secondo la tua visione?

SPIRITUAL — A volte nasce da un’immagine, a volte da una musica che ho sentito, la maggior parte delle volte nasce da un’idea a cui voglio dare una forma coreografica. La costruzione parte con delle improvvisazioni, poi un po’ alla volta metto insieme i pezzi. Aggiungo, tolgo, modifico, osservo come si sposta la massa nello spazio…è una continua evoluzione. Personalmente tendo a dare più peso al contenuto, vista anche la mia predilezione per il teatro e la danza contemporanei. Proprio per questo chiedo sempre il parere di altri colleghi per essere sicura che non sia carente di tecnica, perché stiamo comunque parlando di uno sport in cui ci si confronta su esercizi tecnici e regolamenti precisi.

• Quanta importanza dai come coreografa all’interpretazione della coreografia da parte dei tuoi atleti e come li formi in questo senso? Quanto incidono secondo te le qualità espressive nella performance di un gruppo di Pattinaggio artistico?

SPIRITUAL — L’interpretazione è la linfa vitale della coreografia, su questo non ho alcun dubbio, ed è il frutto della capacità e della qualità espressive degli atleti. Propongo per questo ai miei atleti degli esercizi specifici e dei lavori che coinvolgono la musica, il teatro, la danza, la ricerca e l’esternazione delle emozioni che possono scaturire dalla coreografia.

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• Qual è il tuo punto di vista rispetto al momento attuale per la disciplina dei gruppi show? Cosa hai osservato durante la scorsa stagione?

SPIRITUAL — È evidente che il livello tecnico sia sempre più alto. Trovo invece che ci sia una realtà un po’ stagnante dal punto di vista della ricerca e delle argomentazioni coreografiche, a parte ogni tanto qualche lavoro che si distingue. Personalmente noto una tendenza ad un’espressività esagerata, spesso sopra le righe. Comunque trovo che ci sia una crescita esponenziale della qualità in generale. Penso si potrebbe lavorare per dare nuovo impulso e nuovo sviluppo a questa disciplina lavorando con lo studio dei personaggi e l’analisi delle sensazioni a livello mentale e muscolare.

• artSKATERS TRAINING è un metodo di lavoro studiato per i gruppi di pattinaggio spettacolo e specificatamente dedicato alla preparazione espressiva artistica corporea, allo sviluppo di attitudini quali Presenza e Consapevolezza, al lavoro sul Team Building e sull’identità. Come pensi potrebbe evolvere la disciplina del pattinaggio spettacolo iniziando a lavorare in questa direzione?

SPIRITUAL — Chiaramente, vista la mia formazione e il lavoro di ricerca espressiva che ho intrapreso già da parecchi anni con i miei gruppi, non posso che essere favorevole al vostro progetto e alla vostra proposta rivolta al mondo del pattinaggio spettacolo. Sicuramente è un lavoro che può aiutare a migliorare la qualità del movimento e delle coreografie passando da una ricerca e uno studio del proprio mondo interiore.

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• Un aspetto a noi caro è costituito dal portato etico e dalla responsabilità che ciascun coreografo e atleta/artista ma anche la società stessa hanno nel veicolare e nel portare un messaggio che sfrutti inevitabilmente la cassa di risonanza dello sport come possibile innesco di processi trasformativi sociali. Cosa pensi e cosa senti a questo proposito?

SPIRITUAL — Sono assolutamente d’accordo. La mia indole mi porta spesso a proporre, nel nostro ambiente di competizione, temi che raccontano storie o situazioni di vita vissuta nella realtà. Per fare qualche esempio: ho cercato di raccontare il fenomeno del tarantismo, la prostituzione, Maria di Nazareth giudicata come donna e non come santa, il coraggio della verità di Ilaria Alpi, l’attesa delle donne in tempo di guerra… e altri temi di cui mi appassiono e da cui nasce un mio punto di vista. Quando lanciamo un messaggio con una coreografia, penso che la difficoltà maggiore sia quella di non scadere nell’ipocrisia o nella retorica, ma esprimere un concetto che rispetti le opinioni altrui, anche se magari opposte alla propria. Penso che la nostra responsabilità sia principalmente di analizzare in maniera oggettiva il tema e ciò che da esso scaturisce, oltre che le opinioni del gruppo e di chi lo deve interpretare.

• Un’ultima domanda… cosa significa per te il pattinaggio spettacolo? Cosa vorresti suggerire e augurare a tutti i pattinatori e pattinatrici di questa disciplina?

SPIRITUAL — Per me significa semplicemente creare spettacolo e regalare sensazioni al pubblico attraverso delle coreografie realizzate sui pattini. Il pattino diventa per me semplicemente un altro mezzo oltre al corpo, con cui si possono creare nuovi movimenti e nuove dinamiche. Chiaramente all’interno di un contesto di competizione, a tutto questo si deve aggiungere la giusta disciplina e attenzione alla tecnica specifica. Il mio augurio? Di riuscire a sfruttare questa passione per imparare a mettersi in gioco e scoprire quanto si può conoscere di se stessi attraverso una semplice coreografia o un semplice movimento!

Ti ringraziamo di averci dedicato questo tempo e… buona continuazione!

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artSKATERS intervista DÉJÀ VU

“Come la luna illumina la notte, noi tessitori di sogni facciamo risplendere la vita… credi osa e realizza i tuoi sogni, ora”…

Questa intervista è di un gruppo che si è rivelato una grande sorpresa quest’anno. Si tratta del gruppo Déjà Vu (società Roll Club ASD di Padova) allenato dal pluricampione mondiale di solo-dance e coppia danza Daniel Morandin. Dopo aver conquistato il secondo posto al campionato regionale veneto 2018, il gruppo Déjà Vu ha replicato con il bronzo al campionato italiano, conquistandosi la partecipazione al mondiale tenutosi a ottobre a Mouilleron Le Captif (Francia), dove con orgoglio ha vestito la maglia azzurra. Andiamo ad incontrare dunque Daniel Morandin e a conoscere meglio il gruppo Déjà Vu ringraziandoli innanzitutto per la disponibilità, la cura e la passione con cui hanno risposto alle nostre domande.

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• Qual è stato in questi anni il percorso di questo gruppo? Come vi siete preparati in questa vostra stagione in categoria effettiva? Con quale desiderio e obiettivo siete entrati in pista e come avete vissuto il campionato? Vi aspettavate di ottenere questi risultati?

D.M. + DÉJÀ VU — Il percorso di questo gruppo è stato “breve ma intenso”; difatti il nostro gruppo Déjà Vu è nato a ottobre del 2015 quasi “per gioco”. C’è da dire però, che alla base di questa nuova esperienza, ogni atleta può vantare nel proprio palmarès molteplici risultati in campo nazionale e internazionale. Quest’anno, la voglia di ottenere una convocazione ad una gara internazionale era tanta e questo obiettivo era il punto fisso di ogni nostro singolo allenamento. Non ci siamo creati aspettative, perché come si sa, deludono sempre… ma ci abbiamo messo il cuore, tutti insieme! 

• Raccontaci della coreografia “Noi, tessitori di sogni”: come è nata l’idea e come si è sviluppato il messaggio che vuole portare, è legato ad un tuo o un vostro vissuto, esperienza, emozione particolare?

D.M. + DÉJÀ VU — Questa è una delle idee che ho sentito di più. È arrivata all’improvviso, dopo averne scartate mille altre che non sentivo mie e dei miei ragazzi, che non riuscivo ad immaginare. Volevo portare in pista un messaggio comune a tutti. Ognuno di noi può immedesimarsi e interpretare a modo suo il nostro programma di gara, a partire da me, i miei atleti, compagni di squadra e tutti voi. Cosa raccontiamo? Il titolo, “Noi, tessitori di sogni” può risultare complesso ma cela un semplice significato… come richiesto ecco la storia del nostro disco: “Frenesia, ansia e paura sono alla base della giornata di tutti, ma lottando contro ogni avversità e non perdendo mai di vista i propri obiettivi, si realizzano quei sogni che possono apparire impossibile.” Prima di entrare in pista, lo speaker ufficiale legge queste parole che riportiamo qui di seguito… riteniamo che racchiudano un enorme significato: “Come la luna illumina la notte, noi tessitori di sogni facciamo risplendere la vita… credi osa e realizza i tuoi sogni, ora”

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• In genere come nasce una coreografia e come lavori alla sua costruzione? Come descriveresti il tuo stile come coreografo? Quanta importanza dai alla “forma” (il componente tecnico) e quanta al “contenuto” (il messaggio)? In che relazione stanno nella tua poetica? Quanto i tuoi atleti ispirano il tuo lavoro o vi partecipano direttamente o indirettamente?

D.M. + DÉJÀ VU — Una coreografia di una manciata di minuti nasconde un lavoro immenso; spesso nasce in un modo e poi si evolve in maniera completamente differente… spesso viene modificata in corso d’opera. La scelta del tema, il contenuto tecnico, le musiche e l’abito sono solo la punta dell’iceberg ed effettivamente è ciò che tutti possono vedere. L’unione di ogni singolo atleta, la ricerca di innovazioni, lo studio dell’interpretazione, la pulizia, la creazione di musiche ad hoc grazie a compositori professionisti e molto altro, è tutto ciò che non è visibile, ma necessario per la riuscita di un programma di gara. Contenuto tecnico e artistico vanno di pari passo e sono fondamentali in egual misura dal mio punto di vista; per l’aspetto tecnico serve una costante ricerca di precisione, crescita e novità. L’aspetto artistico invece, lo si ottiene curando ogni singolo particolare, ma soprattutto mettendoci il cuore, la passione e cercando di stupire e stupirsi giorno dopo giorno. Questa filosofia connota il mio lavoro da atleta e coreografo. Gli atleti sono la mia fonte di ispirazione; osservandoli, parlandoci, “studiandoli”, cerco sempre di trovare la coreografia che più li possa fare emergere. Partecipano direttamente e attivamente ogni volta che lavoriamo insieme: ascolto le loro idee, le loro emozioni e sensazioni per creare ogni volta un’ “opera d’arte”… in fondo lo sport è arte!

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• Quanta importanza dai come coreografo all’interpretazione della coreografia da parte dei tuoi atleti e come li formi in questo senso?  Come lavora il vostro gruppo per sviluppare le qualità comunicative ed espressive richieste in questa disciplina marcatamente artistica?

D.M. + DÉJÀ VU — L’interpretazione è una sorta di filo immaginario che unisce gli atleti o meglio ancora gli artisti e chi li guarda; come dicevo prima è fondamentale. Non sempre è semplice; spesso mi trovo davanti ad atleti “difficili”, timidi, chiusi, che solitamente devono solamente essere capiti… piano piano e con delicatezza si lavora sull’interpretazione e sulla crescita personale. Insieme ai miei atleti studio, parlo, provo… è più difficile di quanto si creda. Il lavoro di squadra e l’obiettivo comune creano il gruppo. Questo gruppo è composto da risorse preziosissime con stili e caratteristiche differenti. Ma l’unione fa la forza. Dato che ho toccato questo topic, cito Michael Jordan che dice: “Il talento ti fa vincere una partita. L’intelligenza e il lavoro di squadra ti fanno vincere un campionato.” Il gruppo Déjà Vu crede fermamente in queste semplici ma ricche parole. Spesso lavoriamo dividendoci in piccoli sottogruppi di atleti e lascio che siano loro stessi a osservare i compagni di squadra e fare in modo che ognuno possa crescere. Un compagno di squadra è il giudice più difficile da conquistare!

• Cosa pensi del progetto artSKATERS? Cosa potrebbe portare al tuo gruppo e al pattinaggio spettacolo un training specificatamente dedicato allo sviluppo del potenziale di interpretazione espressiva artistica?

D.M. + DÉJÀ VU — Io personalmente apprezzo molto queste iniziative in quanto ritengo che siano utili per arricchire la formazione degli atleti. Ogni anno studio i miei programmi di gara con mimi, attori e professionisti; lo stesso faccio anche con i miei gruppi. Anno dopo anno la disciplina dei gruppi show si sta sempre più evolvendo, tecnicamente ma ancor più artisticamente. Approfondire l’interpretazione espressiva artistica può fortificare, in quanto è utile per acquisire maggiore sicurezza in pista e creare la giusta sinergia per conquistare giudici e pubblico. 

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• Il training di artSKATERS lavora, oltre che sul potenziamento delle qualità interpretative, anche sulle qualità di Presenza e Consapevolezza, sul Team building e sul concetto di identità. Senti che Presenza e Consapevolezza siano attitudini importanti da sviluppare per gli atleti di un gruppo di pattinaggio spettacolo? Condividi la nostra visione in questo senso? 

D.M. + DÉJÀ VU — Certamente! Un gruppo di persone, in questo caso di atleti, devono avere piena consapevolezza del proprio corpo e di quello dei propri compagni che si muovono, danzano e pattinano a pochi centimetri di distanza. Gli spazi su cui ci esibiamo sono limitati e le difficoltà elevate… bisogna saper gestire tutte queste variabili che spesso nascondono imprevisti. L’esperienza è una buona base di partenza, ma ci vuole anche una continua e costante crescita.

• Ci piace chiamare il gruppo Team, ovvero un insieme che è più della somma delle sue parti e in cui ogni individuo possa portarsi in tutta la sua unicità e ricchezza partecipando e contribuendo ad andare in una direzione condivisa e con obiettivi comuni. Qual è il tuo pensiero rispetto a questo valore che riteniamo avere una valenza anche educativa? Pensi che sia importante lavorare sul Team building?

D.M. + DÉJÀ VU — Le più grandi aziende, le più grandi potenze mondiali hanno alle spalle un team, una squadra di collaboratori che lavorano verso un obiettivo comune… così avviene anche nello sport in generale. Il team ideale è costituito da profili differenti, ma allo stesso tempo da coerenza ed omogeneità che si basano su una profonda conoscenza reciproca e sulla capacità di tutti i componenti del Team di agire senza personalismi ed egoismi. Penso che nella vostra domanda si racchiuda la risposta… è un “valore”, difatti aiuta a crescere, educare e fortificare… personalmente e professionalmente.

• Un altro aspetto essenziale su cui ci piace portare l’attenzione è quello di identità, strettamente connesso a quello di responsabilità dei contenuti che si portano. Pensiamo che il pattinaggio offra un prezioso contenitore che può costituire una cassa di risonanza per veicolare messaggi di senso, e valori. Senti importante che ogni gruppo faccia una ricerca in questo senso per comprendere CHI si è, COSA si vuole comunicare e COME? Dove vi trovate rispetto a questo percorso?

D.M. + DÉJÀ VU — Nel corso della stagione appena passata, questo aspetto è emerso particolarmente… anche noi in prima persona abbiamo lavorato e stiamo tuttora lavorando affinché la nostra esibizione trasmetta con trasparenza valori comuni. Non è facile, per niente. Solitamente si sa “cosa” si vuole comunicare… ciò che è più complesso è il “chi” ma ancor più il “come”… il “come” è il “mezzo di trasmissione”, è l’aspetto più difficile… si pensi appunto che spesso non si riesce a trasmettere ciò che si vuole con la comunicazione verbale… noi dobbiamo farlo su 8 ruote ☺

• Come vedi e come vedete l’idea di intraprendere un percorso di sviluppo del potenziale individuale?  Sentite che potrebbe essere una opportunità preziosa?

D.M. + DÉJÀ VU — Nella specialità dei gruppi show, il singolo individuo è un tassello utile per costruire una struttura solida… se un tassello è più fragile o addirittura viene a mancare, la struttura può anche crollare, no? Lascio a voi le conclusioni.

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• A pochi giorni dal campionato del mondo svolto a Mouilleron Le Captif (Francia), raccontateci come avete vissuto il vostro primo mondiale e quali sono state le sensazioni, emozioni, aspetti positivi e negativi. Cosa vi siete “portati a casa” da questa esperienza? Come contribuirà nel vostro futuro da atleti e non solo?

D.M. + DÉJÀ VU — Per me è stato un grandissimo orgoglio accompagnare i miei atleti ma soprattutto compagni di squadra in questa nuova avventura. Ho cercato in ogni momento di trasmettergli forza e fiducia al fine di fargli vivere il loro sogno nel migliore dei modi. Poco prima di entrare in pista nei loro occhi ho visto un connubio di ansia, paura, emozione, forza, grinta… alla base di tutto c’era il cuore, la passione per questo sport e questa forma d’arte. Ora siamo tutti cresciuti, più forti più grandi. Siamo già al lavoro per la stagione 2019, la strada è sempre in salita ma insieme ai miei ragazzi, Ezia e Sandro (miei genitori, primi sostenitori e allenatori) affronteremo ogni momento con forza, grinta e cuore. 

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• Un’ultima domanda… cosa significa per te il pattinaggio spettacolo? Con il tuo incredibile bagaglio ed esperienza, cosa vorresti suggerire e augurare a tutti i pattinatori e pattinatrici di questa spettacolare disciplina?  

D.M. + DÉJÀ VU — Nelle precedenti domande mi sono dilungato anche troppo, quindi in quest’ultima domanda voglio essere più sintetico ma allo stesso tempo d’impatto. Il pattinaggio spettacolo è arte, crescita, forza… è vita! Dico solo di crederci, crederci sempre… nonostante tutto, nonostante tutti. Credeteci e osate, ora!

Il gruppo Déjà Vu ed io vi ringraziamo! Grazie alle vostre domande ci siamo fermati per un attimo a pensare e a riflettere… spesso non ci rendiamo conto di tutto ciò che si nasconde nel nostro mondo. In bocca al lupo per il vostro progetto che sentiamo molto vicino alla nostra passione.

Grazie, Daniel e gruppo Déjà Vu

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artSKATERS intervista DIAMANTE

Il Grande Gruppo Diamante si distingue da anni nella scena del pattinaggio spettacolo con coreografie sorprendenti e di grande impatto scenico. Con un titolo nazionale nel 2018, tre argenti nazionali nel 2015-2016-2017, due bronzi mondiali nel 2016 e 2017, due bronzi e due argenti europei, rappresentano in questo momento uno dei gruppi di punta del panorama italiano. Siamo molto felici di poterli conoscere meglio!

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• Come è nato il vostro gruppo e qual è stato in questi anni il vostro percorso? Come avete vissuto i vostri primi successi e le vostre competizioni internazionali? Con che spirito entrate in pista quando gareggiate o vi esibite? Qual è il motore che vi spinge?

DIAMANTE — Il nostro gruppo è nato parecchi anni fa, quasi per gioco, quando i nostri allenatori Elisa ed Alberto Burba hanno iniziato a creare delle coreografie. Nel 2013 ai campionati nazionali siamo riusciti a distinguerci nella categoria dei piccoli gruppi divisione nazionale; nel 2014 abbiamo portato una coreografia intitolata “Modern Times”, nella categoria grandi gruppi, piazzandoci a metà classifica. Proprio alla fine di quella gara ci è arrivata la notizia, da parte dei nostri allenatori, che l’anno successivo avremmo preso parte ad un progetto assieme a Sandro Guerra. Naturalmente entusiasti siamo tornati a casa e pochi mesi dopo abbiamo iniziato il progetto di Visita Guidata, la nostra prima coreografia che ci ha portato a disputare delle gare internazionali. Sicuramente il 2015 è stato l’anno del successo “inaspettato”. Abbiamo lavorato tantissimo per creare quella coreografia, eravamo molto convinti del suo potenziale tuttavia non ci saremmo mai aspettato un riscontro simile; al campionato italiano di Conegliano ci siamo classificati secondi, accedendo di diritto a europei e mondiali. Ovviamente il sentimento predominante era la sorpresa e la felicità di realizzare un sogno che era nel cassetto fin da bambini. Molte delle componenti della formazione del 2015 pattinavano da più di 10-15 anni e l’idea di poter vestire il body della nazionale era qualcosa di fantastico. Ricordiamo ancora oggi il momento in cui abbiamo realizzato il nostro piazzamento. C’era chi rideva, chi piangeva e chi semplicemente non ci credeva. Da quel momento ci siamo rimboccati ancora di più le maniche e abbiamo conquistato un bronzo europeo e un quarto posto ai campionati del mondo di Cali (Colombia). Sicuramente la vittoria più grande di quell’anno resta la partecipazione alla manifestazione più importante del nostro mondo delle rotelle; vestire quella tuta, entrare in pista rappresentando la nostra nazione e far apprezzare il nostro programma. Lo spirito con cui entriamo in pista è molto cambiato nel corso degli anni. Inizialmente il nostro spirito era quello del “non abbiamo nulla da perdere, entriamo e cerchiamo di dimostrare che ci meritiamo di essere qui”; con il passare del tempo l’ingenuità degli ultimi arrivati ha lasciato forse spazio alla ricerca di una razionalità più elevata, una concentrazione maggiore e uno spirito più orientato alla ricerca della performance, intesa come ricerca dell’esecuzione il più possibile vicina alla perfezione che raggiungiamo in ambiente di allenamento. Non abbiamo mai ricercato il risultato in per se stesso, perché sappiamo che l’unica cosa che dipende da noi è l’esecuzione; il punteggio, la classifica, il pubblico, sono tutte cose di cui non abbiamo il controllo e che sono solo conseguenza della nostra performance. Il motore che ci spinge è sicuramente la passione per il nostro sport. Senza di essa crediamo sarebbe impossibile fare tutti i sacrifici che facciamo, le rinunce, le ore passate in pista, le lacrime e il sudore che versiamo quotidianamente. La passione per quei 5 minuti, i 5 minuti più belli dell’anno, quelli dove finalmente scendiamo in pista, con l’adrenalina che nient’altro ci può dare. Quel sorriso o quel pianto a fine gara, quell’insegnamento che ogni competizione regala e che è sempre diverso e sempre nuovo. Pensiamo sia questo il nostro motore ma forse anche l’unico motore possibile.

Cuore Scheda Madre

• Come nasce una vostra coreografia? Che percorso segue il vostro processo creativo con il coreografo, come si articola? In particolare come è nata la coreografia di quest’anno e qual è il messaggio che volete portare al pubblico? 

DIAMANTE — La risposta a questa domanda è un po’ complessa, perché non c’è una risposta univoca. Ovviamente il processo creativo è principalmente da attribuire al nostro coreografo e Maestro Sandro Guerra, che appunto ci segue ormai da quattro anni. Per alcune coreografie il processo è partito da un’idea di base, che è poi stata sviluppata mediante una musica e poi trasposta in pista. Altre volte l’idea è nata dalla musica, come se fosse essa stessa a suggerire che cosa far fare a noi atleti; quest’ultimo caso è quello della coreografia di Scheda Madre (2016), la cui musica è stata appositamente composta per noi da Maxime Rodriguez. Una volta giunti alla musica, si sviluppa l’idea in pista. Questa fase è la vera e propria magia che ogni anno il nostro coreografo compie; tuttavia ci piace sempre pensare di avere una piccolissima parte del merito anche noi atleti; infatti Sandro ci ha molto coinvolto nella coreografia, a partire dalla scelta della musica. Ha sempre chiesto a noi delle opinioni e considerazioni, abbiamo pensato assieme allo sviluppo delle idee, spesso anche passando delle serate intere a parlarne seduti sul pavimento della pista. Questo ha fatto in modo che ciascuno di noi potesse essere completamente immerso nell’idea e successivamente nella coreografia, potendo ancora di più apprezzare il lavoro del coreografo; consideriamo molto importante la parte del montaggio perché è una fase del lavoro che arricchisce profondamente ciascuno di noi. Quest’anno l’idea è arrivata assieme alla musica da parte di Sandro. Una sera ci ha portato la musica e l’idea e noi l’abbiamo immediatamente accolta con gran felicità. Reduci dalla coreografia “The Producer” (2017), sia lui che noi atleti che gli allenatori abbiamo voluto metterci alla prova e cambiare totalmente stile, portando in pista una coreografia decisamente “dura e cruda”. Anche il messaggio che abbiamo voluto suggerire è molto crudo: attenzione agli altri, attenzione alle persone che si fingono amiche solo per interesse, perché sono proprio loro a infliggere le pugnalate più dolorose. Tutta la coreografia, costumi compresi, è stata una grande allegoria. Homo Homini Lupus (l’uomo è lupo per l’altro uomo) vuole dare un messaggio che è sostanzialmente la denuncia di un comportamento tipico ma allo stesso tempo orribile e deprecabile dell’uomo, ossia quello di cercare in tutti i modi di primeggiare tra i suoi simili, anche a costo di ferirli. 

• Esiste e se si qual è la relazione tra forma e contenuto?

DIAMANTE — Assolutamente si. La relazione è evidente nel nostro sport e ancora di più all’interno della nostra disciplina di gruppi show. Alla base ci deve essere il racconto di un tema o di una storia, mediante musica, movimenti di insieme ed individuali. E’ evidente perciò che, almeno per noi, ciascun movimento deve avere un significato o una funzione all’interno della coreografia, in modo da veicolare in maniera efficace quello che vogliamo trasmettere. Ci piace pensare che oltre ad essere “strumento” per far parlare il nostro coreografo, siamo anche degli “attori” e che mediante la nostra interpretazione “uguale ma unica per ognuno” siamo in grado di rilanciare il messaggio che Sandro ha pensato, sia come gruppo sia come singoli.

• Che cosa significa per voi capacità e ricerca della qualità interpretativa di una coreografia? Come lavora il vostro gruppo per sviluppare le qualità comunicative ed espressive richieste in questa disciplina marcatamente artistica? Si tratta per voi di un lavoro individuale o di gruppo?

DIAMANTE — La ricerca della qualità interpretativa è per noi sicuramente prioritaria. Necessaria e conditio sine qua non della buona riuscita di qualsivoglia lavoro coreografico. Una bella coreografia, nel nostro caso di gruppo, non può essere completa se ciascun atleta non è completamente inserito nel contesto dell’idea e non vive sulla propria pelle (e quindi poi lo mostra all’esterno) le sensazioni che la coreografia vuole trasmettere. Questa ricerca interpretativa deve avvenire secondo noi da molti punti di vista e mediante un lavoro anzitutto individuale e poi di gruppo. L’interpretazione deve avvenire sia a livello espressivo del volto sia del corpo in generale. Se non vi sono entrambe le espressioni il lavoro non può essere completo. Una volta che ognuno ha chiaro che cosa deve comunicare, è importante che vi sia un confronto (e in alcuni casi scontro) con gli altri membri del gruppo, in modo da portare le idee di tutti nella stessa direzione. Ecco dunque che per noi si tratta sia di lavoro individuale che di gruppo. Naturalmente questo lavoro deve essere guidato, sia dagli allenatori che soprattutto dal coreografo; nel nostro caso per la coreografia di quest’anno ci siamo voluti avvalere anche di una persona esperta di teatro che ci potesse aiutare a mostrare in pista le sensazioni giuste da esprimere con la giusta intensità. Le modalità di lavoro sono diverse in ogni situazione e dipendono ovviamente molto dal genere di coreografia che bisogna interpretare. Una cosa molto importante che ci teniamo a dire è che uno degli aspetti più importanti in questo frangente è la fiducia reciproca tra ogni componente del gruppo. Per riuscire a mostrare e veicolare l’idea del coreografo, il gruppo deve fidarsi di ogni componente. Noi la chiamiamo “fiducia magica”, perché è una fiducia che va al di la del pensiero che si ha del proprio compagno; riguarda squisitamente l’ambiente dell’interno della pista, l’ambiente dove ognuno deve obbligatoriamente sentirsi libero di esprimere se stesso.

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• Cosa pensate del progetto artSKATERS? Cosa potrebbe portare al tuo gruppo e al pattinaggio spettacolo un training specificatamente dedicato allo sviluppo del potenziale di interpretazione espressiva artistica basato sull’espansione esperienziale del potenziale individuale e soprattutto sulla coordinazione dello stesso all’interno di un processo più ampio e di una dinamica di team building?

DIAMANTE — Indubbiamente progetti come quello di ArtSkaters sono molto validi e orientati nel verso giusto. Crediamo che sia importante eseguire un lavoro di team building e di espansione esperienziale, orientato alla crescita del potenziale di ognuno e quindi del gruppo intero. Queste pratiche vanno sicuramente affiancate alle pratiche classiche di allenamento fisico, perché solo con il duro lavoro si riesce a progredire. Pensiamo che il nostro gruppo si stia formando e che stia acquisendo un bagaglio esperienziale che lo porterà a crescere ancora in futuro. Sicuramente intraprendere un percorso come quello che proponete per scoprire o ampliare le proprie potenzialità è un ottimo modo per implementare se stessi e la squadra, crediamo che sperimentarlo con dei professionisti sarebbe utile e consigliabile. Non crediamo nel concetto classico di vittoria e di sconfitta. In ogni caso c’è qualcosa da imparare. Sia nella vittoria sia nella sconfitta, come gruppo cerchiamo sempre di ragionare e di trovare nelle esperienze una spinta di crescita.

• Il training di artSKATERS lavora e ricerca sulle attitudini di Presenza e Consapevolezza, sul Team building e sul concetto di identità, ottenendo come risultato un potenziamento delle qualità espressive e interpretative. Cosa significano per voi presenza e consapevolezza? Sentite che Presenza e Consapevolezza siano attitudini utili da sviluppare per gli atleti di un gruppo di pattinaggio spettacolo? Condividete la nostra visione in questo senso? Cosa vi frena o vi stimola dal fare o no una esperienza in questo senso?

DIAMANTE — Secondo noi presenza e consapevolezza sono due attitudini non solo utili ma addirittura indispensabili alla riuscita di un programma. Per quanto riguarda la presenza, pensiamo che entrambe le interpretazioni siano importanti. Anzitutto, come base, ci deve essere la presenza intesa come presenza all’allenamento e serietà. Poi ci deve essere la presenza intesa come “presenza dentro al lavoro”. Il nostro Maestro Sandro Guerra ci dice sempre che per fare questo sport non si può avere un piede dentro la pista e un piede fuori. Bisogna gettarsi a capofitto nel lavoro, con tutte le proprie forze e con tutta la propria volontà. A questo concetto si lega sicuramente anche quello di Consapevolezza. Un atleta deve essere consapevole di cosa sta facendo, una squadra deve essere consapevole ed orientata tutta nella stessa direzione verso un obbiettivo comune. Qualcuno diceva che una squadra è un insieme di persone che guarda nello stesso verso e che permette a persone ordinarie di raggiungere risultati straordinari. Sicuramente in questo senso condividiamo la vostra visione e siamo molto stimolati a continuare a fare esperienze del genere.

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• Un altro aspetto essenziale su cui ci piace portare l’attenzione è quello di identità, strettamente connesso a quello di responsabilità dei contenuti che si portano. Pensiamo che il pattinaggio offra un prezioso contenitore che può costituire una cassa di risonanza per veicolare messaggi di senso, e valori. Sentite utile e significativo che ogni gruppo faccia una ricerca in questo senso per comprendere CHI si è, COSA si vuole comunicare e COME? Dove vi trovate rispetto a questo percorso?

DIAMANTE — Questa è forse la domanda più difficile. Crediamo che l’identità di un gruppo non sia più di tanto connessa alla responsabilità dei contenuti o all’esecuzione dei programmi. La nostra identità la intendiamo come “chi siamo?”, nel senso di “che gruppo vogliamo essere?”; in questo senso è una scelta molto personale, frutto delle idee e del comportamento di allenatori, atleti e coreografo. Rispetto a questo crediamo che l’identità del gruppo sia un concetto a sé stante. Per quanto ci riguarda, noi cerchiamo di essere un gruppo profondamente unito, che si basa su valori simili a quelli della famiglia; allo stesso tempo crediamo nella sportività e nell’educazione, sia verso i compagni di squadra che verso gli avversari. Forse in questo senso abbiamo voluto che la nostra ultima coreografia fosse un po’ anche una citazione di tutta la società attuale. Secondo noi un gruppo può contare sulla cassa di risonanza che può avere per veicolare messaggi di senso sia mediante il proprio programma, come appunto abbiamo provato a fare noi quest’anno, sia mediante il comportamento “pubblico”. In questo senso ogni squadra ha una profondissima responsabilità verso gli altri atleti, verso i più piccoli che guardano ai più grandi per cercare un esempio e verso il pubblico.

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• Un’ultima domanda… cosa significa per voi il pattinaggio spettacolo? Cosa vorreste suggerire e augurare a tutti i pattinatori e pattinatrici di questa disciplina? 

DIAMANTE — Il pattinaggio spettacolo per noi è la linfa vitale. Nessuno di noi è ovviamente un professionista; arriviamo la sera in pista, stanchi per la lunga giornata di studio o di lavoro. Se arrivassimo a casa in quelle condizioni probabilmente l’unico epilogo sarebbe l’abbandono del corpo sul divano. Invece in pista accade la magia; gli occhi si riaccendono, il cervello riprende a connettere i neuroni, i muscoli si animano di nuova forza. La pista ci riaccende e ci da la voglia e la forza di continuare il nostro grande sogno che si chiama Diamante. Il pattinaggio spettacolo per noi è la voglia di far vedere che cosa sappiamo fare, la voglia di mostrare noi stessi e la squadra, di emozionare il pubblico, di trasmettere un’emozione; e se anche una sola persona viene a dirci che si è emozionata allora sappiamo che ne è valsa la pena. Un suggerimento che ci sentiamo di dare ai nostri colleghi pattinatori è quello di non mollare mai, di andare sempre avanti e lavorare sodo e duramente. Non con gli occhi al risultato ma con gli occhi verso l’emozione e l’amore per il nostro sport. L’augurio più bello che possiamo pensare di fare è quello di innamorarvi di quello che fate, come ci siamo innamorati noi; e se lo siete già, di condividere questo amore con persone fantastiche come quelle che noi incontriamo a tutti gli allenamenti.

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Ringraziamo il Grande Gruppo DIAMANTE e in particolare Matteo de Sabbata per la gentile collaborazione e disponibilità a raccontarvi e condividere la vostra passione ed il vostro sogno…

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SKATINGIDEA intervista artSKATERS

Skatingidea incontra artSKATERS, un progetto e una proposta che incuriosisce ed emoziona chi nel pattinaggio artistico vede l’opportunità non solo di “fare sport” ma di mettersi in gioco, espandere se stesso, esprimersi, raccontarsi e condividere con il pubblico le proprie emozioni.

intervista artSKATERS 01

• Chi sono gli artSKATERS ?

Gli artSKATERS sono atleti-artisti che in sintesi ricercano presenza, consapevolezza e attitudini essenziali quali trasparenza e chiarezza comunicativa, ricchezza espressiva e competenza emotiva. Sono individui in viaggio alla ricerca di sé e alla scoperta del proprio potenziale interiore, persone che amano raccontarsi nella loro autenticità e coinvolgere il pubblico sia a livello cognitivo, che fisico, emotivo ed energetico. Gli artSKATERS sono fiumi che scorrono mentre inseguono un’idea semplice e coraggiosa: essere se stessi.

• Come è nato questo progetto?

— Con Davide quando ci siamo incontrati è stato naturale e spontaneo per affinità condividere ed integrare le nostre reciproche esperienze in ambito artistico e creativo. Io ho un’esperienza quasi trentennale nell’ambito del pattinaggio artistico con riconoscimenti nazionali e internazionali come singolista e nei gruppi spettacolo, oltre a dieci anni di spettacoli con la Compagnia Colours, bagaglio che ritengo essenziale al mio percorso di ricerca, alla mia crescita e alla definizione del mio stile e della mia formazione e visione di artista sui pattini.

— Inoltre, siamo entrambi counselor, Diana con formazione artistica espressiva ed io con indirizzo bioenergetico e gestaltico. Il progetto artSKATERS è nato infatti dall’osservazione e dallo studio di questa disciplina e del suo potenziale marcatamente artistico ed espressivo. Consideriamo questo sport un luogo privilegiato di incontro, un prezioso contenitore di esperienze per la vita dove crescere, riconoscersi, espandersi e condividere. Il centro del nostro lavoro non è la performance ma l’individuo la persona e la sua espansione, tutto questo può ed ha necessariamente delle ricadute positive sulla qualità della performance pur non costituendone il centro e nemmeno il motore del percorso da noi proposto.

• Cosa proponete ai pattinatori che vogliono diventare artSKATERS o a chi già si sente vicino e affine alla vostra proposta e desidera lavorare in questa direzione?

Abbiamo creato un percorso esperienziale specificatamente studiato e declinato al pattinaggio artistico di gruppo ma anche all’atleta individuale e alla coppia, che con l’entrata in vigore del nuovo sistema Rollart sono chiamati a investire e lavorare sul loro potenziale espressivo e comunicativo. Il lavoro che proponiamo si presenta come un percorso esperienziale ad indirizzo espressivo artistico corporeo, un sistema strutturato con un’inedita programmazione coordinata della preparazione artistica con quella tecnica e atletica e che mira a portare in pista atleti-artisti capaci di comunicare espressività- direzione-intento, e se parliamo di Team necessariamente attraverso un comune registro organico e condiviso.

• Di cosa si tratta più nello specifico?

Nell’ambito di un artSKATERS TRAINING mettiamo in campo le nostre risorse e competenze in ambito artistico unitamente al nostro bagaglio di lavoro e di esperienza come counselor nell’accompagnamento in percorsi di empowerment ovvero di potenziamento personale (il counseling professionale è un’attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione. Il counseling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento. N.d.R.). Valorizziamo il pensiero espressivo e l’azione, la sperimentazione, la competenza intrinseca, l’auto-responsabilità e la creatività come capacità di inventare la realtà. ArtSKATERS TRAINING in sintesi rappresenta un’alternativa possibile d’approccio al mondo artistico-sportivo a cui il pattinaggio a rotelle appartiene. Esso si differenzia dai comuni metodi non tanto esteriormente per l’intensità di come lo si presenta quanto per una ragione profonda ed interiore.

• Cosa significa e cosa intendete in questo ambito con il termine empowerment?

Empowerment rappresenta in generale il filo conduttore del nostro lavoro e significa mettere l’individuo e la persona al centro, offrire la possibilità di espandere le proprie risorse interne, utilizzare il proprio potenziale e agirlo. Scoprire o riscoprire dentro di sé strumenti efficaci, saper scegliere e avere il coraggio di stare con la propria scelta, nella propria unicità e bellezza. In modo particolare in questo specifico ambito lavoriamo tra le altre cose sull’espansione del potenziale espressivo artistico individuale e del gruppo. Privilegiamo la visione d’insieme nella consapevolezza tuttavia che ogni linea è composta da singoli punti. Crediamo in questo approccio centrato alla persona, perché nessuno dovrebbe andare dove non ha voglia di andare ed in questo senso promuoviamo un progetto di sostegno e affiancamento rispetto al proprio percorso personale di espansione. Parliamo di espansione e non di crescita, questo nel rispetto della persona e dell’individuo e della sua preziosa unicità, in quanto non c’è mai nulla da aggiungere veramente perché c’è già tutto in ognuno di noi, tuttavia spesso c’è molto da scoprire e conoscere di noi stessi. Trasformare in atto, attualizzare con l’azione quanto è in potenza in noi, secondo un principio di dare realtà a quanto può essere utile per noi stessi e per gli altri.

• Come si realizza a livello pratico un percorso di questo tipo e come si riflette questo lavoro sulla performance di un atleta-artista o di un gruppo?

La nostra proposta è quella di un lavoro, rivolto all’individuo così come al gruppo, in primo luogo centrato sulla scelta responsabile di un percorso personale. Nasce da un primo gesto semplice di rivolgere lo sguardo, il proprio sguardo non più al di fuori ma dentro se stessi: dall’ascolto e contatto con sé e con l’altro, dalla ricerca costante di consapevolezza e presenza, della condivisione e qualità di relazione con sé e con il gruppo, dalla scelta di osservazione, esplorazione e comunicazione della propria identità, infine anche dalla rinnovata coscienza della responsabilità sociale per ciò che si sceglie di comunicare. Non si tratta tuttavia di acquisire o migliorare competenze in modo “meccanico” con una serie di tecniche e attraverso l’esecuzione di esercizi permutati da altre discipline. La nostra proposta è piuttosto centrata su di un percorso umano olistico, sia come singola persona che come Team, di espansione attitudinale consapevole e organica finalizzata alla bellezza ed al benessere più che alla ricerca della performance, che consideriamo un “frutto” spontaneo atteso ma non ricercato. Questo lavoro, oltre che nella vita e riguardo al benessere della persona, ha ovviamente nel tempo una ricaduta sulla qualità della performance dell’atleta artista: la sua presenza scenica acquisisce forza, spessore, integrità ed autenticità a livello sia energetico che espressivo ed emotivo.

• Quali sono gli obiettivi che vi proponete nell’affiancare atleti artisti e gruppi nei loro percorsi di espansione artistica espressiva?

In particolare gli obiettivi sono quelli che definiamo ogni volta in modo specifico con il cliente a seguito di una preliminare fase di ascolto ed osservazione attenta ed approfondita, mentre in generale potremmo dire che tra i nostri obiettivi quelli che consideriamo primari sono certamente coltivare la capacità di ascolto, la ricerca di consapevolezza e presenza, il potenziamento della qualità della relazione e della fiducia verso di sé e il gruppo, l’autenticità, la congruenza, l’inclusione e l’integrazione, la libertà espressiva, la competenza e intelligenza emotiva, l’autonomia e la responsabilità sia personale che del team. Consideriamo queste le principali attitudini su cui lavoriamo e con cui animiamo, sosteniamo ed affianchiamo durante i percorsi proposti.

• Cosa intendete per “TECNICA ESPRESSIVA”?

Le stesse direttive e ultimi regolamenti Fisr per i gruppi spettacolo come il nuovo sistema Rollart per singoli e coppie vanno nella direzione di stimolare e incentivare un lavoro di ricerca e di potenziamento delle qualità espressive: fermo restando che il gesto atletico e la qualità tecnica costituiscono elementi imprescindibili e fondamentali, siamo convinti che sia proprio in questo aspetto della ricerca di una ricchezza e qualità espressiva artistica professionale che si racchiude il potenziale di un’ulteriore evoluzione di questa disciplina. Durante i nostri workshop parliamo di “TECNICA ESPRESSIVA” per definire un insieme di strumenti finalizzati all’espressività artistica e corporea per gli atleti-artisti, ma anche la necessità di prendere distanza da una visione e concezione autoreferenziale e meccanicistica della tecnica che non esprima, in modo organico e sistemico, integrato, un orientamento alla performance artistica ed espressiva del racconto coreografico. L’atleta-artista si trova nella possibilità di sviluppare un nuovo potenziale più professionale rispetto alle qualità di espressione artistica e portare così al pubblico non solo spettacolarità e bellezza del gesto individuale e di gruppo, ma autenticità e verità rispetto ad un lavoro di ricerca personale, di espansione e di crescita, con un impatto ed una ricerca di dialogo con il pubblico che possiamo definire sociale e responsabile.

• Vorrei approfondire questo concetto molto interessante di “valenza sociale” della performance artistica e cosa intendete con responsabilità dell’atleta-artista.

Siamo molto interessati all’aspetto sociale di cui lo sport dovrebbe naturalmente esprimerne i valori condivisi oltre che le esigenze sociali di ogni epoca. Prendiamo ad esempio per la nostra riflessione la civiltà greca, dove l’ideale greco era il ginnasta e l’armonizzazione corporea dell’uomo: cioè colui che era capace di portare a manifestazione la bellezza divina del mondo nella bellezza del proprio corpo e non solo, poiché egli ambiva anche a realizzare in se stesso il più alto grado di umanità per poter in qualche modo essere un esempio per gli altri uomini, ciascuno a modo proprio sulla via umana. Ci preme sottolineare come il greco si proponeva solamente di sviluppare il corpo umano in modo che esso, attraverso l’armonia delle sue parti e l’armonia dei suoi movimenti, potesse elevarsi fino a essere una manifestazione corporea della bellezza divina. Si aspettava poi tranquillamente l’evoluzione ulteriore. Infatti così come dalla pianta, quando ci si è occupati di prenderci cura della radice nel modo giusto, ci si aspetta che grazie alla luce e al calore dell’energia solare si sviluppino da sé i fiori; allo stesso modo non ci si proponeva direttamente la bellezza, la grandezza, la perfezione nella civiltà greca, ma che esse dovessero scaturire spontaneamente come qualcosa che cresce e si rende manifesta, per l’intima natura e conformazione dell’uomo dal corpo bello, agile e forte. Ci piace interrogarci su quale significato oggi riveste e porta nella nostra epoca attuale e contemporanea l’essere atleti e l’essere artisti, con quali finalità scendi in pista? Con quali obiettivi ti alleni? Chi o cosa vuoi portare nel mondo?

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• Partendo dalla vostra visione della performance mi interessa approfondire a questo punto il vostro approccio alla competitività, alla gara ed ai punteggi, in altre parole alla competizione sportiva come raggiungimento di un risultato.

Abbandonare una visione egoica centrata su di sé per abbracciare una visione ecologica in cui ognuno di noi è interdipendente e appartiene allo stesso sistema è un passaggio essenziale di maturazione che cancella con un immediato colpo di spugna l’idea della competitività come giudizio e confronto con l’altro a favore di un’idea di competizione come processo di espansione personale. Fare sport in modo sano significa essere in un percorso di competizione costante con se stessi non con l’altro. Gli altri non sono i nostri avversari ma sono i nostri compagni di viaggio, sono quelli da cui a volte possiamo imparare qualcosa, sono quelli siedono con noi allo stesso cerchio e che insieme a noi contribuiscono, ciascuno con il proprio e personale “lavoro” a mantenere il grande fuoco acceso… Competizione come processo personale di osservazione del limite, del proprio limite attuale (nel qui e ora, con la consapevolezza di essere in una vitale e continua trasformazione), accettazione e attivazione del processo di superamento del proprio limite. E ancora, successiva osservazione del nuovo limite e ripetizione del processo. Che cos’è dunque la gara se non un’occasione di gioia e serena partecipazione e condivisione dove non ci sono ne vincitori ne vinti poiché ognuno ha già comunque vinto per se stesso e con se stesso quello che ha potuto e voluto “vincere” per arrivare dove è arrivato rispettando se stesso che è il modo più semplice per poter iniziare davvero a rispettare l’altro? La gara è il luogo dell’esibizione del raccontarsi del manifestare chi siamo nella gioia, il luogo dove emozionarsi dove essere visti ed accettati indipendentemente ciascuno per la strada percorsa, è il luogo della meraviglia dello stupore da cui ed in cui nessuno dovrebbe mai essere escluso, è infine l’epifania, la manifestazione del divino in noi in forma visibile, del riconoscere e riconoscersi valore e celebrare reciprocamente, ciascuno sia per sé che nell’altro, la nostra umanità e il tentativo di espandere l’Uomo. Questa è per noi la vera responsabilità di un atleta e di un artista.

• Trovo suggestiva questa visione della gara, della competizione come momento di “celebrazione” di chi sono come atleta artista e chi siamo come gruppo e del percorso fatto.

Vorremmo contagiarvi con questa semplice idea: ovvero che l’evento sportivo rimane al giorno d’oggi uno dei pochi luoghi di aggregazione fisica con una forte valenza emotiva e sociale, e consideriamo questa un’opportunità preziosa, un’occasione di portare nel mondo semi di consapevolezza ed innescare processi di trasformazione, in altre parole una possibilità di arricchimento sia individuale che collettivo, per l’atleta così come per lo spettatore. Per questo il nostro lavoro parte necessariamente da una fondamentale presa di coscienza e responsabilità individuale e del gruppo sulle finalità del proprio agire. Le domande essenziali sono: chi sono o siamo, qual’è la nostra identità? Qual è il nostro messaggio e come vogliamo portarlo? Ogni coreografia è un’occasione di racconto, di temi individuali e al contempo universali muovendo nello spettatore forse una riflessione anche attraverso il coinvolgimento energetico, fisico ed emotivo.

ArtSKATERS TRAINING nasce proprio con questa prerogativa, chiediti dunque perché ti sei messo i pattini oggi, e perché continui ancora a farlo?

• È il momento di dare un’anticipazione rispetto a come, nelle prossime settimane, porteremo avanti un dialogo rispetto ai numerosi spunti di riflessione che ci avete proposto…

Porci delle domande caratterizza un po’ il nostro modo di dare un senso a quello che facciamo o che proviamo a fare. Porre delle domande più che dare delle risposte rappresenta in concreto per noi un modo di agire la modalità di ascolto a cui teniamo durante i nostri workshop. Rispondendo a queste domande è emersa in modo naturale l’idea di provare a coinvolgere altre persone e gruppi del pattinaggio spettacolo su temi attuali e per noi pressanti. Abbiamo dunque iniziato ad intervistare a nostra volta alcuni gruppi del panorama italiano, immaginando di stimolare riflessioni forse utili rispetto a temi come l’identità, la direzione, il senso di ciò che si vive in pista e che si porta poi al pubblico. È piacevole e costruttivo, secondo noi, incontrare e condividere, confrontandoci in apertura ed in modo autentico e rispettoso con chiunque abbia desiderio di farlo… ma soprattutto ci sembra una bellissima occasione di contribuire per quel che possiamo, ed anche in questo modo, ad alimentare e sostenere tutte quelle persone che con fatica e lavoro ma anche davvero tanta passione, entusiasmo e creatività arricchiscono questo sport e quest’arte, tutti quegli artisti che con coraggio percorrono nuove strade ricercando l’espansione e chissà? forse l’evoluzione di questa straordinaria disciplina.

• Quest’ultima mi sembra davvero una visione ampia, sostenuta da un’idea di ricerca tanto forte quanto ambiziosa, mi piacerebbe sapere se state lavorando a nuove proposte in questa direzione e come intendete realizzarle?

Sentiamo che oggi in particolare modo se vogliamo cambiare davvero qualcosa dobbiamo partire dalla possibilità di migliorare sensibilmente la nostra capacità di entrare in relazione in modo maturo e consapevole. Se vogliamo costruire e condividere qualità e benessere è necessario favorire una visione di apertura in cui la reciprocità, la condivisione e il rispetto dei differenti punti di vista non costituiscano più un motivo di distanza ma al contrario di ricchezza e vicinanza preziosa. Immaginiamo che la costituzione di un gruppo di lavoro vivente, indipendente e libero sia un’occasione di sviluppo e di trasformazione, di scelta di consapevolezza e responsabilità, efficace ed utile a tutti. È già nell’aria e ci piacerebbe molto l’idea di organizzare ed animare un cerchio, un’occasione di lavoro per tutti i pattinatori artisti e in particolare allenatori e coreografi, una proposta di incontro e scambio reciproco, di formazione circolare attraverso la condivisione. Una preziosa opportunità di metterci in gioco ed espandere ognuno il proprio potenziale espressivo artistico personale e professionale ma anche un momento di confronto creativo, di scelte, di progettualità e proposte.

Sono felice di aver conosciuto Davide e Diana, penso possano dare un valore aggiunto alle società di pattinaggio in quanto il loro metodo è applicabile a tutte le specialità sopratutto oggi, in vista del nuovo regolamento Rollart dove il dettaglio artistico espressivo è determinante. Vi consiglio quindi di passare sul loro sito www.artskaters.com e sui loro social Fb e Ig @artskaters (hanno dei bellissimi video) ecco la mail artskaterstraining@gmail.com


fonte skatingidea.org

 

SKATINGIDEA entrevista a artSKATERS

Skatingidea se encuentra con artSKATERS, un proyecto y una propuesta que intriga y emociona a quienes en el patinaje artístico ve la oportunidad no solo de “practicar deportes”, sino de participar, expandirse, expresarse, contar y compartir sus emociones con el público.

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• ¿Cómo nació este proyecto?

– Con Davide, cuando nos conocimos, fue natural y espontáneo para la afinidad de pareja compartir e integrar nuestras experiencias mutuas en la esfera artística y creativa. Tengo casi treinta años de experiencia en el campo del patinaje artístico con premios nacionales e internacionales en patinaje individual y de grupo, así como llevo diez de espectáculos con la compañia Colors, un equipo que considero esencial para mi investigación y crecimiento, un proyecto que marcó mi estilo y la visión de un artista sobre patines.

– Además, ambos somos consejeros, Diana con formación artística expresiva y yo con dirección bioenergética y gestáltica. El proyecto artSKATERS nació de la observación y el estudio de esta disciplina y su potencial marcadamente artístico y expresivo. Consideramos este deporte como un lugar privilegiado para el encuentro, un precioso contenedor de experiencias para la vida en las que crecer, reconocer, expandir y compartir. El centro de nuestro trabajo no es el rendimiento, sino el individuo, la persona y su expansión; el rendimiento no constituye el centro ni el motor del camino propuesto por nosotros sin embargo el camino mismo necesariamente tiene un impacto positivo en la calidad de la performance.

• ¿Qué propone para los patinadores que quieren convertirse en artSKATERS o para aquellos que ya se sienten cercanos y compatibles a su propuesta y desean trabajar en esta dirección?

Hemos creado un camino experiencial específicamente estudiado y aplicado al patinaje artístico de grupo, pero también al atleta individual y a la pareja, los cuales con la entrada en vigor del nuevo sistema Rollart están motivados a invertir y trabajar en su potencial expresivo y comunicativo. El trabajo que proponemos se presenta como un camino experiencial hacia el cuerpo artístico expresivo. Es un sistema estructurado y coordenado con un nuevo programa de preparación artística, utilizando técnicas miradas a traer en pista atletas-artistas capaces de comunicar expresividad-dirección-intención, y si hablamos de Equipo necesariamente a través de un registro común orgánico y compartido.

• ¿Qué es más específicamente?

En el artSKATERS TRAINING, combinamos nuestros recursos y habilidades en el campo del arte através de nuestra experiencia como guías en el acompañamiento de empoderamiento o desarrollo personal (la asesoría profesional es una actividad cuyo objetivo es mejorar la calidad de vida del cliente, apoyando sus fortalezas y su capacidad de autodeterminación. El asesoramiento proporciona un espacio para escuchar y reflexionar, explorando dificultades relacionadas con los procesos evolutivos, las fases de transición y los estados de crisis y refuerzo de la capacidad de elección o cambio. N.d.e.). Valoramos el pensamiento y la acción expresiva, la experimentación, la competencia intrínseca, la responsabilidad propia y la creatividad como la capacidad de inventar la realidad. En resumen, ArtSKATERS TRAINING representa un posible enfoque alternativo al mundo artístico-deportivo al que pertenece el patinaje sobre ruedas. Se diferencia de los métodos comunes, no tanto exteriormente por la intensidad de cómo se presenta sino por una razón profunda e interna.

• ¿Qué significa esto y qué quiere decir al respecto con el término empoderamiento?

El empoderamiento es, en general, el hilo conductor de nuestro trabajo y significa poner al individuo y la persona en el centro, ofreciendo la posibilidad de expandir sus recursos internos, usar su potencial y actuar en consecuencia. Descubrir o redescubrir herramientas efectivas dentro de uno mismo, saber elegir y tener el coraje de permanecer en la elección propia, en la singularidad y belleza de cada uno. Particularmente en esta área específica, trabajamos, entre otras cosas, en la expansión del potencial expresivo artístico individual y grupal. Sin embargo, privilegiamos la visión general en la conciencia de que cada línea se compone de puntos individuales. Creemos en este enfoque centrado en la persona, porque nadie debe ir a donde no quiere ir y, en este sentido, promovemos un proyecto de apoyo y asistencia con respecto a su trayectoria personal de expansión. Hablamos de expansión y no de crecimiento, esto con respecto a la persona y el individuo y su preciosa singularidad, ya que nunca hay nada que agregar realmente porque ya hay todo en cada uno de nosotros, pero a menudo hay mucho por descubrir y saber de nosotros mismos. Transformar en acción, actualizar con acción lo que está en nuestro poder, de acuerdo con el principio de dar realidad a lo que puede ser útil para nosotros y para los demás.

• ¿Cómo se puede realizar este tipo de camino a nivel práctico y cómo se refleja este trabajo en el desempeño de un atleta-artista o un grupo?

Nuestra propuesta es la de un trabajo dirigido tanto al individuo como al grupo, centrado principalmente en la elección responsable de un camino personal. Surge de un primer gesto simple, que es el de voltear la mirada. Esta última ya no está fuera sino dentro de cada uno. Escuchar y conectar con uno mismo y con el otro, buscando constantemente conciencia, presencia, calidad de relación interpersonal, desde la elección de la observación, exploración y comunicación de la propia identidad, y finalmente también desde la conciencia renovada de la responsabilidad social hacia lo que uno elige comunicar. Sin embargo, no se trata de adquirir o mejorar habilidades de una manera “mecánica” con una serie de técnicas y mediante la ejecución de ejercicios permutados por otras disciplinas. Nuestra propuesta se centra más bien en un camino humano holístico (tanto individual como grupal) de expansión actitudinal consciente y espontanea, orientada hacía la belleza y el bienestar en vez de centrarse solo en el rendimiento. Este trabajo, así como en la vida y con respecto al bienestar de la persona, obviamente tiene una recaída en la calidad del desempeño del artista con el tiempo: su presencia en el escenario adquiere fuerza, profundidad, integridad y autenticidad tanto a nivel energético como expresivo y emocional.

• ¿Cuáles son los objetivos que propones para acompañar a los artistas y grupos de atletas en sus caminos de expansión artística expresiva?

En particular, los objetivos son aquellos que definimos cada vez de manera específica con el cliente después de una fase preliminar de escucha y observación cuidadosa. En general, podríamos decir que entre nuestros objetivos aquellos que consideramos primarios son ciertamente cultivar la capacidad de la escucha, la búsqueda de la conciencia y de la presencia, el fortalecimiento de la calidad de la relación y de la confianza hacia uno mismo y al grupo, la autenticidad, la congruencia, la inclusión y la integración, la libertad expresiva, la competencia y la inteligencia emocional, la autonomía y responsabilidad tanto personal como de equipo. Consideramos que estas son las principales actitudes en las que trabajamos y con las que animamos, acompañamos y apoyamos durante los caminos propuestos.

• ¿Qué quieres decir con la expresión “TÉCNICA EXPRESIVA”?

Las mismas directivas y los últimos reglamentos de Fisr para grupos de espectáculos, como el nuevo sistema Rollart (individual y parejas), apuntan a estimular el trabajo de investigación y mejorar las cualidades expresivas: sabiendo que el gesto atlético y la calidad técnica constituyen elementos indispensables y fundamentales, estamos convencidos que justo en este aspecto de la búsqueda (tanto de riqueza, calidad, expresión artística y profesional), exista el potencial para una mayor evolución de esta disciplina. Durante nuestros talleres, hablamos de “TÉCNICA EXPRESIVA” para definir un conjunto de herramientas dirigidas a la expresión artística y corporal de los atletas-artistas. También valoramos la necesidad de distanciarse de una visión y una concepción auto-referencial y mecánica que no permite expresarse de forma orgánica y sistemática hacía una orientación artística y expresiva de la historia coreográfica. El atleta-artista se encuentra en la posibilidad de desarrollar un nuevo potencial más profesional, con respecto a las cualidades de la expresión artística, trayendo al público autenticidad y verdad trás un trabajo de investigación personal, de expansión y de crecimiento, con un impacto y una búsqueda al diálogo con el público que podemos definir como social y responsable.

• Me gustaría desarrollar este concepto muy interesante de “valor social” de la performance artística en referencia a la responsabilidad  del atleta-artista.

Estamos muy interesados ​​en el aspecto social en el que el deporte debe expresar naturalmente sus valores compartidos, así como las necesidades sociales de todos los periodos historicos. Por ejemplo, consideramos la civilización griega para nuestra reflexión, donde el ideal griego era el gimnasta y la armonización corporal del hombre: este era un hombre capaz de manifestar la belleza divina del mundo proyectada en la belleza de su cuerpo y no solo, porque él también aspiraba a realizar en sí mismo el más alto grado de humanidad para ser de alguna manera un ejemplo para otros hombres, cada uno a su manera en el percurso humano. Deseamos subrayar cómo la intención del griego fuera solo desarrollar el cuerpo humano de tal manera que, a través de la armonía de sus partes y la armonía de sus movimientos, pudiera convertirse en una manifestación corporal de la belleza divina. Luego esperó tranquilamente por una evolución más completa. De hecho, así como desde la planta, cuando nos centramos a cuidar la raíz de la forma correcta, esperamos que gracias a la luz y al calor de la energía solar las flores se desarrollen por sí mismas; de la misma manera, no propusimos directamente la belleza, la grandeza, la perfección en la civilización griega, sino que emergen espontáneamente como algo que crece y se manifiesta, por la naturaleza íntima y la conformación del hombre con un cuerpo bello ágil y fuerte. Nos gusta preguntarnos qué significado tiene hoy el hecho de llevarnos a ser atletas y artistas en nuestra época actual y contemporánea, ¿con qué propósito entramos en pista? ¿Con qué objetivos entrenamos? ¿Quién o qué queremos traer al mundo?

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• A partir de su visión del rendimiento, estoy interesada a profundizar su enfoque de la competitividad, la carrera y los puntajes, pués, la competencia deportiva.

Abandonar una visión egoica centrada en uno mismo para abrazar una visión ecológica en la que cada uno de nosotros es interdependiente y pertenece al mismo sistema, es un paso esencial de maduración que cancela de inmediato la idea de competitividad como un juicio y comparación con el otro a favor de una idea de competencia como proceso de expansión personal. Hacer deportes de una manera saludable significa estar en un proceso de competencia constante con uno mismo y no con el otro. Es decir, los otros no son nuestros oponentes, más bien son nuestros compañeros de viaje, son aquellos de los cuales a veces podemos aprender algo, son aquellos que se sientan con nosotros en el mismo círculo y que junto con nosotros contribuyen, cada uno con su propio “trabajo” personal para mantener encendido el gran fuego… La competencia es entendida como un proceso personal de observación del límite actual (el aquí y ahora, concientes de estar en una transformación vital y continua), de la aceptación y activación del proceso de superación del límite. Y nuevamente, siguiendo la observación del nuevo límite y la repetición del proceso. Entonces, ¿qué es una carrera si no una oportunidad para sentir alegría y participación pacífica? Aquí no hay ganadores o perdedores porque todos ya han ganado lo que pudieron y quicieron “ganar”, ante todo respetandose a sí mismo, que es la manera más fácil de comenzar a respetarse mutuamente. La competencia es el lugar donde uno mismo puede manifestarse en alegría, es el lugar de las emociones y donde todos pueden ser vistos y aceptados de manera independiente, sean como sean; es el lugar de la maravilla, y por lo tanto nadie debe ser excluido. Finalmente, es la epifanía, la manifestación de lo divino en cada uno de nosotros bajo forma visible; nos da la posibilidad de reconocer el valor y reconocerse para celebrarse, tanto para nosotros como para el otro, para nuestra humanidad y el intento de expandir al Hombre. Para nosotros esta es la verdadera responsabilidad de un atleta y de un artista.

• Encuentro sugerente esta visión de la competencia como un momento de “celebración” de quién soy como artista atleta y quiénes somos como grupo y del viaje realizado.

Quisiéramos contagiarle con esta simple idea: el evento deportivo sigue siendo hoy uno de los pocos lugares de agregación física con un fuerte valor emocional y social, y consideramos que esta es una oportunidad preciosa, una oportunidad para traer al mundo semillas de concienciación y encender procesos de transformación, es decir, una posibilidad de enriquecimiento tanto individual como colectivo, tanto para el atleta como para el espectador. Esta es la razón por la que nuestro trabajo necesariamente parte de una conciencia fundamental dando responsabilidad al individuo y al grupo sobre los objetivos de nuestras acciones. Las preguntas esenciales son: ¿quién soy yo o quiénes somos nosotros, cuál es nuestra identidad? ¿Cuál es nuestro mensaje y cómo queremos traerlo? Cada coreografía es una ocasión para contar una historia, tratando temas individuales y al mismo tiempo universales, moviéndo en el espectador tal vez una reflexión a través de la participación energética, física y emocional.

ArtSKATERS TRAINING nace con esta prerrogativa, así que pregúntate por qué hoy te pones los patines y por qué sigues haciéndolo.

• Es hora de dar un avance sobre cómo, en las próximas semanas, mantendremos un diálogo con los muchos elementos de reflexión que han propuesto…

El hecho de hacernos preguntas, caracteriza nuestra manera de dar sentido a lo que hacemos o lo que intentamos hacer. Hacer preguntas en lugar de dar respuestas es, en términos concretos, para nosotros una forma de actuar en la modalidad de escucha que desarrollamos durante nuestros talleres. Respondiendo a esta entrevista, surgió la idea de tratar de involucrar a otras personas y grupos de patinaje sobre temas actuales y urgentes. Por lo tanto, hemos comenzado a entrevistar a algunos grupos del panorama italiano, imaginando de estimular reflexiones quizás útiles con respecto a cuestiones como: la identidad, el camino hacía a donde va cada uno, la sensación de lo que se experimenta en la pista y que luego se transmite al público. En nuestra opinión, es agradable y constructivo reunirse para compartir, comparándonos con la apertura de cada uno de una manera auténtica y respetuosa con cualquier persona que lo quiera hacer… Pero sobre todo, es una oportunidad preciosa para contribuir, con nuestras posibilidades, alimentando y apoyando a todas aquellas personas que trabajan duro y con esfuerzo, sin dejar de lado la pasión, el entusiasmo y la creatividad, enriqueciendo cada vez más este deporte y este arte. En fin, damos la posibilidad a todos aquellos artistas que deciden recorrer valientemente nuevos caminos en busca de expansión y, quién sabe, quizás evolucionando de esta extraordinaria disciplina.

• Este último realmente me parece una visión amplia, apoyada por una idea de investigación tan sólida como ambiciosa, me gustaría saber si está trabajando en nuevas propuestas en esta dirección y cómo piensa implementarlas.

Sentimos que hoy, en particular, si realmente queremos cambiar algo, debemos partir de la posibilidad de mejorar significativamente nuestra capacidad de relacionarnos de manera madura y consciente. Si queremos construir y compartir calidad y bienestar, es necesario fomentar una visión de apertura en la que la reciprocidad, el compartir y el respeto por diferentes puntos de vista ya no constituyan una razón de alejamiento, sino que den lugar a riqueza y proximidad. Nosotros imaginamos que el establecimiento de un grupo de trabajo vivo, independiente y libre, sea una oportunidad para el desarrollo y la transformación, para la elección de la conciencia y la responsabilidad, eficaz y útil para todos. Ya está en el aire y nos gustaría mucho la idea de organizar y animar un círculo, dando la oportunidad de trabajar a todos aquellos artistas patinadores y, en particular, entrenadores y coreógrafos. Una propuesta de reunión e intercambio mutuo, para la formación circular a través del intercambio. Una valiosa oportunidad para involucrarse y expandir el potencial expresivo artístico personal y profesional de cada uno, pero también un momento de confrontación creativa, opciones, proyectos y propuestas.

Estoy feliz de haber conocido a Davide y Diana, creo que pueden dar un valor añadido a las compañías de patinaje porque su método es aplicable a todas las especialidades, especialmente hoy en día, en vista de la nueva regulación de Rollart donde el detalle artístico expresivo es decisivo. Te recomiendo que visites su sitio web http://www.artskaters.com y sus redes sociales Fb e Ig @artskaters (tienen algunos videos geniales) aquí está el correo electrónico artskaterstraining@gmail.com


fonte skatingidea.org

 

artSKATERS TRAINING è con Crazyskaters

“La stessa corrente di vita
che mi scorre giù per le vene,
notte e giorno, galoppa nel mondo
e volteggia con ritmo e misura.
 
È la stessa vita che germoglia
gioiosa attraverso la terra
nei fili infiniti dell’erba
e prorompe in onde di foglie e di fiori.
 
È la stessa vita che si culla
nell’oceano di nascita e morte,
nel flusso e riflusso del mare.
 
Sento le mie membra farsi belle
al tocco di questo mondo pieno di vita.
E l’orgoglio mi viene dal palpito
delle molte età che mi danzano dentro
contemporaneamente nel sangue.”

Rabindranath Tagore, Gitanjali, Canti di offerta, LXIX

 
Workshop artSKATERS TRAINING + Crazyskaters
Grazie

YouTube•artskaters training
@artSKATERS TRAINING

 

artSKATERS TRAINING è con Crazyskaters

Workshop artSKATERS TRAINING + Crazyskaters

Un percorso che con forza ed intensità crescente si definisce e prende forma, la sua propria e specifica forma, unica e autentica, e lo fa, incontro dopo incontro e passo dopo passo, ascoltando il proprio tempo e danzando un ritmo ed un suono che è il suo.
Grazie

YouTube•artskaters training
@artSKATERS TRAINING

 

artSKATERS TRAINING è con Sparkle

artSKATERS TRAINING Workshop “immersivo” con il gruppo Sparkle a Sarcedo. Perché immersivo? Dal nostro punto di vista ogni gruppo possiede per così dire una sua “anima”  un tratto davvero distintivo. Questa caratteristica non è necessariamente in figura al gruppo stesso oppure a volte è lo stesso gruppo che non ne comprende la natura essenziale oppure non ha ben chiaro cosa farsene di questa “singolarità”. Anche a questo serve un workshop, a confondere e incuriosire, a smuovere acque divenute a volte troppo ferme e poco vitali e viventi, nel migliore dei casi anche a fare “emergere” creature immaginarie a questo mondo, a ritrovare esseri perduti, spersi e confusi affinché riconquistino i propri “regni”.
Ancora una volta l’incontro con il vostro gruppo è stato un’esperienza di ricerca della forma delle emozioni. 
Vi ringraziamo con questo video, c’è anche una versione Ig che speriamo vi piaccia…

artSKATERS TRAINING è con Crazyskaters

“To make a prairie it takes a clover and one bee.
One clover, and a bee.
And revery.
The revery alone will do,
If bees are few.”

“Per fare una prateria bastano un trifoglio e un’ape.
Un trifoglio, e un’ape.
E un sogno.
Il sogno da solo basterà,
Se le api sono poche.”

E. Dickinson

Siamo felici di incontrarvi in questo nuovo ciclo di workshop, e ci fa davvero piacere constatare ad ogni incontro la vostra “presenza” e determinazione nonostante le difficoltà, i timori e tutto quanto rende naturalmente faticoso ogni nuovo inizio. Siamo al vostro fianco a sostenervi in questo percorso e nella vostra ricerca, definita la direzione ogni passo è un piccolo passo verso il vostro obiettivo.
Per fare una prateria bastano davvero un trifoglio e un’ape. Un trifoglio e un’ape, e un sogno…

artSKATERS TRAINING è con Rotellistica Gallaratese

IMPROVVISAZIONE. Ascoltarmi e sentirmi libera.
Sperimento nuovi modi di stare nello Spazio, e in Relazione con Me, con il Gruppo e con il Pubblico. Cerco una via, la trovo ed emerge un movimento nuovo. Prendo il mio tempo. Respiro. Rivolgo la mia attenzione all’interno, entro dentro al mio corpo, mi immergo nelle mie emozioni e nel mio sentire. Lascio che ciò che c’è emerga, si faccia strada verso l’esterno, semplicemente. E così accade, che ogni respiro, ogni gesto, ogni movimento, esprime una qualità nuova e differente: è autentico.
Ogni dettaglio di ciò che nasce ha senso perché parla di me…

artSKATERS TRAINING BOOST

THINK LESS, FEEL MORE – YOU need an EXPERIENCE

artSKATERS TRAINING è un percorso ad indirizzo ESPRESSIVO ARTISTICO CORPOREO e CREATIVO per atleti-artisti pattinatori, è caratterizzato da un APPROCCIO INNOVATIVO e specifico alla preparazione artistica per questa disciplina.

CHALLENGE YOURSELF – YOU need a WORKSHOP

artSKATERS TRAINING è con Renovatio Skate

ANDARE OLTRE. Condividiamo con Massimo Carraro una visione. Lo sport amplifica ed espande, diffonde ed emoziona… è una cassa di risonanza, può veicolare messaggi, può raccontare storie che parlano di chi siamo e della nostra verità. Questo sport, da qualsiasi prospettiva scegli di osservarlo, è un’arte, perché in fondo ogni tecnica, che sia di pattinaggio, artistica o espressiva non è altro che uno strumento e il mezzo con cui tutti noi possiamo esprimerci, raccontare, emozionarci e condividere. Il vero centro è sempre l’individuo, sono le persone che risuonano, che luminose ci contagiano, che ci coinvolgono e ci motivano ad andare… oltre.

Come artSKATERS promuoviamo l’accesso ad un percorso di scoperta ed espressione del potenziale individuale inespresso delle persone e dei gruppi.
Creatività, consapevolezza, capacità di ascolto e relazione, facilitano l’innesco di processi trasformativi e di espansione.

Grazie a Massimo per l’organizzazione e
grazie, di cuore, a tutti quelli che hanno scelto di esserci e di lavorare insieme.

artSKATERS è con Alterego

ASCOLTO. Entro in ascolto, ed ecco che il corpo inizia a raccontare. Se il processo avviene in condivisione sostengo e il gruppo mi sostiene, l’esperienza si arricchisce e si crea un contatto profondo, che esprime e racchiude il senso di un legame.  Può essere una semplice esperienza nell’autenticità del momento… Ma anche l’inizio di un viaggio.

Grazie

artSKATERS TRAINING è con Rotellistica Gallaratese

METTERSI IN GIOCO. Si presenta l’opportunità di sperimentare qualcosa di nuovo. Mi apro a possibilità altre, sperimento modalità nuove e diverse, mi muovo liberamente nello spazio ed entro in contatto. Tutto quanto si amplifica ed espande e quando quello che accade in gruppo viene condiviso con autenticità, mi accorgo di quanto ricevo.

Grazie, a tutti i partecipanti che hanno iniziato questo percorso

SKATINGIDEA intervista Renovatio Skate

silence renovatio skate

Intervista a cura di Skatingidea

A seguito del Campionato Italiano e a ridosso ormai del Campionato Europeo, abbiamo l’occasione di intervistare RENOVATIO, un gruppo che da dieci anni primeggia nella categoria Piccoli Gruppi avendo anche rappresentato l’Italia in numerosi campionati europei e mondiali e che si è contraddistinto negli anni attraverso un lavoro di ricerca non solo estetica ma anche di contenuto e qualità del messaggio portato, attraverso lo studio delle emozioni e loro espressione.

  • Qual è il vostro punto di vista rispetto al momento attuale per la disciplina dei gruppi show? Quali sono state le novità, quali i punti di forza e i punti deboli del campionato italiano?

RENOVATIO SKATE
Abbiamo visto molti gruppi impegnati a migliorare il livello tecnico sia di tecnica individuale che di gruppo, abbiamo visto molta velocità e tutti questi miglioramenti sono dei chiari indicatori di una disciplina in continua crescita.
Alcuni si sono impegnati e distinti dal punto di vista artistico. Fattore che ci sta particolarmente a cuore.
In particolare nei piccoli gruppi abbiamo visto primeggiare temi più profondi rispetto al passato, più rischiosi e facilmente criticabili a volte, ma molto più vicini a ciò che per noi è l’arte: un mezzo di comunicazione.
Questi cambiamenti sono di sicuro un’influenza della roll art che entrerà presto in vigore e questo ci entusiasma e ci ricorda quanto è importante darsi da fare.
Abbiamo ancora tutti allenatori, atleti e coreografi tanto lavoro davanti per portare il pattinaggio ad esprimersi in modo completo. Noi siamo felici di metterci in gioco!

  • Renovatio ha portato quest’anno un tema sicuramente attuale e in chiave molto particolare con la coreografia Silence. Come avete accolto inizialmente la proposta di Massimo, come si è sviluppata la coreografia e quanto la sentite “Vostra” nel messaggio che porta?

RENOVATIO SKATE
All’inizio, la proposta di Massimo è stata spiazzante. Stavamo lavorando ad un’altra coreografia, ad un altro tema e l’idea di cambiare completamente non l’avevamo nemmeno presa in considerazione. Poi, lui ci ha fatto ascoltare una musica nuova, diversa da tutto ciò che avevamo ascoltato fino a quel momento. È stato illuminante. Qualcosa di trascinante, di misterioso quasi. Il vecchio progetto è stato abbandonato ed è nato il lavoro di quest’anno. “Silence” è un’allegoria perfetta del mondo di oggi, pieno di frenesia, di caos e con pochissimo spazio per la tranquillità, la pace, la riflessione. È una coreografia sulla necessità di fermarsi, ogni tanto, a contemplare ciò che ci portiamo dentro. In pista, la musica cresce piano piano, fino a diventare quasi insopportabile. Poi, arriva il silenzio ed è come una specie di dono inaspettato. Magicamente, ti accorgi che tutto ciò che viene dopo la quiete ha un altro senso, un altro sapore. Forse, il silenzio serve proprio a questo: a ricordarci che la vita, con tutti i suoi suoni, è un dono da aspettare. In silenzio, naturalmente.

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  • Cos’è l’espressività e quanto conta nel pattinaggio spettacolo? Come può un artista pattinatore crescere nelle sue qualità artistico espressive?

RENOVATIO SKATE

L’espressività, assieme alla musica e ai movimenti che facciamo sui pattini, è ciò che ci permette di comunicare un messaggio e coinvolgere chi ci guarda. Nel pattinaggio è, a nostro avviso, fondamentale, perché rappresenta la chiave di lettura di una coreografia, che la rende comprensibile anche a chi non pratica questo sport e non ne conosce gli aspetti più tecnici, e ovviamente permette a noi di esprimere le nostre emozioni affinché la coreografia non si limiti ad essere una serie di passi e movimenti sulla musica, ma, ci piace pensare, lasci qualcosa a chi ci guarda e soprattutto a noi. Nella nostra esperienza con artSKATERS abbiamo imparato che per coinvolgere chi ci guarda è fondamentale che l’emozione che vogliamo trasmettere sia autentica e che arrivi dal profondo, e per fare questo è necessario, iniziare a sentire in modo consapevole, ed imparare a riconoscere e comprendere ciò che proviamo.

  • Cos’è il training di artSKATERS, e come vi siete sentiti in questo lavoro? Quali sono state le sfide e quali i benefici che avete incontrato?

RENOVATIO SKATE
Il training di artSKATERS è un percorso mirato a formare atleti-artisti dotati di chiarezza comunicativa, ricchezza espressiva, consapevolezza e presenza emotiva. Per lavorare su tali obiettivi ci siamo adoperati soprattutto in campi di ricerca ed esperienza corporea come la bioenergetica, il teatro, la recitazione fisica, a noi totalmente estranea, e la danza, per la maggior parte del tempo attraverso improvvisazioni.
Il lavoro è molto più duro e profondo di quanto possa sembrare dal momento che la comunicazione, l’espressività di cui si parla vuole essere autentica, sincera, ‘sentita’, dovuta ad emozioni vere, e per questo vive nel momento della performance.
Ecco allora che ognuno di noi deve andare oltre i limiti che si è imposto, deve superare quelle barriere difensive che si è costruito nella vita per non svelarsi completamente.
Ci siamo sentiti molto in difficoltà all’inizio. E’ stato come mettersi a nudo. Allo stesso tempo era molto bello percepire l’impegno di tutto il gruppo. Ci siamo uniti molto, ci siamo conosciuti meglio… forse di più in queste ore passate insieme ad esplorare le emozioni rispetto a tante ore passate in pista ad allenarsi.
Abbiamo fatto esperienza di ascolto di sé, riconoscendo quali emozioni frequentiamo di più, quali rifuggiamo, quali nascondiamo, quali non gestiamo per poter accoglierle ed offrire all’altro.
Ci siamo armonizzati tra noi, ci siamo confrontati sulla percezione della coreografia di gara e su ciò che ognuno di noi sentiva, creando uno scenario unico da portare durare la performance.
Questa armonia e questa unione ha fortificato ancora di più la nostra identità, il significato che ha per noi indossare i pattini e scendere in pista. Qual è il ruolo di cui ci vestiamo. L’identità è un punto molto importante per Renovatio… Forse uno dei più importanti. E’ ciò che ci da la forza di andare avanti anche su una strada più dura di altre, ciò che ci da l’entusiasmo ad ogni allenamento, che ci restituisce energia dopo le delusioni e che ci riempie di gioia ad ogni successo… anche i più piccoli.

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  • Come dovrebbe essere il pattinaggio spettacolo nella sua più alta espressione? Cosa potrebbe far evolvere questa disciplina ad un nuovo livello artistico ed espressivo?

RENOVATIO SKATE

La “vision” che abbiamo da sempre del pattinaggio a rotelle è di una forma d’arte come la danza, la pittura, la scultura, la musica, la poesia.
Sentiamo nel cuore che lo scorrere delle ruote, assieme al movimento del corpo, all’espressività dei gesti può essere un gesto altamente comunicativo.
Da tale punto di partenza possiamo condividere che ci piacerebbe che il pattinaggio spettacolo ambisse a trattare temi impegnati, ma con la stessa delicatezza della Poesia; rifiutando l’eccessiva immediatezza comunicativa, tanto di successo quanto banale. Ci piacerebbe che le coreografie si sforzassero di intervenire criticamente sui problemi del quotidiano, offrendo agli spettatori spunti di riflessione da sviluppare individualmente. Al contempo, la nostra disciplina dovrebbe scandagliare l’animo umano nelle sue più sottili sfumature, declinando i virtuosismi tecnici in funzione del messaggio che si vuole esprimere e, soprattutto, condividere.
Dovremmo ampliare i nostri pubblici e “palcoscenici”, ma per farlo riteniamo necessario investire seriamente sulle nostre abilità espressivo-comunicative e sulla nostra formazione artistica; vale la pena intraprendere una ricerca in profondità in questa direzione, per restituire a chi sceglie di fruire delle nostre coreografie messaggi efficaci eppure mai scontati, mai definiti una volta per sempre. Soprattutto, crediamo che il pattinaggio dovrebbe dialogare costantemente con le arti visive e la letteratura, screditando l’opinione diffusa (che tuttavia spesso non vogliamo riconoscere) che legge nella nostra arte uno sport eccentrico, persino kitsch, che bada molto all’apparenza e poco alla sostanza. Dovremmo liberarci dall’ossessione di superare gli altri, puntando piuttosto a superare noi stessi; lavorando tutti (atleti-artisti, allenatori e coreografi) nella stessa direzione, siamo convinti potremmo, come ricorda Caparezza – che ci piace citare perché tanto importante nello studio della nostra coreografia 2018 – «superare il concetto stesso di superamento». E, finalmente, «stare [davvero!] bene».

  • Cosa vi aspettate e proponete per questo evento internazionale? Con quali intenzioni e quali emozioni entrerete in pista?

RENOVATIO SKATE
Il campionato europeo è sicuramente una vetrina importante. Tutte le volte che possiamo allargare i nostri lavori ad un grande pubblico, sentiamo di fare qualcosa che va oltre noi stessi.
La stessa gara è un momento creativo che avviene ASSIEME al pubblico, non PER il pubblico.
Certamente lavoriamo tutto l’anno sulla tecnica. Eppure in quel momento ci impegniamo ad eseguirla come se essa non esistesse, l’intenzione quindi é quella di riuscire a coinvolgere il pubblico, farlo immedesimare e magari farlo anche riflettere: Silence è un tema che sentiamo molto. Particolarmente adatto a questo momento storico. Speriamo di arrivare al cuore ma anche alla testa di tante persone.

Le emozioni sono quindi tante. Tutte le emozioni che raccontano la nostra coreografia ma anche tutte quelle che ci chiamano da fuori… la tensione, la preoccupazione, la responsabilità (qualcuno di noi pattina per il primo anno con Renovatio). La nostra intenzione è lasciare spazio alle prime con l’aggiunta di tanta determinazione e grinta!

  • Verso che direzione andate come gruppo e che obiettivi avete per il vostro futuro?

RENOVATIO SKATE
Ci siamo sempre resi conto che il contesto delle gare non è adeguato ad una visione così alta di questa disciplina artistica. Ciononostante è il più efficace (a livello di visibilità) che finora abbiamo sperimentato. Abbiamo cercato di adeguarci ai limiti dei regolamenti (in particolare i limiti di tempo e i limiti scenografici) ma soprattutto ai limiti derivanti dalle rivalità tra i gruppi.
Pensiamo che l’arte non debba essere divisiva, ma abbiamo cercato di farcene una ragione, cercando di insegnare anche ai nostri atleti e alle famiglie che li accompagnano l’onestà e se non uno spirito artistico, almeno quello sportivo!
Siamo enormemente grati di tutte le possibilità che in questi anni abbiamo avuto di mostrare i nostri lavori in ambito nazionale ed internazionale. Anche se ci siamo impegnati molto per mediare tra le necessità del regolamento di gare e le nostre aspirazioni artistiche, non era per niente scontato riuscire a competere con i gruppi italiani che sono cresciuti tantissimo di livello in questi anni.
I nostri obiettivi sono di allargare la visibilità del pattinaggio a rotelle a contesti di tipo diverso da quello delle gare senza abbassarne la qualità tecnica, di fare incontrare il pattinaggio con altri tipi di arte e di mantenere alto il valore di questa disciplina sportiva di cui siamo innamorati e che merita apprezzamento anche al di fuori dei circuiti a noi conosciuti.

artSKATERS TRAINING è con Renovatio Skate

SILENCE. “Abbiamo fatto esperienza di ascolto di sé, riconoscendo quali emozioni frequentiamo di più, quali rifuggiamo, quali nascondiamo, quali non gestiamo per poter accoglierle ed offrire all’altro.
Ci siamo armonizzati tra noi, ci siamo confrontati sulla percezione della coreografia di gara e su ciò che ognuno di noi sentiva, creando uno scenario unico da portare durare la performance.
Questa armonia e questa unione ha fortificato ancora di più la nostra identità, il significato che ha per noi indossare i pattini e scendere in pista, qual è il ruolo di cui ci vestiamo.”

Siamo grati di avervi potuti accompagnare nel vostro lavoro. La nostra forza deriva da ogni passo compiuto verso noi stessi. In bocca al lupo e che anche a Lleida sia… autentica emozione!

Con Massimo, Marta, Jessica, Valeria, Sofia, Federica, Ilaria, Angela

Conegliano 2018 -2

Conegliano 2018.

IL DOPO GARA. Dedicato a te che ritorni alla vita di tutti i giorni, ed anche se hai appeso il vestito d’artista nell’armadio, la sensazione è quella di avere ancora i pattini ai piedi. Ritrovi e senti dentro di te un sapore intenso e indefinito, tutto quello che rimane di quanto vissuto e condiviso, sa di emozioni e profuma come l’istante nel quale vieni sorpreso dalla consapevolezza che qualcosa sta per svanire. Allora fai spazio nella mente, nel corpo, nel tuo cuore e rivivi quella sensazione in cui il tempo rallenta e sembra esplodere e dilatarsi per poi implodere e farsi denso, senti la fatica di ogni allenamento, perché tu sei la somma di ogni tuo allenamento, tu sei la somma di quantità e qualità. E senti la tensione crescerti dentro fino a quando arriva il tuo momento in pista, si materializza la tua scena e la musica muove il tuo corpo e guida i tuoi gesti, che sono i gesti del tuo gruppo, e infine senti l’energia e l’emozione crescere dentro di te, la senti dentro di voi espandersi fino ad incontrare, ad avvolgere ed attraversare il pubblico. Essere Uno è un tutto che significa essere più della somma delle singole parti che lo compongono.

Forse… tu non sei solo la somma di ogni tuo allenamento. Tu non sei la sola somma di quantità e qualità, non sei un punteggio e nemmeno una posizione in classifica… Perché il tuo gruppo è più di una semplice somma delle parti… e TU, sei più di una somma…

Conegliano 2018 -1

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Dedicato a chi scende in pista ed esprime emozioni, coinvolge il pubblico, condivide un messaggio o racconta una storia.

A te che con determinazione, impegno e fatica, sacrificio, gioia e ambizione rendi facile, negli occhi di chi ti guarda, quello che semplice e facile non è…

Tutto questo, lo sai, accade in pochi intensi minuti… in cui si distilla il lavoro di ore, giorni, mesi e in fondo, non lo fai per il punteggio, non solo per un risultato in classifica, ma sei qui per invitare e sentire il pubblico che entra e ascolta, che partecipa al tuo racconto, e lo vive con te, al centro del tuo cuore. Perché sai che il pubblico è fatto di persone, e proprio come accade a te, “le persone sentono quando fai qualcosa per loro.”

❤️ Sentitevi magici…

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SKATINGIDEA intervista Massimo Carraro

 

In attesa del campionato italiano la nostra voglia di show ci porta a incontrare Massimo Carraro con alcune domande sulla stagione in corso per quanto riguarda i gruppi spettacolo…

  • Prima di tutto vorrei una tua panoramica generale sulla stagione in corso, che impressione hai avuto ai campionati regionali veneti, che momento sta vivendo la disciplina dei gruppi show?

M.C.

Credo che per i gruppi show questo sia un momento veramente incredibile e pieno di opportunità. Ai campionati regionali in Veneto sono rimasto piacevolmente stupito dal livello tecnico in netto miglioramento, dovuto sicuramente all’avvento del nuovo metodo di giudizio Roll Art, sembra che tutti prestino maggior attenzione alla tecnica individuale. Anche dal punto di vista coreografico la ricerca di alcuni gruppi è incredibile. Dal mio punto di vista però sono ancora troppi i “cliché” che si tendono a seguire. Sarebbe bello che i coreografi sperimentassero di più, rischiando sicuramente di sbagliare, ma nello stesso tempo di trovare il carattere di ogni singolo gruppo. Una cosa che mi è piaciuta moltissimo è stata la severità dei giudici veneti, che non hanno certo regalato alti punteggi. Questo mi ha lasciato con una gran voglia di migliorare, soprattutto sul lato tecnico.

  • Renovatio è un gruppo dall’identità molto ben definita e che ha portato nel mondo dei gruppi spettacolo il tentativo di comunicare su più livelli, non solo quello estetico legato al gesto atletico, alla spettacolarità della “forma”, ma con una dedizione nella ricerca dei contenuti e nel racconto delle emozioni umane che ha sempre contraddistinto i vostri lavori. Con riferimento a questo tema, a che punto siete del viaggio, come vivete oggi la vostra “mission”?

M.C.

Diciamo che la strada è sempre in salita. Facendo parte di un determinato circuito è difficile trovare la giusta formula per esprimere concetti profondi, sottili ed interiori e riuscire allo stesso tempo a farli arrivare al pubblico. Noi non molliamo e ci proviamo sempre al nostro meglio. Con Renovatio ho trovato il mio modo di esplorare emozioni e Stati d’animo quali l’amore la gelosia e l’odio (Odi et Amo 2008), l’invidia (Caino, Abele 2010), la tenacia (Io ti aspetterò 2013), o di esprimere e provare emozioni con la musica (Music 2012) e così via per ogni coreografia. Il bello è che l’essere umano è così complesso che avremo ancora molti spunti per i prossimi progetti.

  • Raccontaci della coreografia, Renovatio presenta spesso temi molto intimi e che nascono forse da vissuti personali… come é nata “Silence”?

M.C.

Silence è nata per rappresentare un particolare bisogno che ho sentito mio ma che sento anche attorno a me, in particolare in questo momento in cui il mondo vive in una situazione di continuo stress e ansia. Il bisogno di “fermare il rumore”. Quel rumore che spesso si crea quando ci illudiamo che accumulando attività, lavoro, soldi, averi… si possa stare meglio. Il bisogno di placare la sete di “ancora”. I bisogno di stare seppur per un attimo in contatto con la realtà, dove c’è molta più gioia e bellezza di quanta riusciamo a sentirne nelle nostre giornate quotidiane.

  • Dal punto di vista coreografico, come è strutturata la coreografia? Qualche novità rispetto ai lavori precedenti?

M.C.

La coreografia si suddivide in tre capitoli. Il primo racconta la quotidianità e lo stare nelle cose abitudinarie senza apprezzarne veramente il significato. Questo però a lungo andare provoca uno stato di insoddisfazione che proviamo a contrastare cominciando ad aggiungere cose, a farne di più e più in fretta. Il secondo capitolo racconta il momento in cui abbiamo così tanto a cui pensare, così tante cose da gestire che non riusciamo più a vedere chiaramente. Il rumore degli impegni ci sovrasta e ci infastidisce a tal punto da diventare doloroso (ho scelto il fischio dell’acufene come metafora di questo concetto). Ed ecco che si apre il terzo capitolo, quello della risoluzione: toccando il fondo troviamo la soluzione che è l’esatto contrario di quella che credevamo fosse la via d’uscita dalla stasi della prima parte. La soluzione non è aggiungere ma togliere, ogni rumore, ogni movimento ed accorgerci del vero significato di esistere mentre ascoltiamo solo il nostro respiro. Questo ci fa fiorire e ci rende grati per qualsiasi cosa: dal più piccolo gesto fino all’azione più grande, quella di condividere. In questa coreografia mi ritrovo a raccontare qualcosa di intimo, molto diverso da VITAE dello scorso anno. La novità è che per la prima volta siamo in 8 e per questo ci siamo dovuti rimettere in gioco, soprattutto per quello che riguarda la tecnica di gruppo.

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  • Qual è il messaggio che la coreografia vuole portare al pubblico?

M.C.

Il messaggio che vorrei trasmettere è che a volte per cominciare a essere bisogna smettere di fare. Rallentare e fermarsi per capire chi siamo a questo punto della nostra vita e ricominciare ad apprezzarne l’essenza. Per questo motivo la parte finale della coreografia esprime essenzialità ed è caratterizzata da una ricerca minimale, l’intenzione qui (devo dire con molta difficoltà) è stata quella di inserire solo elementi tecnici che ritenevo necessari affinché la coreografia potesse permetterci di ritrovare una forma primordiale, di godere  ogni singolo movimento e respiro e di condividerlo con il pubblico.

  • Il lavoro che proponete, oltre alla raffinatezza tecnica che da sempre caratterizza Renovatio, ambisce a molto più che “mostrare un bel pattinaggio”. E’ centrale un lavoro di ricerca, e l’intenzione di comunicare su più piani e in modo molto coinvolgente. Come lavora un gruppo per sviluppare le qualità comunicative necessarie a interpretare una coreografia tanto ambiziosa?

M.C.

Io credo che la disciplina del pattinaggio artistico sia così bella nella sua complessità che fermarsi al gesto tecnico o limitare il suo sviluppo alla pista con i pattini ai piedi non possa far esprimere le sue potenzialità. Per questo più di 10 anni fa ho cominciato con un percorso di danza contemporanea, senza il quale sicuramente non avrei costruito il mio stile. Ho capito però, grazie ai suggerimenti delle persone che ci seguono e di cui mi fido molto nelle loro critiche, che bisognava fare un passo in più. Quest’anno soprattutto con un progetto come “Silence” avevo bisogno di un lavoro basato sulla capacità di ascolto,  con un metodo ed un approccio che ci aiutasse a “sentire” di più e in modo diverso, desideravo che il dialogo con il pubblico fosse più reale e autentico, più vero. Il caso ha voluto, se volessimo parlare di casualità, che Diana Dalle Molle, con la quale ho pattinato sia nella mia breve ma bellissima esperienza con la Compagnia Colours che in seguito in Renovatio, stesse lavorando allo sviluppo di un progetto innovativo di training (artSKATERS TRAINING N.d.R.) ad indirizzo artistico, espressivo e corporeo specifico per il pattinaggio artistico. Ho così accolto la proposta iniziale di un laboratorio esperienziale per iniziare ad esplorare questo nuovo approccio e devo dire che è stata davvero una interessante e bellissima scoperta, una esperienza che auguro di fare a tutti i gruppi.

  • Vuoi raccontarci qualcosa di questo Training? Di cosa si tratta?

M.C.

Quest’anno Renovatio ha affrontato un’inizio di stagione abbastanza difficile, quattro ragazze per motivi personali hanno deciso di prendersi una pausa e questo ha cambiato il nostro equilibrio. Abbiamo fatto questo lavoro nel mese di gennaio ed è stata un’esperienza molto intensa. Il percorso di training costruito per noi aveva come obiettivi di lavorare sul team building per creare e rafforzare il nostro Team, di analizzare attraverso un lavoro esperienziale le emozioni, in particolare quelle che volevo raccontare nella coreografia, ed imparare a farle emergere da noi stessi, ad esprimerle e condividerle, infine di lavorare sul radicamento, la presenza e la consapevolezza. Ci siamo davvero messi tutti in gioco, vedere le mie difficoltà e quella delle mie compagne, riuscire a superare i limiti che ci eravamo imposti (capire soprattutto che questi limiti ce li eravamo imposti noi stessi!) è stato come riscoprire Renovatio. Abbiamo cominciato a ricostruire il Gruppo: una nuova rinascita. Sottolineo il fatto che abbiamo cominciato, perché un training come questo lavora su obiettivi di breve, medio e lungo periodo, ed è quindi un lavoro ed un percorso che richiede impegno, continuità e costanza per poterne raccogliere i frutti.

  • Pensate quindi di portare avanti questo percorso?

M.C.

L’ideale sarebbe portare avanti questo lavoro parallelamente a quello tecnico in pista e di danza. Presenza e consapevolezza sono attitudini basilari, così come lavorare sul team building e l’identità di un Gruppo è fondamentale per chi pratica il nostro sport, con gli altri miei gruppi ho già cominciato il lavoro sulla danza e questo sarebbe il completamento di un percorso artistico ideale.

  • Perché queste attitudini sono importanti per gli atleti di un gruppo di pattinaggio spettacolo?

M.C.

Migliorare la propria capacità di attenzione, espandere la presenza, lavorare sull’individuo e contemporaneamente sul gruppo in modo che l’atleta-artista viva attivamente e consapevolmente, istante dopo istante, la coreografia, permette non solo di sviluppare e di velocizzare l’apprendimento, ma migliora il lavoro stesso di costruzione della coreografia sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, lasciando progressivamente sempre più spazio per approfondire e dedicarsi ai dettagli, il tutto e a favore di un migliore lavoro in pista, di ricerca artistica e di performance.
A tutti noi è capitato di dover affrontare problemi di coesione, reciprocità e fiducia all’interno del gruppo. Spesso queste incomprensioni portano a stati di estrema tensione determinando rallentamenti del lavoro se non brusche interruzioni. Il lavoro di Team Building aiuta a rafforzare l’idea di gruppo stesso, coordina indirizzando la motivazione e l’ispirazione di ogni singolo individuo nella stessa direzione per raggiungere gli obiettivi  prefissati, contribuisce a creare un clima di ascolto e fiducia, sostegno reciproco e supporto migliorando la qualità dell’esperienza, e infine favorisce la crescita e l’espansione di ogni atleta così come di conseguenza quella del gruppo promuovendo, in generale,  benessere. Tutti gli sforzi, la fatica e i “sacrifici”, se condivisi diventano qualcosa che dona forza e coesione e che unisce il Gruppo. E ovviamente quando un gruppo coeso e armonico scende in pista lo si nota. Anche la ricerca della propria Identità è fondamentale per un gruppo spettacolo: significa essere riconoscibili in qualsiasi contesto, poter affrontare qualsiasi tema senza perdere la propria filosofia e comunicare in modo autorevole. Questa soprattutto diventa fondamentale per non correre il rischio di essere la copia di qualcun altro.

  • Pensi che il pattinaggio spettacolo dovrebbe investire in questa direzione?

M.C.

Assolutamente, ogni gruppo che vuole crescere e fare la differenza (e non mi riferisco solo a posizioni di classifica) dovrebbe voler sviluppare tutte queste qualità, per poter essere credibile e arrivare ad emozionare le persone, il pubblico.

Abbiamo una grande occasione, diventare artisti oltre che sportivi.

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