artSKATERS LA SFIGA, LA GIURIA e gli ALIBI in pista e fuori

“Se io non sono per me, chi è per me? E, se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando?”  Hillel

 

Esiste un atteggiamento che a nostro avviso allontana da alcuni valori di fondo propri dello sport in generale e di questa nostra disciplina in particolare. Un atteggiamento diffuso che nella pratica si dimostra per niente funzionale a chi partecipa alle gare. Questo atteggiamento è figlio di questo pensiero pericoloso e corrosivo: per quale motivo dovrei impegnarmi e faticare tutti i giorni a fare quello che faccio se la mia vittoria dipende dal giudizio di altri che, purtroppo spesso non fanno bene il loro lavoro o non ne sono all’altezza?

Questa ipotetica aleatorietà del risultato in alcuni casi potrebbe anche fare aumentare lo stato di attivazione in un individuo, al punto da generare di conseguenza ansia negli atleti, poiché potrebbero percepire di non potere avere il controllo dell’andamento della propria performance e gara. Si tratta di un’atteggiamento fuorviante in modo ancor più grave se si considera che un esempio di questo genere potrebbe venire portato da atleti e genitori nei confronti dei piccoli pattinatori, sviandoli in questo modo completamente dai valori, in primo luogo di RISPETTO di sé e dell’altro, a cui invece lo sport potrebbe e vorrebbe avvicinare.

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Il nostro punto di vista considera che la competizione non è mai con qualcun altro ma sempre in assoluto con se stessi ed è esattamente per questo motivo che attraverso il nostro percorso “alleniamo” anche a stare, ciascuno nel proprio centro, in quiete piuttosto che a rincorrere qualcuno o a farsi rincorrere in tondo sulla circonferenza dell’approvazione altrui… una questione quindi di prospettiva, di ascolto e consapevolezza, non di ego.

In questo senso siamo tutti (o quasi) d’accordo quando, a rotelle ferme, sosteniamo che la gara in pista dovrebbe essere un momento di VERIFICA e di APPRENDIMENTO e non un momento in cui si DEVE VINCERE a tutti i costi. Tuttavia se e quando ciò non accade le reazioni a caldo descrivono spesso un quadro tutt’altro che virtuoso. Inesorabilmente inizia la caccia al colpevole e purtroppo, ammettiamolo, è COLPA SEMPRE degli altri.

Ma chi sono gli ALTRI? sono i cosiddetti avversari, sui quali i confronti, le critiche aspre e vendicative ed i giudizi gratuiti si sprecano, sono i giudici e la giuria incapace di comprendere e quindi incompetente se non addirittura faziosa ed ostile, per concludere poi con il pubblico, arguto e attento, preparato quando ci è amico, ci supporta, ci capisce e applaude, lo stesso pubblico che quando non ci comprende invece, diciamocelo pure, non capisce poi molto di pattinaggio ed in generale non coltiva un pensiero autonomo e critico, è il pubblico ammaestrato che applaude di norma e per inerzia, il pubblico che loda apprezzando i soliti noti che tra l’altro lo sono perché vincono oppure perché ancora una volta NON vincono, già… gli altri.

Sono veramente pensieri tristi questi ultimi non tanto nei confronti degli altri, ma per chi li fa, ed in questo senso vi rimandiamo, se ancora non l’avete letta, alla nostra precedente riflessione (CHI É il PUBBLICO? la SPIRITUALITÀ e pattini). Crediamo che se un atleta è veramente bravo e fa le cose che “deve” fare fatte bene, se un atleta interpreta e racconta e riesce a farlo senza creare dubbi alla giuria, allora accade che la vittoria sarà solamente una conseguenza della prestazione adeguata e congruente del proprio costante e profondo “lavoro”. D’altro canto se l’atleta magari non esegue la coreografia in modo chiaro, non esprime convinzione ed autenticità mentre racconta e interpreta oppure è la stessa coreografia che non si sviluppa secondo una struttura ed una narrazione efficace, allora si corre il rischio di trovarsi dei giudizi inferiori alle ASPETTATIVE. In questo caso sarebbe SANO RICONOSCERE e APPRENDERE da questa ESPERIENZA la propria RESPONSABILITÀ, la possibilità che forse è necessario lavorare di più in allenamento, sulla coreografia e sulla capacità di comunicare per migliorare insomma tutti quegli aspetti della nostra preparazione piuttosto che prendersela con le altre persone.

Partiamo dal presupposto che siamo tutti degli esseri umani e quindi un errore ogni tanto può capitare e capita a chiunque: atleti, allenatori, coreografi e giudici, il pattinaggio è uno di quegli sport dove il metro di giudizio è costituito da persone, esseri umani e non da misure oggettive e precise, come succede ad esempio nell’atletica. Crediamo che le persone che presiedono la giuria siamo persone preparate, sappiamo infatti che hanno seguito un corso ed hanno sostenuto un esame per poter svolgere il ruolo di giudice, quindi necessariamente hanno sia la competenza tecnica specifica per la disciplina del pattinaggio sia la competenza artistica e la conoscenza delle forme d’arte performativa ed i relativi aspetti di forma codificata, di movimento e coreutica oltre a quelli artistico-espressivi propri della recitazione. Infine confidiamo anche nel fatto che in caso di dubbio o difficoltà un giudice andrà sempre a favorire l’atleta, a testimonianza dell’integrità e della buona fede del suo operare e soprattutto a favore della fiducia che qualsiasi atleta ed artista dovrebbe godere e ricambiare a priori in sede di valutazione e verifica soprattutto al di fuori e lontano da qualsivoglia pregiudizio personale. Sappiamo anche che a ognuno di noi capitano più o meno frequentemente errori di valutazione e che quotidianamente nella nostra esperienza formuliamo giudizi errati di continuo. A volte perché si presta troppa poca attenzione ad alcuni aspetti o semplicemente perché si bada e si guardano quelli sbagliati che fuorviano. Un altro errore consiste nell’essere unilaterale, manifestando uno sguardo piatto, frettoloso e superficiale, per esempio anche una posizione ideologica forte può confondere i sensi e la capacità di valutare. Il pattinaggio artistico in generale porta con sé una caratteristica unica, ovvero l’incommensurabile soggettività dell’essere, da entrambe le parti, chi giudica e chi viene giudicato. Tuttavia è bene ricordare e rammentare che in una performance la valutazione della componente artistica dovrebbe essere quasi totalmente INTUITIVA perché LA QUALITÀ ARTISTICA DEVE VENIRE SEMPRE PERCEPITA E NON ESSERE DEDOTTA.

Allora ad esempio proviamo, in modo costruttivo ad imparare a riconoscere quando usiamo degli alibi e ad abbandonarli con CORAGGIO e RESPONSABILITÀ a favore di un atteggiamento più efficace ed utile alla VITA ed allo SPORT, un atteggiamento funzionale e strategico finalizzato alla nostra personale espansione e al nostro personale miglioramento e arricchimento con nuove competenze e attitudini. Evitiamo di fomentare inutili e fastidiose polemiche, con un atteggiamento involutivo che ci inchioda alla frustrazione, al lamento e al paradossale mantenimento dello status quo, fatto d’insoddisfazione cronica e perdurante. Con UMILTÀ potremmo invece ringraziare, provare a riconoscere in noi i punti su cui lavorare e iniziare a lavorarci ora da subito, con forza, coraggio e determinazione per espanderci e renderci MIGLIORI, allora accadrà qualcosa di nuovo… ed anche quei giudizi forse potrebbero poi migliorare.